Esistono testi che entrano nella storia perché rivoluzionari, ma quando si studiano a scuola passano quasi inosservati. Testi conosciuti non si sa bene perché, altri di cui si ricorda qualcosa, a sprazzi, giusto perché hanno qualche elemento talmente caratteristico da diventare iconico e identificativo. La sigaretta di Zeno Cosini è probabilmente uno di questi dettagli caratteristici. Emblema del fallimento della volontà e del trionfo delle scuse, La coscienza di Zeno ha celebrato nel 2023 i cent’anni dalla pubblicazione e la prima della messa in opera teatrale con Alessandro Haber nelle vesti del protagonista. A tre anni di distanza, lo spettacolo riempie ancora i teatri ed è arrivato in scena al teatro Sociale di Trento dal 12 al 15 febbraio.
Tra presenza e ricordo
In una messa in scena che sembra un film in bianco e nero, i personaggi si alternano, si intrecciano, si aspettano. L’anziano Cosini, avvolto dal fumo della sua ultima, eterna sigaretta, si fa narratore-attore della propria vicenda, intervenendo per modificare più o meno consapevolmente i propri ricordi. Quello che si va costruendo di fronte agli occhi dello spettatore è quindi un dualismo organico, che vede le scene narrate svolgersi e incastrarsi nella narrazione. L’io-narrante del protagonista osserva, ricorda eventi della propria vita che vanno talvolta a sfociare nell’assurdo o nell’onirico. Alcune scene, infatti, si configurano quasi più come sogni surreali che come riproduzioni fedeli di episodi reali.
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Il testo, ironico e affabulatore come il suo protagonista, vede nella messa in scena teatrale un’evoluzione naturale. La coscienza di Zeno è, infatti, già nella sua forma letteraria frutto di una scrittura sperimentale, innovativa e coinvolgente che racconta l’uomo contemporaneo e le sue contraddizioni.
Zeno Cosini, un essere umano universale
Il pubblico si riconosce in questo personaggio. È un personaggio che non ha età, con tutti i difetti, le ansie, le problematiche. È un uomo che mente sapendo di mentire, che si perde e si riprende. È un personaggio molto sfaccettato, pieno di contraddizioni. È un contemporaneo che fa riflettere.
Alessandro Haber
Il protagonista del romanzo di Italo Svevo è un uomo imperfetto, a tratti quasi fastidioso per il suo essere disonesto in primis con se stesso. E questo fastidio, forse, lo suscita anche perché, in fondo, tutti possono almeno un po’ riconoscersi nel bisogno di Zeno di trovare delle scuse, anche sciocche, per le sue scelte e azioni imperfette. È un uomo al quale non manca apparentemente nulla ma che si sente perennemente incompleto e fuori luogo. Prende delle decisioni senza mai esserne pienamente convinto e cercando di tenere aperte, magari un po’ nascoste, altre possibilità.
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Haber racconta di come abbia da subito sentito molto affine il personaggio di Zeno Cosini, tanto da inserire episodi autobiografici nello spettacolo. Questo intreccio tra realtà e finzione sottolinea, secondo il regista Paolo Valerio, «l’originalità della vita» stessa.
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