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A Milano in diecimila per i Toto
con fuori programma di Clooney

10 minuti di lettura

Quasi diecimila persone a Milano nella prima data italiana del tour dei Toto all’Estathé Market Sound il 3 luglio scorso. Un concerto sold out che ha visto la partecipazione di un pubblico di età diverse, a riprova che la musica della storica band californiana incontra i gusti di varie generazioni, attraversa il tempo senza esserne intaccata, riuscendo a rinnovarsi senza tradire le proprie radici e mantenendo la stessa passione di sempre.

Era il lontano 1977 quando a Los Angeles alcuni musicisti, già affermati, si riunirono per diventare i Toto: una carriera lunga quasi 40 anni, sebbene con qualche “pausa di riflessione”, per un gruppo dalle elevate capacità tecniche e uno stile rock ma con contaminazioni di generi diversi, dal progressive al pop, dal funk al jazz, dall’hard rock all’R&B. Negli anni, le formazioni sono state molteplici con l’avvicendarsi di diversi musicisti.

La compagine sul palco a Milano vede gli storici Steve Porcaro (tastiera, voce) – tra i fondatori ma lontano dalle scene dal 1988, seppur continuando a collaborare con la band negli anni successivi – Steve Lukather (chitarra, voce, tastiera), David Paich (tastiera, voce), David Hungate (basso), tutti già presenti fin dagli esordi; affiancati da Joseph Williams (voce), entrato nel gruppo nel 1986, poi sostituito – ma di nuovo riconfermato più volte negli anni successivi – da Shannon Forrest (percussioni), batterista dei Boz Scaggs e sostituto di Keith Carlock nell’attuale tour, dopo l’addio di Simon Phillips, Lenny Castro (percussioni), presente come turnista nel ’79 e nella prima parte degli anni ’80, ritornato da quest’anno; accompagnati dalle splendide voci dei vocalist Jenny Douglas Foote, già presente in molti tour precedenti dagli inizi degli anni ’90, e Mabvuto Carpenter, tra i credits dell’ultimo album per la canzone Orphan.

Steve Lukather e Joseph Williams. Foto di Stefania Brovetto.
Steve Lukather e Joseph Williams. Foto di Stefania Brovetto.

Il tour segue appunto l’uscita dell’ultimo disco, Toto XIV, raccolta di brani inediti pubblicata a marzo di quest’anno. Pochi giorni prima dell’uscita, la band veniva colpita da un lutto: il bassista Mike Porcaro da tempo malato di Sla e ormai lontano dalle scene dal 2007, moriva all’età di 59 anni. Un lutto che si ripete nella famiglia Porcaro e negli stessi Toto, dopo la morte nel 1992 dell’altro fratello, il batterista Jeff.

Steve Porcaro
Steve Porcaro. Foto di Stefania Brovetto.

Il concerto si apre con un’intro strumentale e con l’incalzante opening track di Toto XIV, Running out of time, un degno inizio che scalda il pubblico. I’ll supply the love, dallo stile hard rock con influenze della disco music del periodo, ci riporta indietro all’album omonimo d’esordio del ’78. Ancora dall’ultimo album è Burn, dalla melodia decisamente più soft e con un sentore quasi tribale. Atmosfera in pieno stile anni ’80 per Stranger in town, estratta da Isolation, quinto album pubblicato nell’84.

Steve Lukather. Foto di Stefania Brovetto.
Steve Lukather. Foto di Stefania Brovetto.

È l’ora della splendida ballad romantica e struggente I won’t hold you back, scritta e cantata da Steve Lukather, presente in Toto IV dell’82, l’album di maggior successo del gruppo. E subito dopo, riconoscibile dalle prime note, e amatissimo dai fan, ecco Hold the Line, il primo singolo della band datato 1978 e contenuto in Toto, l’album d’esordio. Takin’ it back è cantata da Steve Porcaro, ancora una traccia dal loro primo disco, b-side di Hold the Line. Never enough dall’anima rock è cantata da Lukather e proviene da Kingdom of Desire del ’92, ottavo album della band.

A questo punto la scena è tutta per David Paich e il suo meraviglioso assolo al pianoforte.

David Paich. Foto di Stefania Brovetto.
David Paich. Foto di Stefania Brovetto.

Dopo è la volta di un brano classico della discografia dei Toto, uno tra i più conosciuti, Pamela, scritto da Paich e Williams e presente in The Seventh One, il settimo appunto, del 1988. L’esecuzione di Pamela diventa alla fine il pretesto per la band per giocare un po’ al ritmo di jazz.

Stile progressive e quasi sperimentale è Great expectations, l’ultima track di Toto XIV, dalle sonorità emozionanti e coinvolgenti.

Più delicata è Without your love, una canzone estratta dal sesto album, Fahrenheit dell’86. È qui che parte l’assolo di Lukather, sulle note di Little Wing, un omaggio a Jimi Hendrix di elevata tecnica, con appassionanti virtuosismi che incantano il pubblico.

Holy war fa parte dell’ultimo album: ritmo, energia e sound che ci ricordano i Toto degli inizi, con gli splendidi cori che danno il giusto colore.

Joseph Williams e Jenny Douglas Foote. Foto di Stefania Brovetto.
Joseph Williams e Jenny Douglas Foote. Foto di Stefania Brovetto.

Steve Lukather sul palco ha ricordato, oltre ai fratelli Jeff e Mike Porcaro, Chris Squire, il bassista degli Yes scomparso pochi giorni fa, dedicando loro la dolce ballad The road goes on, tratta da Tambu, il nono album del 1995.

Orphan è ancora un brano tratto da Toto XIV, irresistibilmente ballabile, contagioso nella voglia di vivere e di non mollare, incalzante con il ritmo della chitarra di Lukather.

Mabvuto Carpenter. Foto di Stefania Brovetto.
Mabvuto Carpenter. Foto di Stefania Brovetto.

E con Rosanna si ritorna a Toto IV, brano che ha vinto ben 3 Grammy Awards e nel cui video sono presenti in qualità di ballerini Patrick Swayze e Cynthia Rhodes, che diverranno poi famosi nei panni di Johnny Castle e Penny Johnson in Dirty Dancing nell’87. La band dà il meglio di sé in un finale strumentale straordinario di Rosanna poi escono dal palco, per una breve pausa.

Acclamati dai fan, ritornano per il ritmico On the run, brano inserito nella raccolta Toto XX che celebrava i 20 anni di carriera pubblicato nel ’98, inserita in un fantastico medley comprendente Child’s Anthem del ’78, accolto con un boato dai fan, e Goodbye Elenore del loro terzo album Turn Back dell’81, pezzi particolarmente apprezzati dagli ammiratori di lungo corso.

E finiamo col tripudio, Africa, dell’82 e inserita in Toto IV, l’album che vanta ben 6 Grammy Awards. In aggiunta alla band sul palco a un certo punto compaiono due personaggi. I fan più vicini probabilmente riescono a riconoscerne uno, ma i più non realizzano subito di chi si tratti, ne vengono a conoscenza il giorno dopo quando comincia a girare in rete la notizia, con foto e video amatoriali. Uno dei due è George Clooney, amico di lunga data di Lukather che viene invitato dal chitarrista a cantare per pochi secondi il ritornello della storica hit; l’altro è l’amico Ben Weiss, aiuto regista nonché regista di celebri serie TV americane quali Friends e Joey.

George Clooney dietro le quinte. Foto di Stefania Brovetto.
George Clooney dietro le quinte. Foto di Stefania Brovetto.
George Clooney, Steve Lukather e Ben Weiss. Foto di Stefania Brovetto.
George Clooney, Steve Lukather e Ben Weiss. Foto di Stefania Brovetto.

Dopo questo fuori programma, la canzone continua e il pubblico partecipa alla degna conclusione del concerto, ripetendo i vocalizzi di Joseph Williams, come in una versione più moderna di Minnie the Moocher di Cab Calloway, sulle note di Africa.

Due ore di musica e di canzoni che hanno fatto la storia, ci hanno riportato indietro nel tempo, ci hanno fatto sognare. Avremmo voluto sentire anche Stop loving you, ma pazienza, magari ne avremo la possibilità al loro prossimo concerto…

 

Il Fascino degli Intellettuali ringrazia Enrico Babuder per la collaborazione e Stefania Brovetto per la disponibilità e le splendide foto a corredo dell’articolo.

 

 

 

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Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.

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