Crimine ambientale in Brasile:
tonnellate di veleni
riversati nel Rio Doce

A Mariana, nello stato di Minas Gerais, in Brasile, due dighe contenenti 60 milioni di tonnellate di rifiuti minerari tossici sono crollate, dando luogo al peggior disastro ambientale mai accaduto nella storia del paese.

Vista aerea del villaggio di Bento Rodrigues (Douglas Magno/AFP/Getty Images)

Vista aerea del villaggio di Bento Rodrigues (Douglas Magno/AFP/Getty Images)

Il 5 novembre scorso il Rio Doce, un fiume lungo 800 km che attraversa il Brasile e sfocia nell’Oceano Atlantico, è stato invaso dagli scarti minerari provenienti da due enormi dighe di proprietà della compagnia di estrazione mineraria Samarco, collassate probabilmente a causa dell’eccessivo carico a cui erano sottoposte. Una marea rossastra, composta perlopiù da sostanze chimiche impiegate per eliminare le impurità dai minerali estratti, si è riversata nel “Fiume Dolce”, una delle principali fonti d’acqua del paese, nonché sostegno per i pescatori e habitat naturale di moltissime specie animali e vegetali, incluse alcune ad alto rischio di estinzione, come le tartarughe marine. Il bilancio della catastrofe è pesante: più di 10 persone hanno perso la vita (i dati sono ancora incerti), 300.000 sono rimaste senz’acqua potabile, 500 chilometri di acque fluviali sono state contaminate e i dispersi sono ancora molti.

Un tempo rifugio di popolazioni indigene e incorniciato dalla maestosa foresta amazzonica, purtroppo il Rio Doce viene oggi considerato una discarica. Il distretto di Minas Gerais è ricco di minerali e in questa zona viene estratto circa il 10% del ferro di tutto il Brasile. Il suo sbocco diretto nell’Oceano Atlantico lo rende il candidato ideale per il transito dei mezzi che trasportano i minerali, oltre che lo scarico perfetto per tutti i rifiuti derivanti dalla loro estrazione.

Dietro al nome Samarco si celano due colossi dell’industria mineraria: l’anglo-australiana BhpBilliton e la brasiliana Vale. Quest’ultima, che da più di settant’anni opera nel paese, ha scatenato l’ira dei brasiliani, dato che non si è espressa sull’incidente, se non con un laconico comunicato di cinque frasi a distanza di 24 ore dall’accaduto. Il sindaco di Mariana, Duarte Junior, che ha coordinato le prime operazioni di emergenza, ha commentato all’agenzia Reuters: «Samarco è semplicemente un nome fittizio […] Bhp e Vale devono assumersi la responsabilità di questa tragedia». Sebbene le cause del disastro siano ancora da definirsi, si sa con certezza che nel giorno in cui è accaduto erano in corso dei lavori di ampiamento della struttura, nonostante un rapporto del 2013 avesse già messo in evidenza la precarietà della struttura. Nonostante si possa parlare di una Fukushima brasiliana, i nostri mezzi di informazione non sembrano interessati all’accaduto. Proprio il legame di Vale con il governo brasiliano potrebbe essere la causa della scarsa risonanza della tragedia nei media: la corporazione ha infatti sponsorizzato il Partido dos Trabalhadores, attualmente al governo, alle elezioni del 2014.

Nei fanghi che hanno invaso il fiume sono presenti metalli nocivi per l’ambiente come il cromo, il mercurio, l’arsenico e la manganese. I danni che queste sostanze possono creare all’ecosistema sono gravi: animali e piante muoiono per avvelenamento, il pH dell’acqua potrebbe cambiare e potrebbero esserci delle conseguenze per la fertilità dei campi. Una prima valutazione approssimativa della Deutsche Bank stima intorno ai due miliardi di euro la cifra necessaria per riparare i danni causati dal disastro. Ma l’ecosistema del Rio Doce non sa che farsene dei soldi. Noncurante delle assicurazioni, delle banche e delle stime, la corrente trasporta una distesa infinita di pesci e altri animali senza vita. Inermi, coperti di fango, sembrano fatti di argilla. Gli abitanti sono sgomenti e non credono ai propri occhi. I video pubblicati su internet mostrano tutta la loro disperazione: «Non si è salvato niente. È tutto morto» sono frasi che ricorrono in molti dei filmati. Pressappoco le stesse parole pronunciate dal fotografo brasiliano di fama mondiale Sebastiao Salgado in un’intervista rilasciata al quotidiano O Globo. In un’intervista alla BBC, Andres Ruchi, il direttore della scuola di biologia marina di Santa Cruz, ha dichiarato che una volta giunto alla foce del fiume, e quindi nell’Oceano Atlantico, il fango potrebbe avere un impatto devastante sulla vita degli animali marini. Tartarughe, delfini e balene vengono qui a nidificare e a procurarsi il cibo, ma forse non sarà più possibile: «Il flusso di nutrienti nell’intera catena alimentare in un terzo della regione sudorientale del Brasile e in metà dell’Atlantico meridionale sarà compromessa per almeno 100 anni», ha detto.

uova tartarughe

La popolazione però non è rimasta a guardare: dato che questo è il periodo della riproduzione di pesci e tartarughe, i brasiliani si sono rimboccati le maniche e hanno raccolto le uova delle tartarughe per incubarle. Molti pesci invece sono stati trasportati al sicuro all’interno di contenitori. Sono anche stati disposti circa 9 km di barriere galleggianti, simili a quelle impiegate negli incidenti con versamento di petrolio, per cercare di arginare il fango e preservare il più possibile flora e fauna.

La multa per la società Samarco è stata stabilita in un miliardo di reis, circa 200 milioni di euro. I soldi verranno impiegati per coprire i costi delle prime operazioni di bonifica e per risarcire le famiglie colpite. Si tratta comunque di una cifra irrisoria, ben lontana dal rappresentare un adeguato compenso per i danni creati all’ambiente e alla popolazione.

 

 

 

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