La seconda sepoltura, più monumentale, era realizzata con la stessa copertura «a cappuccina» inglobata in una struttura in cementizio. Il sarcofago invece era in piombo: si tratta di una tipologia rara nella necropoli termitana e in generale non molto diffusa in Sicilia. All’interno, lo scheletro si conservava ancora perfettamente nella posizione in cui fu sistemato al momento della sua deposizione.
Una casuale scoperta è avvenuta in questi giorni a Termini Imerese, dove sono stati riportati alla luce due sarcofagi antichi.
La scoperta è stata effettuata dai tecnici dell’Enel, che erano andati in piazza Sant’Antonio per riparare un guasto alla linea. Oltre ai cavi elettrici, scavando per pochi metri, hanno trovato due sepolture romane, risalenti alla ricostruzione di Thermae Himerae dopo il saccheggio dei cartaginesi nel quinto secolo avanti Cristo.
L’intervento della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo ha permesso poi di effettuare lo scavo archeologico.
L’area sepolcrale si estendeva al di fuori delle mura cittadine, dall’attuale zona delle piazze Sant’Andrea e Gancia alla piazza Sant’Antonio. Fino dalla metà del XVIII secolo è stata oggetto, a più riprese, di scavi archeologici che avevano permesso di riconoscerne i limiti e di datare le sepolture ad età tardo-ellenistica/romano-imperiale.
Le indagini realizzate nei giorni scorsi hanno permesso di esplorare integralmente due sepolture.
La prima era costituita da un sarcofago realizzato in lastre di marmo, sormontato da due tegoli piani disposti «alla cappuccina» (spioventi), inglobati in una copertura in impasto cementizio, che ricorda una tipologia funeraria già attestata nella necropoli termitana. All’interno della tomba sono state trovate labili tracce dello scheletro, cioè resti molto consunti delle ossa lunghe delle braccia e delle gambe.
C.M.