Oggi siamo tutte libere. Ad oggi, nelle società occidentali, le libertà formali di cui godono le donne e che riguardano l’abbigliamento, la mobilità, il lavoro, il voto sono in linea generale normalizzate. Libertà che, tuttavia, non sempre si traducono in un’autonomia completa, poiché rimangono intralciate da norme sociali, giudizi e aspettative. Libertà nel senso figurato di avere una scelta: spostarsi, viaggiare da sole, scegliere se sposarsi o meno e decidere con chi instaurare relazioni intime.
Le generazioni precedenti ci lasciano in eredità un’emancipazione politica, lavorativa e sociale, che le donne contemporanee continuano a tutelare, approcciandosi simultaneamente alle loro sfide. Nel mirino della società odierna, tra le altre cose, c’è sicuramente la lotta per una completa ed equilibrata emancipazione sessuale. Una de-sessualizzazione del corpo femminile e un riappropriamento del diritto al “desiderio” e non più ad essere solo oggetto di desiderio. Le donne ad oggi possono scegliere liberamente con chi intrattenere rapporti sessuali, stabilendo quantità e frequenza, in una cornice di autonomia individuale, tutto questo sempre passando per lo scrutinante occhio della società patriarcale.
In un’epoca in cui le relazioni hanno la tendenza ad essere più fluide e meno rigide strutturalmente, le donne si ritrovano a sperimentare questa libertà per la prima volta alle prese con dei ruoli nuovi, potendo scegliere e senza bisogno di accontentarsi o vergognarsi.
Il mito della parità sentimentale
Nonostante questa apparente parità sessuale, però, osservando alcune relazioni eterosessuali moderne, continuiamo a scontrarci con dinamiche che tendono a limitare l’autonomia emotiva delle donne, creando disequilibrio. I confini e le modalità della relazione vengono definiti in modo asimmetrico, con l’uomo che stabilisce ritmi, intensità e regole implicite, incasellando la donna nel ruolo che dovrebbe appartenerle.
Nella narrativa attuale non è mai un uomo ad essere contraddittorio o a non avere le idee chiare, ma è spesso la donna, invece, a “crearsi troppe aspettative” o a “esagerare”. Così come è la donna ad essere storicamente troppo emotiva in un qualsiasi altro contesto sociale, e mai l’uomo a mancarle di rispetto e a suscitarne una reazione. Questa asimmetria, quindi, non riguarda solo la sfera relazionale individuale, ma riflette strutture sociali più ampie. Il potere rimane prevalentemente maschile e le regole implicite di queste relazioni moderne consentono agli uomini di agire senza responsabilità affettiva. Il risultato è che questa libertà apparente delle donne resta condizionata da vincoli non formalizzati, che ne limitano la piena espressione emotiva.
La libertà sessuale femminile si scontra ancora con narrazioni culturali che ne regolano subdolamente i confini, impedendo una parità completa nelle relazioni sentimentali.
Nel suo libro Unspeakable Things: Sex, Lies and Revolution, la scrittrice e giornalista Laurie Penny afferma:
Di tutti i peccati femminili, la fame è il meno perdonabile; fame di qualsiasi cosa, di cibo, sesso, potere, istruzione, persino amore. Se abbiamo desideri, ci si aspetta che li nascondiamo, che li controlliamo, che ci teniamo sotto controllo. Dovremmo essere oggetti del desiderio, non esseri desideranti… Consumiamo solo ciò che ci viene detto di consumare.
Laurie Penny
L’illusione del comando
In un mondo dominato da una retorica prettamente maschile è inevitabile quindi che la convinzione del comando continui ad essere sedimentata nell’uomo. L’uomo si percepisce come soggetto attivo — colui che conquista, decide, penetra, sceglie — mentre la donna resta, nell’immaginario patriarcale, oggetto del desiderio, anche quando è lei ad aver deciso.
La società moderna continua a prediligere la narrativa secondo la quale è l’uomo a prendere le decisioni e a dettare i limiti. Nelle relazioni contemporanee, soprattutto in quelle più fluide e libere, il potere di scelta appartiene però sempre di più alle donne. Tuttavia, si fatica ancora ad accettare questa realtà, e il sesso e l’amore vengono spesso raccontati come spazi in cui l’uomo agisce e la donna segue.
Vediamo che in realtà è anche la donna che sceglie, che desidera, che concede o nega accesso, nonostante questo, però, l’uomo preferisce continuare a credersi regista, per non dover ammettere di essere diventato co-protagonista.
Il suo “controllo” è dunque un’illusione di comando, un modo per mantenere vivo un equilibrio di potere che la libertà femminile sta lentamente demolendo.
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La manipolazione della retorica maschile
Questa illusione di comando, continuamente perpetrata, nasconde una fragilità strutturale: mentre la donna è alla costante ricerca di un nuovo status che le permetta di essere riconosciuta e rispettata nella sua globalità, la sua controparte maschile spesso fatica a riconoscere la necessità di un cambiamento parallelo.
Incasellato a sua volta nel ruolo di rappresentante della parte “forte” e non emotiva della società, l’uomo finisce per non saper riconoscere né validare l’espressione di una femminilità più autonoma e decisa. Naturalmente, non si tratta di una dinamica universale, anche se abbastanza diffusa da essere radicata nel nostro immaginario collettivo.
L’inevitabile conseguenza è il tentativo — spesso inconsapevole — di riaffermare la propria identità attraverso il dominio delle emozioni altrui.
In molte relazioni eterosessuali contemporanee, soprattutto in contesti urbani delle società occidentali, le donne possono scontrarsi con dinamiche sottili di manipolazione emotiva. Chiedere il minimo rispetto dei propri confini, una comunicazione chiara o una sincera attenzione viene talvolta interpretato come eccessiva emotività o esagerazione, anche quando queste richieste sono proporzionate e legittime.
Tuttavia, nonostante queste strategie di gaslighting e minimizzazione, molte donne continuano a esercitare il proprio potere di scelta, riaffermando i propri desideri, limiti e confini. Ogni richiesta di rispetto diventa così un piccolo atto di autodeterminazione, dimostrando che la vera autorità nelle relazioni non appartiene a chi si illude di comandare, ma a chi decide consapevolmente di non cedere alla svalutazione della propria voce.
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