L’Itinerarium Egeriae: viaggio di una cristiana nel Vicino Oriente medievale

Molto prima delle crociate e di Marco Polo, una donna intraprende un viaggio straordinario nel cuore del Vicino Oriente tardoantico. Chi era davvero Egeria, e perché il suo racconto è un unicum nella storia del pellegrinaggio cristiano?
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Parlando di viaggi, esplorazioni e scoperte nel Medioevo immediatamente si pensa a Marco Polo, al suo celebre diario, ai crociati in rotta verso Gerusalemme, a Colombo, che nel 1492 giunse in America. Ma la storia dei viaggi medievali è ricca di numerosi personaggi e avventure poco noti, che meritano, probabilmente, di essere raccontati meglio. Nel IV secolo d.C., ben prima delle crociate, di Marco Polo, di Colombo, una donna, una pellegrina cristiana, viaggiò verso la Terrasanta e scrisse un diario: il suo nome era Egeria.

Nota anche come Eteria (Aetheria), verosimilmente negli ultimi decenni del IV secolo d.C., visitò la Terrasanta in un viaggio attraverso il Medio Oriente, che la portò anche a Costantinopoli. Secondo talune fonti medievali, Egeria era una monaca, dato che nel testo da lei redatto si rivolge a delle “sorelle”. Non lo sappiamo con certezza. Sappiamo con certezza, tuttavia, che si trattava di una donna di spiccata cultura, dati i precisi resoconti della sua permanenza a Gerusalemme e il suo spirito d’osservazione e di ricerca.

Gerusalemme in un’antica illustrazione di XV secolo

L’origine iberica, il viaggio, la fede

L’origine comunemente accettata di Egeria (o Eteria) è iberica. La nostra autrice, che scriveva in latino, sarebbe nata con tutta probabilità in Galizia. Taluni storici avevano ipotizzato un legame con gli ambienti aristocratici vicini all’imperatore Teodosio I, in particolare avanzando una probabile identificazione con una parente del ministro Flavio Rufino. Secondo altri, invece, il nome Egeria è autentico, poiché sarebbe la stessa viaggiatrice menzionata negli scritti di un certo monaco di nome Valerio, a lei coevo o quasi.

L’itinerario seguito dalla nostra, non si è esaurito con la visita in Terrasanta e a Gerusalemme. La Peregrinatio Aetheriae ha incluso, come abbiamo detto, Costantinopoli, ma anche altre aree dell’Asia, di Israele e dell’Egitto. Tale capacità, volontà e possibilità di spostamento, ha fatto pensare che l’estrazione sociale di Egeria debba essere, per forza di cose, più o meno elevata, tale da consentire risorse – economiche e logistiche – funzionali a un ambizioso percorso nel Vicino Oriente.

Antico scriptorium medievale

Impostazione di scrittura pressoché colloquiale, Egeria ha raccontato la sua avventura fisica (e spirituale) adottando un latino poco formale, più immediato, sicuramente difforme da quello dei grandi autori classici. Un latino medievale, certamente, ma anche più accessibile, con uno stile di scrittura apparentemente molto influenzato dagli scritti biblici, che Egeria deve aver letto molto, dato l’interesse per i luoghi santi e la sua evidente fede profonda nella religione cristiana.

Manoscritto con copia del resoconto di Eteria, biblioteca di Arezzo

Un cristianesimo, quello dei secoli IV-V a.C., sicuramente molto diverso da quello attuale, ma molto diverso anche da quello bassomedievale, maturato dopo l’anno Mille, costruito e “canonizzato” dalle grandi scuole teologiche medievali e da personaggi di spicco del pensiero teologico e filosofico come Tommaso D’Aquino. Quello di V secolo sarà stato, quasi certamente, un cristianesimo per certi versi embrionale, molto diverso, ma che certamente già dagli albori ha saputo affascinare e trascinare i popoli, fino alle classi sociali più alte. Non si dimentichi la grande diffusione che il Cristianesimo ebbe tra gli aristocratici del tardo impero romano.

Simbologie cristiane sulle monete di Costantino. Sul retro appare due volte il monogramma di Cristo (XP)

Il resoconto ritrovato

Conosciamo la figura di Egeria e la sua storia esclusivamente dalle parti del suo diario. È apparso, parzialmente, all’interno di un manoscritto dell’XI secolo, copiato a Montecassino. Il diario non è integrale. Nel manoscritto era stata copiata la parte centrale del resoconto di viaggio di Eteria; mancano dunque la parte iniziale e quella finale. Tra i luoghi descritti ovviamente Gerusalemme, il monte Sinai, ma anche l’antica città di Edessa, centrale riferimento per i cristiani in Oriente.

Rovine dell’antica città di Edessa (Di Bernard Gagnon – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38865318)

Dispiace non poter accedere all’intera opera completa di Egeria, sia per cogliere più precisi dettagli dei suoi spostamenti e dei luoghi visitati, importanti dal punto di vista storico e geografico, ma anche per conoscere ulteriori informazioni sulla vita di questa viaggiatrice medievale. La questione che sia stata una monaca è fortemente dibattuta. Secondo la storiografia, più attendibile sarebbe ritenere il termine “sorelle”, presente nel suo scritto, come un generico riferimento non per forza attinente all’ambiente monastico. Il viaggio, in base ai dati in nostro possesso, dovette terminare nel 384 d.C.

Antica carta nautica genovese, della seconda metà del XIV secolo, raffigurante l’area mediterranea

I pellegrinaggi nel Medioevo: tra espiazione, fede e avventura

I pellegrinaggi non sono un’esclusiva dell’età medievale. Visitare i luoghi di culto importanti o i luoghi cari agli dèi, è stata consuetudine anche dei Greci, dei Romani, di molti popoli dell’antichità. Il pellegrinaggio cristiano assume una forma a sé stante, diventando molto frequente specialmente nel Basso Medioevo, dopo le crociate, che hanno portato i cristiani sul Santo Sepolcro. Il caso di Eteria, o Egeria, che abbiamo descritto, rappresenta una primissima forma di questi pellegrinaggi cristiani, che diverranno celebri nei secoli successivi.

Al di là del luogo sacro da visitare, tuttavia, il tema del viaggio non è sconosciuto neanche al Cristianesimo delle origini così come non lo era ai cristiani dell’Alto Medioevo, cioè a quelli vissuti fino all’anno Mille. Basti ricordare, uno tra tanti, l’evangelizzatore San Colombano, il monaco in marcia attraverso l’Europa per portare la fede negli angoli più remoti. Le “rotte” di pellegrinaggio cristiane, tuttavia, si sono man mano fissate lungo il corso del Medioevo.

Alla più importante Terrasanta si sono affiancate nuove località e nuove mete di visita da parte dei cristiani. Basti pensare a Santiago de Compostela, alla stessa Roma, sede del pontefice, ma anche alle grandi cattedrali gotiche sorte nel corso del Basso Medioevo, specialmente in Francia: una tra tutte, Saint Denis, dell’abate Suger, primo esempio fulgente delle innovazioni architettoniche e di luce del gotico. Il viaggio, per i cristiani, è stato visto come occasione di espiazione dei peccati, di devozione, di dimostrazione della propria fede, ma per qualcuno – come lo è oggi – anche valida spinta all’avventura.

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RIFERIMENTI:

  • J. LE GOFF, Il Medioevo
  • N. OHLER, I viaggi nel Medioevo
  • F. SAVORGNAN, Esperienze e scritture di viaggio. Scoperte, evasione e istruzione dal Tardo Medioevo al Novecento
  • A. VAUCHEZ, La santità nel Medioevo
  • C. AZZARA, La civiltà del Medioevo
  • A. CLERICI (a cura di), Egeria. Diario di viaggio
  • Peregrinatio Aetheriae – Wikipedia
  • Egeria (Pellegrina) – Wikipedia

Paolo Cristofaro

Classe 1994, laureato in Scienze storiche all'Università della Calabria. Docente di Italiano, Storia e Geografia nelle scuole medie statali. Giornalista pubblicista.

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