Di episodi storici interessanti e poco menzionati ce ne sono tanti. Tra questi rientrano a pieno titolo alcuni particolari movimenti popolari verificatisi tra il 1200 e il 1300, nel cuore dell’Europa. In almeno tre occasioni diverse, tra il 1212 e il 1320, sedicenti movimenti crociati – senza autorizzazione né di pontefici né di re – si sono messi in marcia, con obiettivi diversi, rispondendo ufficialmente a presunte chiamate divine o a sentimenti – diremmo oggi – populisti. Nessuna delle tre iniziative, sia chiaro, è finita bene.
Si tratta della cosiddetta “crociata dei fanciulli”, un evento verificatosi nel 1212, dai contorni ancora sfumati e a tratti leggendari, della “crociata dei pastori”, partita dalla Francia nel 1251, e di un’ulteriore “crociata dei pastori” o “pastorelli”, avvenuta nel 1320 con l’intento di giungere in Spagna. Come già detto, non furono eserciti regolari o crociate indette dalla Chiesa o dalle monarchie europee, bensì insoliti moti popolari sorti in epoche complesse, all’ombra delle grandi spedizioni militari dei re, che nel frattempo si svolgevano oltremare.
I precedenti
Come menzionato in precedenza, quando si parla di crociate, inevitabilmente, si pensa a grandi eserciti di cavalieri che attraversano il mare, giungono in Oriente, in Terra Santa, combattono, muoiono e conquistano, capeggiati da re e nobili valorosi, partiti con la benedizione papale e con propositi più o meno cristiani. Caso a parte, probabilmente, la cosiddetta “crociata dei pezzenti“, del 1096, guidata da Pietro l’Eremita.
Facendo seguito al discorso (male interpretato) del pontefice Urbano II durante il Concilio di Clermont, la crociata di Pietro l’Eremita era partita spontaneamente, senza adeguati armamenti e rifornimenti, finendo annientata o quasi dai musulmani. Il discorso di Urbano II, in realtà, menzionava esclusivamente la richiesta di aiuto per Costantinopoli da parte dell’imperatore bizantino Alessio I Comneno e finì per diventare una chiamata alle armi più generica contro gli infedeli per liberare la Terra Santa.
Una volta chiusa quella brevissima e nefasta parentesi della crociata del 1096, le successive – anche se quasi tutte conclusesi con un nulla di fatto – furono vere e proprie spedizioni militari di grandi proporzioni. Tra i partecipanti ricordiamo Goffredo di Buglione, Baldovino, i grandi sovrani come Federico Barbarossa, Riccardo Cuor di Leone, Filippo di Francia, poi Federico II di Svevia e molti altri nobili, vassalli e cavalieri. Tutte crociate approvate dal pontefice.
La crociata dei fanciulli (o degli innocenti): la visione di Stefano, il raduno a Saint-Denis e l’atteso miracolo del mare
Quello che, secondo le ricostruzioni storiche più verosimili, accadde invece nel 1212 presenta tratti distintivi del tutto peculiari. Una vicenda più simile, per certi aspetti, a quella che sarà nel XIV secolo l’avventura di Giovanna d’Arco, piuttosto che a una vera crociata. Il tutto sarebbe partito da un giovane, tale Stefano di Cloyes che, lasciato il suo villaggio, si sarebbe presentato dal re, Filippo Augusto di Francia, con una presunta lettera consegnatagli da Dio, il quale gli avrebbe chiesto di partire per una crociata.
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Del tutto diffidente, il re, dopo una breve consultazione con alcuni ecclesiastici vicini alla corte, avrebbe spedito Stefano a casa, raccomandandogli – o forse intimandogli – di desistere dal suo delirante progetto. Nulla da fare. Egli raccolse invece numerosi giovani (le leggende parlano anche di giovanissimi o addirittura bambini), dopo numerose predicazioni nei pressi dell’abbazia di Saint-Denis. Qui storia e leggenda si sono spesso fuse. Secondo alcune ricerche, i seguaci di Stefano di Cloyes confluirono in massa nei pressi di Saint-Denis, senza tuttavia voler raggiungere il mare per una crociata, disperdendosi in seguito agli ordini del re.
La leggenda, invece, sostiene che Stefano avrebbe insistito, conducendo la sua improvvisata truppa (o quello che ne restava) verso il porto di Marsiglia, spiegando che Dio gli avrebbe promesso di spalancare il mare, come per Mosè, facendoli giungere a piedi in Terra Santa. Inutile dire che il mare non si aprì (sempre secondo le ricostruzioni più spinte). Molti dei partecipanti avrebbero abbandonato Stefano, tornando indietro. Il condizionale, in questo caso soprattutto, è d’obbligo, perché la vicenda di questo moto popolare e delle sue vicissitudini è ancora in larga parte incerta.
Naufragi, schiavitù e la possibile spedizione tedesca
Stefano di Cloyes e la brigata dimezzata avrebbero poi ottenuto spazio su alcune navi mercantili dirette ad Oriente; alcune di esse, stando ai racconti, sarebbero naufragate, colpite da una tempesta, mentre altre sarebbero finite in mani musulmane, con gli occupanti ridotti in schiavitù. La vicenda, con tutta probabilità, si è mescolata con i racconti relativi a una spedizione coeva, partita però dalla Germania, incitata da tale Nikolas, un pastore. La spedizione popolare tedesca avrebbe raggiunto prima l’Italia e poi si sarebbe imbarcata. Potrebbe trattarsi, quindi, di due fatti analoghi ma separati: quello francese e quello tedesco.
Una falsa etichetta
Non vi sono prove di una possibile continuazione della crociata di Stefano di Cloyes da Saint-Denis a Marsiglia. Quanto alla definizione di “crociata dei fanciulli“, il nome sarebbe frutto di un errore evidente per gli storici. La definizione latina “pauper” (povero), quindi “crociata di poveri”, sarebbe stata confusa in alcune fonti con “puer” (fanciullo). Niente bambini-soldato, dunque!
La crociata dei pastori del 1251: “Salviamo il re!”
Un caso di crociata “spontanea” del tutto particolare, simile a quella francese di Stefano, si è verificata sempre in Francia, ma nel 1251. Erano gli anni della settima crociata, combattuta in Egitto, col re di Francia, Luigi IX, impegnato direttamente. Suo malgrado, il sovrano fu catturato dai nemici il 6 aprile del 1250, a Damietta. La crociata dei pastori – altro esperimento fallito già in partenza – aveva come obiettivo la liberazione del re. Dopo un appello – come quello di Stefano di Cloyes a Saint-Denis – durante la Pasqua del 1251, una massa di straccioni, vagabondi, mendicanti, contadini e pastori si riunì alla volta di Parigi.
Una massa fuori controllo: violenze e saccheggi in Francia
Si parla di numeri che vanno dalle 20 mila alle 50 mila persone. Una massa impressionante, che rischiava di mettere in subbuglio la Francia e l’ordine costituito, non risparmiando villaggi e città anche da rapine, saccheggi e violenze, dato che in larga parte questa massa di gente era costituita anche da delinquenti, facinorosi e vagabondi, armati di coltelli, forconi e asce. Inizialmente, l’autoproclamatasi crociata per liberare il re, trovò la simpatia della regina Bianca di Castiglia, reggente di Francia per conto del figlio, il prigioniero re Luigi IX.
Tuttavia, l’incertezza e il pericolo della situazione, spinse in conclusione il pontefice di Roma a convincere la regina Bianca a far disperdere dall’esercito regio la massa di facinorosi e incontrollabili vagabondi giunta a Parigi. Così fu. Luigi IX venne liberato ugualmente, nel 1254, dietro pagamento cospicuo. La crociata dei pastori si lasciò dietro caos, distruzioni e devastazioni. Per via dell’opposizione trovata presso gli ecclesiastici e i vescovi francesi, la crociata dei pastori non esitò a saccheggiare, colpire e distruggere anche chiese ed edifici ecclesiastici nel territorio del regno.
La nuova crociata dei pastori del 1320 in marcia verso la Spagna
Ogni volta che a scuola abbiamo studiato la storia non è mai mancata la tappa obbligata, sui manuali, della famosa crisi del Trecento. Quel secolo, per il Medioevo, fu tremendo. Freddo più intenso del solito, raccolti distrutti, carestie, poi la peste del 1348, che sterminò una larga fetta della popolazione europea. Più paura, più fame, più malcontento. Inutile dire, quindi, che il Trecento fu soprattutto un secolo di rivolte e di contadini e allevatori in subbuglio.
Proprio in questa cornice drammatica – economicamente e socialmente – ha luogo un’altra esperienza popolare piuttosto insolita, che chiamiamo ancora col nome di “crociata dei pastori“. Stavolta è il 1320 e un nutrito gruppo di contadini, pastori e popolani – incitati e convinti da alcuni predicatori – si convinsero di dover organizzare una crociata, stavolta diretta in Spagna, per scacciare i musulmani che occupavano la penisola iberica. Nel maggio di quell’anno la massa incontrollata raggiunse Parigi. Il loro intento era appellarsi al re per avere la sua guida. Nulla di fatto. Il re li lasciò alla porta, cercando di bagnare le polveri. Giunta la notizia a Roma, il pontefice Giovanni XXII scomunicò i partecipanti all’ennesima autoproclamatasi crociata. Solo quelli autorizzati dal papa potevano dirsi crociati e vestire la croce!
Devastazioni, scomunica e distruzione finale
Poco importò ai partecipanti, intenti a proseguire nel loro progetto. L’idea di fondo dell’armata improvvisata era quella di seguire il Cammino di Santiago, raggiungendo la Spagna e scontrandosi con i musulmani (probabilmente le avrebbero prese anche da loro!). Non ci arrivarono mai. Sicuramente, quando passarono per Parigi, il re sottovalutò il pericolo, senza provvedere a fermarli subito. La massa popolare in marcia verso occidente devastò diversi villaggi, creando scompiglio in numerose province francesi. Puntò persino su Marsiglia e verso il palazzo papale di Avignone. Senza possibilità di indugiare oltre, il re, Filippo V di Navarra, gli mandò contro l’esercito regio, al comando di Aimeric de Cros. L’armata di pastori e contadini fu distrutta. Si chiuse così l’ennesimo stravagante episodio della crociata “abusiva”.
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