A sessant’anni dalla scomparsa di Luigi Bonazza e a quarant’anni dall’ultima grande retrospettiva a lui dedicata, il Mart di Rovereto rende omaggio a uno degli artisti più raffinati e complessi del panorama mitteleuropeo tra Otto e Novecento. La mostra Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco, curata da Alessandra Tiddia, ricostruisce con oltre trecento opere il percorso umano e creativo di un autore che seppe attraversare epoche, confini e linguaggi, trasformando le tensioni del suo tempo in una cifra stilistica personale e riconoscibile.
La vita di Luigi Bonazza
Luigi Bonazza è una figura chiave per comprendere il clima culturale del Trentino tra la fine dell’Impero austro-ungarico e l’ingresso nella modernità italiana. Formatosi a Vienna, città allora al centro del dibattito artistico europeo, l’artista assorbì profondamente la lezione della Secessione viennese, in particolare l’ideale della Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale. Per Bonazza non esisteva una gerarchia tra arti maggiori e minori: pittura, incisione, decorazione, architettura e arti applicate concorrevano tutte a un unico progetto estetico ed etico, fondato sulla ricerca della Bellezza come valore assoluto.
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Dopo il diploma alla Kunstgewerbeschule, dove studiò con Franz von Matsch, Bonazza entrò in contatto con le opere e le idee di Gustav Klimt e degli altri protagonisti della Secessione. L’ammirazione per questo ambiente non rimase un semplice esercizio di stile: l’artista ne rielaborò i modelli, fondendo linearismo, simbolismo e attenzione decorativa in un linguaggio che già nei primi anni si dimostra autonomo. Il capolavoro giovanile La leggenda di Orfeo, realizzato nel 1905, rappresenta il manifesto di questa stagione. Esposto a Milano, Vienna, Berlino e Monaco, il trittico consacrò Bonazza sulla scena internazionale e divenne il fulcro simbolico della sua intera produzione.
Il mito di Orfeo accompagna l’artista per tutta la vita, come emblema del potere dell’arte capace di opporsi alla violenza del mondo. Orfeo è poeta, musicista e vittima: una figura nella quale Luigi Bonazza sembra identificarsi profondamente. Non a caso, una volta rientrato a Trento nel 1912, l’artista costruì la propria casa attorno a questo ideale. Villa Bonazza, progettata e decorata da lui stesso nell’arco di oltre trent’anni, è l’esempio più compiuto della sua concezione unitaria dell’arte: affreschi, arredi, incisioni e soluzioni architettoniche dialogano in uno spazio dove vita e creazione coincidono.
Il percorso espositivo
La mostra del Mart restituisce con chiarezza questo percorso, affiancando alle opere di Bonazza una selezione di lavori dei maestri e dei contemporanei che ne influenzarono la formazione. La “galleria viennese” introduttiva, con opere e riproduzioni di Klimt, Matsch, Hodler e altri protagonisti della Secessione, consente di contestualizzare il giovane artista nel vivace ambiente mitteleuropeo di inizio secolo. Da qui si sviluppa un itinerario che segue Bonazza tra Vienna e Trento, tra incisione e pittura, tra dimensione privata e impegno pubblico.
Particolarmente significativa è la produzione grafica, ambito nel quale Bonazza raggiunse esiti di grande raffinatezza. Le incisioni degli Amori di Giove, realizzate tra il 1906 e il 1908, rivelano una padronanza tecnica straordinaria e una sensibilità simbolista che dialoga con la cultura europea del tempo. Il nudo femminile, centrale anche nel ciclo delle Allegorie del giorno, è trattato come incarnazione di forze cosmiche e naturali, lontano dal realismo e carico di tensione ideale.
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Gli eventi storici segnarono profondamente la sua vicenda personale e artistica. Durante la Prima guerra mondiale, Bonazza si rifugiò a Milano, dove lavorò come disegnatore per le Officine Caproni, documentando con incisioni e disegni la nascente epopea dell’aviazione. In questi anni maturò anche il suo rapporto con Gabriele d’Annunzio, figura che l’artista riconobbe come un moderno Orfeo e un modello di eroismo estetico. Il mito dell’eroe alato e la celebrazione dei martiri trentini – da Cesare Battisti a Damiano Chiesa, fino a Tina Lorenzoni – testimoniano l’impegno civile di Bonazza e la sua capacità di coniugare simbolismo, patriottismo e sacralità.
Accanto a queste opere di forte intensità ideale, la mostra presenta ritratti e paesaggi che rivelano un’altra dimensione dell’artista. Nei ritratti femminili e familiari, spesso caratterizzati da una tecnica divisionista, le figure appaiono sospese, quasi cristallizzate, trasformate in immagini senza tempo. Nei paesaggi, soprattutto quelli degli ultimi decenni, Bonazza esprime invece una libertà cromatica luminosa e vibrante, dedicata alle montagne, ai laghi e ai giardini del Trentino, in un dialogo continuo tra natura e decorazione.
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Il percorso espositivo si chiude con una sezione dedicata agli artisti “trentini/viennesi”, mettendo in luce la rete di relazioni e influenze che Luigi Bonazza seppe creare nel territorio. Pittori e scultori come Luigi Ratini, Stefano Zuech e Dario Wolf condivisero con lui una formazione mitteleuropea e l’esigenza di coniugare tradizione italiana e linguaggi nordici.
Attraverso questa ampia retrospettiva, il Mart non solo restituisce al grande pubblico la figura di Luigi Bonazza, ma rilancia lo studio di un artista che seppe attraversare Secessione e Déco senza mai aderire pienamente a un’unica corrente. La sua opera, coerente e visionaria, rimane il frutto di una ricerca solitaria e rigorosa, animata dalla convinzione che l’arte potesse ancora offrire un ideale di armonia e di bellezza in un mondo attraversato da profonde fratture.
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