In un’epoca sempre più digitalizzata, in cui anche per comunicare in casa si manda un sms alla persona nell’altra stanza, i cinque sensi acquisiscono un valore sempre minore.
Il contatto, l’olfatto, l’udito, la vista, il gusto, tutti i sensi vengono depersonalizzati per lasciare spazio a un mondo altro, un mondo estraneo, che si sta intrufolando sempre di più tra le nostre pareti e i nostri vasi sanguigni.
E no, non è libero spazio all’immaginazione, ma perdita di una capacità fondamentale: stare a contatto con gli altri.
Toccarsi, sentirsi, scambiarsi sguardi, non sarà mai paragonabile a una foto online bidimensionale.
L’erotismo storicamente voleva rendere sensibile l’invisibile, oggi sembra il contrario, l’invisibile diventa sensibile.
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Nel sexting, l’olfatto, il calore, il tatto, vengono dimenticati. L’odore eccita, il calore fa sentire desiderati, il tatto fa tremare.
Ma allora perché rinunciare a tutto questo?
Il disimpegno
Se nel contatto vis a vis l’attività è compartecipata, collettiva, di coppia, la partecipazione è fondamentale. Non è un peso, è una condivisione. Non è una trappola, è un’esperienza.
Nel sexting invece esiste il tasto rosso dello stop: non si ha più voglia? Basta smettere di rispondere. Ci si è sentiti a disagio? Si cambia inquadratura. Questo comporta una via d’uscita rapida e sempre a disposizione: se ciò che succede non mi piace, basta sparire. In fondo, nel sexting la corporeità manca. In fondo, nel sexting il contatto manca.
Senza corpo senza contatto, io all’altra persona non devo nulla.
La mancanza di spontaneità
All rincorsa dello scatto perfetto, della posa giusta, il viso ammiccante, le labbra socchiuse, il sexting trasforma la spontaneità di un momento intimo e prezioso in un copione da seguire, E non a caso, molto spesso il sexting segue una routine. Qualche parola detta qua e là, due foto ammiccanti, ci sono, sono eccitato, la fine. E se fosse stato tutto una finzione? Chi assicura che dietro quello schermo non ci fosse davvero una persona emozionata, presa dal momento, e non una che stava semplicemente stando al gioco?
Come se a nessuno non fosse mai successo di fingere. Fingiamo nella realtà, perché non fingere online? Che è il regno della finzione, dell’artificioso, della forzatura.
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Inutile dire che una foto inviata non è solo una foto: è la ricerca di una conferma. Il sexting, molto più che il sesso reale, richiede una performance di cui forse nemmeno ci si rende conto. Perché nel sexting bisogna saper eccitare, ma allo stesso tempo eccitarsi, avere lo stesso ritmo, non avere pause, non c’è tempo per pensare.
il sexting è l’apoteosi del sesso a macchinetta.
Le conseguenze
Abituarsi a vivere la sessualità solo attraverso l’online comporta un declino dell’esperienza reale. In foto siamo tutti bravi a metterci in posa, a modellare il nostro corpo, a ridurci a una finzione. Nel sexting siamo statici. E quando ci abituiamo alla staticità del digitale, l’incontro con il reale può suscitare delusione. Non sapevamo degli odori, non sapevamo dei sapori, non sapevamo di cosa sapeva essere a contatto con l’altro davvero. Inoltre, toccare qualcuno significa esporsi. Dietro lo schermo siamo tutti leoni da tastiera capaci di fare il primo passo. Dietro uno schermo possiamo essere chiunque e nessuno lo scoprirà mai.
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Ma è davvero questo il senso del sesso?
L’assenza di vulnerabilità
Ma perché il sexting è così appetibile? Perché sempre più gente preferisce nascondersi dietro uno schermo e non affrontare la realtà? Nel sesso si sa, tendenzialmente ci si spoglia, anche se ciò non è obbligatorio. Spogliarsi, non solo dei vestiti, ma di tutto ciò che si indossa, comporta un’apertura: mostrarsi vulnerabili. E non tutti sono pronti a mostrare le proprie ferite, i propri dispiaceri, le proprie insicurezze. Mettersi a nudo ha un prezzo. Ha sicuramente anche però un valore. Mostrare la propria vulnerabilità permette di entrare in contatto con l’altro, mostrarsi fragili, sapere che non siamo tutti pelle e ossa ma anche carne vertebre e arterie. é vero, dietro lo schermo siamo onnipotenti, ma nella vita reale siamo umani.
Il sexting omicida
Il sexting sta uccidendo il contatto non per sua volontà, non perché è un robot generato da degli alieni creato per distruggere l’intimità tra persone, ma certamente perché è molto efficiente. Il cervello infatti non distingue sempre tra l’eccitazione provocata da una riga di testo e quella di una carezza reale; entrambe rilasciano dopamina. Ma se la dopamina c’è, cos’è che effettivamente manca? L’ossitocina, l’ormone del legame e dell’attaccamento. Questo ormone è più probabile si sviluppi attraverso il contatto fisico, la presenza, la vicinanza. Un altro segreto per sviluppare l’ossitocina? Gli sguardi prolungati. Se queste elementi mancano, il sesso diventa puro meccanismo che lascia un senso di vuoto a ambo le parti.
Ma davvero siamo riusciti a meccanicizzare il piacere? Davvero vogliamo continuare a privarci del contatto fisico che tanto spaventa quanto rinvigorisce?
Finché il corpo sarà fantasma, il sesso sarà trasparente.
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