GOYA e le Pitture nere: il volto oscuro della modernità

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Francisco Goya, (Fuendetodos, 1746 – Bordeaux, 1828), pittore e incisore spagnolo, è stato uno dei grandi maestri della pittura spagnola, nonché ritrattista della corte madrilena tra ’700 e ‘800.

Celebre per aver realizzato memorabili ritratti dell’alta aristocrazia spagnola, è stato anche uno dei grandi interpreti delle trasformazioni politiche e sociali della Spagna, documentando a partire dal 1807 con grande realismo e crudezza le vicende legate alla guerra d’indipendenza spagnola attraverso tele come Il 3 maggio 1808 e la serie di incisioni I disastri della guerra, realizzati tra il 1810 e il 1820.

Furono proprio gli eventi storici che insanguinarono la Spagna, congiuntamente a una malattia progressiva di natura sconosciuta che lo condusse lentamente alla sordità, a determinare un profondo cambiamento nell’arte di Goya ,la cui tavolozza perse la luminosità degli esordi, virando verso colori terrosi e cupi.

La progressione della malattia, sempre più invalidante, unita ad una sfiducia nel progresso e nella razionalità dell’uomo, sfociarono in una visione pessimistica della società e della natura umana, visione che si riflette in un repertorio iconografico e tematico sempre più oscuro e senza speranze.

Tra queste opere non si può non citare la serie dei Capricci, ottanta incisioni realizzate con l’obiettivo di mettere in luce i vizi e la corruzione morali dilaganti in Spagna, sferzante satira di una società inebetita e vanagloriosa, che ovviamente suscitarono scandalo e furono oggetto di censura.


F. Goya, Capriccio n.8,
Que se la llevaron! (La rapirono!)
,
1797-1799,
acquaforte e acquatinta, 21,4 x 15 cm.
Madrid, Museo del Prado. Fonte: wikipedia.org. Pubblico dominio.

È solo nel 1819 però che Goya realizza i suo ciclo di pitture più oscuro, un’autentica discesa nel male e nella turpitudine umana: il famoso ciclo delle pitture nere, quattordici pitture murali realizzate nella sua casa nella campagna spagnola, detta Quinta del Sordo, dove si era trasferito dopo la svolta assolutista della monarchia spagnola.

Le pitture nere, realizzate tra il 1819 e il 1823 direttamente sulle pareti di casa, rappresentano uno dei momenti più enigmatici e radicali dell’intera produzione dell’artista. Originariamente concepite come decorazioni private, furono trasferite su tela nel 1874, per iniziativa del banchiere francese Émile d’Erlanger che aveva acquistato la casa dopo il trasferimento di Goya in Francia, e oggi sono conservate al Museo del Prado di Madrid. Il ciclo comprende quattordici composizioni, accomunate da una tavolozza dominata da neri profondi, bruni terrosi e grigi lividi, stesi attraverso pennellate rapide e nervose che contribuiscono a creare un’atmosfera angosciante e quasi allucinata.

Tra le opere più celebri di tutta la storia dell’arte spicca Saturno che divora i suoi figli, in cui il titano della mitologia greca viene raffigurato nell’atto di divorare uno dei propri discendenti. La figura mostruosa, dagli occhi sbarrati e la bocca spalancata, emerge dall’oscurità con una violenza espressiva che si fa rappresentazione universale della ferocia e della distruttività umana. L’immagine del Titano, pallida e allucinata, è stata più volte citata nella cinematografia contemporanea, dall’inquietante figura dell’Uomo Pallido nel Labirinto del Fauno di Guillermo del Toro, al Polifemo dell’Odissea di Christopher Nolan.

Leggi anche:

https://www.frammentirivista.it/saturno-divora-suoi-figli-goya-analisi/


F. Goya, Saturno che divora i suoi figli, 1820-1823, olio su intonaco trasportato su tela, 143,5×81,4 cm. Madrid, Museo del Prado. Fonte: wikipedia.org. Pubblico dominio.

Altrettanto inquietante è Il sabba delle streghe, dove una folla di figure deformi si raccoglie attorno a un caprone nero, evocando un mondo dominato da superstizione, irrazionalità e paura.


F. Goya,
Il sabba delle streghe
,
1821-1823 , olio su tela, 140×438 cm.
Madrid, Museo del Prado. Fonte: wikipedia.org. Pubblico dominio.

In una delle composizioni più enigmatiche del ciclo Cane interrato nella rena (Il cane),una piccola testa canina affiora da una distesa indistinta, schiacciata da una massa scura che sembra incombere su di essa. La scena, nella sua irrazionalità, sembra suggerire un senso di solitudine e impotenza di fronte a forze incomprensibili.

Nelle Pitture nere Goya, abbandona dunque ogni ideale di bellezza e armonia, attraverso immagini visionarie in cui il confine tra realtà e incubo si fa labile, mentre la ragione sembra soccombere alle pulsioni più oscure dell’uomo.

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https://www.frammentirivista.it/colosso-francisco-goya-analisi/

Non a caso, la celebre incisione Il sonno della ragione genera mostri, appartenente ai Capricci, sembra racchiudere idealmente il significato di un’intera ricerca artistica nella quale l’oscurità non è soltanto assenza di luce, ma rivelazione delle inquietudini più profonde dell’esistenza.


F. Goya, Il sonno della ragione genera mostri (tavola n. 43 della serie I Capricci) ,1797, acquaforte e acquatinta, 23×15,5 cm. Madrid, Biblioteca Nacional de Espana. Fonte: wikipedia.org. Pubblico dominio.

Arianna Trombaccia

Romana, classe 1996, ha conseguito la laurea magistrale con lode in Storia dell'arte presso l’Università La Sapienza. Appassionata di scrittura creativa, è stata tre volte finalista al Premio letterario Chiara Giovani. Lettrice onnivora e viaggiatrice irrequieta, la sua esistenza è scandita dai film di Woody Allen, dalle canzoni di Francesco Guccini e dalla ricerca di atmosfere gotiche.

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