MILANO – Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte sono stati condannati dai giudici della Corte di assise di Appello alla pena dell’ergastolo, per aver commesso la strage di Piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974.
Il terribile attentato dinamitardo, che provocò 8 morti e 102 feriti, è ricordato come uno dei più violenti atti terroristici degli Anni di Piombo, rivolto contro una manifestazione sindacale antifascista: a morire furono cinque insegnanti, un ex partigiano e due operai.
Le indagini fin da subito si indirizzarono verso ambienti di estrema destra e neofascisti, come Ordine Nuovo, di cui facevano parte Maggi e Tramonte, e già responsabile, come stabilito nel 2005 dalla Corte di Cassazione, dei tragici fatti di Piazza Fontana risalenti al 1969.
Con la condanna di Maggi, ora medico ottantenne, e di Tramonte, da sempre considerato vicino ai servizi segreti, sembrerebbe essere stata fatta chiarezza su un altro dei capitoli neri della storia italiana, benché molti interrogativi, come quelli sul coinvolgimento del neofascista Delfo Zorzi, assolto per insufficienza di prove, restino inevitabilmente insoluti.

