Il calcio italiano non è fatto soltanto di novanta minuti, gol e risultati. Prima ancora del fischio d’inizio esiste un rituale che coinvolge giocatori e tifosi, fatto di cori, bandiere, inni e consuetudini che nel tempo sono diventate parte integrante dell’esperienza allo stadio. Checché se ne dica, il campionato italiano rimane ancora oggi molto chiacchierato, anche al di là di quello che succede in campo, quindi i pronostici sul calcio e i principali quotidiani sportivi dedicano puntualmente ampio spazio pure alla Serie A, il cui fascino rimane comunque a detta di tutti inferiore rispetto alla Premier League.
In questo contesto si inserisce una curiosa particolarità del campionato italiano: l’inno ufficiale della Serie A, ‘O generosa, viene frequentemente accompagnato dai fischi del pubblico. La composizione di Giovanni Allevi è stata adottata ufficialmente dalla Lega Calcio nel 2015, entrando nel cerimoniale delle partite con le squadre già schierate a bordo campo. Da allora, però, il rapporto con il pubblico non è mai diventato particolarmente stretto.
Il motivo dei fischi
Per comprendere questa reazione bisogna innanzitutto considerare il modo in cui l’inno è stato inserito nel rituale della partita. Prima della sua introduzione ufficiale, gli inni delle singole squadre occupavano un momento particolarmente significativo dell’avvicinamento al calcio d’inizio. In alcuni stadi non era raro che le note dell’inno della formazione di casa continuassero fino a ridosso dell’ingresso in campo, permettendo ai calciatori di percepire direttamente la voce dei propri sostenitori. L’introduzione di un brano ufficiale della Serie A ha modificato questa consuetudine. Le squadre di casa hanno dovuto anticipare il proprio inno, lasciando spazio a ‘O generosa durante la fase in cui le formazioni sono già schierate sul terreno di gioco. Una modifica del cerimoniale che, per una parte del pubblico, ha significato rinunciare a uno dei momenti più spontanei e partecipati della partita.
C’è poi una seconda ragione legata alla percezione stessa del brano. ‘O generosa è una cantata di durata inferiore al minuto, costruita per orchestra sinfonica e coro con un testo in latino e in inglese. Il risultato è volutamente solenne e istituzionale, ma non necessariamente immediato per un pubblico abituato alla dimensione popolare e fortemente identitaria degli inni calcistici. Il confronto con la Champions League rende ancora più evidente questa differenza. L’inno della principale competizione europea è diventato negli anni un elemento riconoscibile del calcio internazionale e la sua esecuzione è ormai associata automaticamente alle grandi partite. Anche il pubblico partecipa a quel momento pre-match con un atteggiamento particolarmente coinvolto. In Serie A, invece, ‘O generosa non ha sviluppato lo stesso profondo legame con gli spettatori.
Giovanni Allevi e la nascita dell’inno
La scelta della Lega Calcio risale al 2015 e coinvolse il maestro Giovanni Allevi, al quale venne commissionata una composizione specifica per il campionato. Lo stesso musicista raccontò di aver accolto l’incarico con entusiasmo, immaginando un brano capace di raggiungere il cuore dei tifosi attraverso orchestra e coro. ‘O generosa nasce infatti con un’impostazione sinfonica e un testo in latino pensato per richiamare una forza nobile e un messaggio legato all’idea di essere campioni innanzitutto nella vita.
La scelta aveva quindi la precisa funzione di accompagnare un momento istituzionale del campionato e conferirgli una propria identità musicale. Allevi, inoltre, non ha mai nascosto di non essere particolarmente appassionato di calcio. In un’intervista raccontò di aver accettato la composizione anche per un legame personale con l’infanzia, quando avrebbe voluto giocare a calcio con i coetanei ma veniva richiamato dalla madre perché doveva dedicarsi allo studio del pianoforte. Di fronte alle critiche, il compositore ha sempre rivendicato la libertà creativa dell’artista, sostenendo che un’opera non possa essere realizzata attraverso un plebiscito esterno e che le critiche facciano parte del normale confronto democratico.
Il rapporto tra ‘O generosa e il pubblico della Serie A resta dunque particolare. Il problema, più che nella composizione in sé, sembra risiedere nel mancato incontro tra un brano pensato come inno istituzionale e le abitudini consolidate dei tifosi italiani. A differenza di quanto avvenuto con la Champions League, l’inno del campionato non è riuscito a trasformarsi in un rituale collettivo realmente condiviso. E così, ancora oggi, quei pochi secondi prima del calcio d’inizio finiscono spesso per raccontare una delle caratteristiche più tipiche del tifo italiano: l’attaccamento alle proprie tradizioni e la diffidenza verso ciò che viene percepito come un’abitudine imposta dall’alto.