Elisabetta I Tudor e il mare: dal viaggio di Drake agli interessi nel Mediterraneo

Dietro l’impresa di Drake non c’è soltanto il mito dell’esplorazione, ma una strategia politica precisa, feroce e modernissima. È lì, tra l’Atlantico e il Mediterraneo, che l’Inghilterra di Elisabetta inizia davvero a misurare la propria ambizione.
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Il viaggio di Francis Drake, dall’Inghilterra all’America e poi verso il Pacifico per circumnavigare il globo, rappresenta uno degli episodi più emblematici dell’espansione marittima inglese nel XVI secolo, un’impresa che intreccia esplorazione, politica, economia e conflitto religioso in un’Europa segnata da trasformazioni profonde e spesso drammatiche. Quando Drake salpò nel 1577 alla guida della spedizione che lo avrebbe condotto ai confini del mondo conosciuto, non era soltanto un audace navigatore: era il prodotto di un’epoca inquieta e il protagonista di una strategia imperiale ancora in fase embrionale.

Al centro di questa strategia vi era Elisabetta I d’Inghilterra, una sovrana capace di muoversi con abilità tra diplomazia e pragmaticità. Il suo regno fu segnato da una politica religiosa che, pur cercando una certa stabilità interna, sancì definitivamente la separazione dalla Chiesa di Roma. L’Atto di Supremazia e la costruzione della Chiesa anglicana acuirono una frattura che risaliva al regno di Enrico VIII, ma che sotto Elisabetta assunse un valore politico internazionale.

Elisabetta I Tudor, regina d’Inghilterra

Elisabetta I d’Inghilterra, la Chiesa anglicana, lo scontro con il pontefice romano

Enrico VIII d’Inghilterra era stato il vero iniziatore dello scontro politico e religioso con la Chiesa romana. Al centro di quello scontro – è piuttosto noto – il negato matrimonio del sovrano con Anna Bolena, che il pontefice rifiutò di ufficializzare, considerando il fatto che Enrico era già spostato con Caterina d’Aragona. Enrico, allora, scavalcò totalmente il nullaosta ecclesiastico, divenendo capo della sua stessa Chiesa anglicana. La figlia di Enrico e Anna Bolena, Elisabetta I, scomunicata dal papa, rese ancora più evidente come la questione religiosa fosse inseparabile da quella politica.

La rottura con Roma significava inevitabilmente tensione con le grandi potenze cattoliche europee, prima fra tutte la Spagna di Filippo II. Quest’ultima non era soltanto una monarchia fedele alla causa cattolica, ma anche la principale potenza marittima del tempo, grazie ai suoi vasti domini americani e al flusso continuo di metalli preziosi che attraversavano l’Atlantico. Le flotte spagnole trasportavano oro e argento in quantità enormi, alimentando un sistema economico che l’Inghilterra guardava con crescente interesse e invidia.

Sfidare la Spagna cattolica di Filippo II: la nascita dei corsari

In questo contesto, il mare divenne il principale campo di confronto tra le due potenze. Tuttavia, l’Inghilterra non disponeva ancora di una marina paragonabile a quella spagnola. Fu proprio questa disparità a favorire l’emergere di soluzioni alternative, tra cui il ricorso sistematico ai corsari. Questi navigatori, a metà strada tra imprenditori e combattenti, agivano con l’autorizzazione della corona per colpire le navi nemiche e depredarne i carichi. La legittimazione di tali attività era garantita dalle cosiddette lettere di corsa, documenti ufficiali con cui il sovrano concedeva il diritto di attaccare e sequestrare beni appartenenti a potenze ostili.

A differenza dei pirati, che agivano fuori da ogni legge, i corsari erano dunque strumenti della politica monarchica, inseriti in una logica di guerra non dichiarata ma costante; guerriglia più che altro. Il sistema era vantaggioso per entrambe le parti: i corsari potevano arricchirsi, mentre la corona otteneva risorse e risultati militari senza sostenere direttamente i costi di una flotta permanente.

Francis Drake, corsaro di Elisabetta I ed esploratore

L’impresa di Drake: colpire gli spagnoli dove si sentivano sicuri e aprire nuove vie per le navi inglesi

Francis Drake fu uno dei più celebri protagonisti di questo modello. Il suo viaggio intorno al mondo, compiuto tra il 1577 e il 1580, ebbe una duplice natura. Da un lato fu una straordinaria impresa nautica e geografica, che contribuì ad ampliare la conoscenza dei mari e delle rotte globali; dall’altro fu una missione di disturbo contro l’impero spagnolo. Drake attaccò porti e navi lungo la costa pacifica delle Americhe, una zona che gli spagnoli ritenevano relativamente sicura, riuscendo a catturare ricchezze ingenti.

Il successo della spedizione fu clamoroso. Al suo ritorno in patria, Drake portava con sé un bottino che rafforzò le finanze della corona e dimostrò concretamente la vulnerabilità del sistema coloniale spagnolo. Elisabetta I, riconoscendo il valore politico oltre che economico dell’impresa, lo accolse come un eroe e lo nominò cavaliere. Questo gesto non fu soltanto simbolico: sanciva il ruolo centrale dei corsari nella strategia inglese.

Filippo II di Spagna

La tensione tra Inghilterra e Spagna continuò a crescere negli anni successivi, fino a sfociare in uno scontro aperto. Nel 1588, Filippo II tentò di invadere l’Inghilterra con la cosiddetta Invincibile Armata, una flotta imponente che avrebbe dovuto ristabilire il cattolicesimo sull’isola. Il fallimento dell’impresa, dovuto a una combinazione di fattori militari, strategici e naturali, segnò un punto di svolta nella storia europea. Anche in quella occasione, l’esperienza di uomini come Drake contribuì in modo decisivo alla difesa inglese.

Il viaggio di Drake, dunque, non può essere interpretato soltanto come un’avventura individuale. Esso si inserisce in un quadro più ampio, fatto di rivalità religiose, competizione economica e innovazioni nelle pratiche di guerra. La nascita dei corsari e l’uso delle lettere di corsa rappresentano una risposta creativa a un problema strutturale: come sfidare una potenza dominante senza possederne le stesse risorse.

In questo intreccio di fede, ambizione e violenza si può cogliere l’inizio dell’ascesa dell’Inghilterra come potenza marittima globale. Drake, con il suo viaggio, contribuì non solo a ridefinire le mappe del mondo, ma anche a trasformare il modo in cui gli Stati europei concepivano il potere sul mare. Un’eredità destinata a segnare i secoli successivi.

Lo scontro nel Mediterraneo: le compagnie di commercio, l’alleanza inglese con i musulmani, lo scontro con l’Ordine di Malta

L’Inghilterra, in aperta concorrenza con gli spagnoli, cercò, anche tramite Elisabetta I, di intrecciare nuove relazioni politiche e commerciali anche nel Mediterraneo e verso il Medio Oriente. Queste relazioni trovarono una forma concreta nella nascita di compagnie commerciali privilegiate. La Barbary Company, fondata negli anni Ottanta del Cinquecento, aprì nuovi canali di scambio con il Marocco e altre regioni nordafricane, consentendo agli inglesi di accedere a nuovi prodotti.

Ancora più rilevante fu la Levant Company, istituita nel 1581, che organizzò i traffici con l’Impero ottomano, stabilendo snodi commerciali e una presenza stabile nei porti del Mediterraneo. Queste compagnie non erano soltanto strumenti economici, ma veri e propri attori politici, capaci di negoziare privilegi e protezioni. L’ingresso inglese nel Mediterraneo avveniva però in un contesto dominato da tensioni e conflitti. La Spagna manteneva una posizione egemonica, sostenuta anche da istituzioni militari e religiose come l’Ordine di Malta, impegnato nella difesa del cristianesimo contro le incursioni musulmane e nella lotta contro la pirateria. Per gli inglesi, questi attori rappresentavano ostacoli concreti alla libertà di commercio e alla propria espansione.

La Croce dell’Ordine di Malta

Non sorprende, dunque, che il Mediterraneo diventasse anche uno spazio di scontro indiretto. Navi inglesi, spesso guidate da corsari, entravano in competizione con quelle spagnole e con le forze legate all’Ordine di Malta, dando vita a episodi di conflitto che riflettevano una rivalità più ampia. In questo scenario, la distinzione tra commercio e guerra era spesso sottile, e le rotte mercantili potevano trasformarsi rapidamente in zone di guerra.

Imbarcazioni arabe in navigazione

L’azione inglese nel Mediterraneo sotto Elisabetta I rivela così una politica estera scaltra e innovativa, capace di superare barriere religiose per gli interessi commerciali. Le alleanze con il mondo musulmano, la creazione di compagnie commerciali e il confronto con le potenze cattoliche mostrano come anche una nazione non ancora al passo potesse inserirsi con decisione nei grandi giochi globali del tempo. Il Mediterraneo divenne così una frontiera decisiva dell’espansione inglese nel mondo.

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Paolo Cristofaro

Classe 1994, laureato in Scienze storiche all'Università della Calabria. Docente di Italiano, Storia e Geografia nelle scuole medie statali. Giornalista pubblicista.

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