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E-waste: l’altra faccia
del progresso tecnologico

4 minuti di lettura

Lo smaltimento dei rifiuti elettronici è una delle grandi sfide della contemporaneità: l’80% di quelli prodotti in occidente vengono mandati nei paesi in via di sviluppo, in totale mancanza di qualsiasi norma di sicurezza. Eppure potrebbero essere, anche per noi, una grande risorsa.

e-waste

Per molti di noi, E-waste è un termine sconosciuto. Anche nella sua traduzione italiana RAEE (Rifiuti e Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) non è immediatamente chiaro di cosa si stia parlando. In breve, con rifiuti elettronici, E-waste o RAEE si intende tutta la spazzatura composta da elettrodomestici, computer, telefonini, apparecchi tecnologici in genere. Ad ogni modo, anche nel caso in cui si identifichi l’oggetto del discorso, spesso non è evidente perché lo si debba menzionare. Il tema non è di certo uno dei più chiacchierati, ma necessita di attenzione, perché è una delle grandi sfide della contemporaneità.

Di questi tempi si fa un gran parlare di ecologia, raccolta differenziata, rispetto per l’ambiente, economia sostenibile, riciclo, riuso ed è senza dubbio un bene che l’attenzione di noi terrestri sia finalmente rivolta alle condizioni in cui versa l’unica casa di cui disponiamo. In questo scenario, però, l’E-waste si colloca come un gran mucchio di polvere nascosta sotto il tappeto.

Sì, perché circa l’80% dei rifiuti elettronici prodotti nei paesi cosiddetti sviluppati non viene riciclato, ma viene spedita alle nazioni del terzo mondo o in via di sviluppo. Ogni anno, circa 5 milioni di tonnellate di RAEE prodotte in Europa sono smaltite in maniera illegale o, più frequentemente, esportate di contrabbando sotto le mentite spoglie di apparecchi elettronici usati e riutilizzabili. Questi dati provengono da una ricerca sul funzionamento del mercato dei RAEE denominata Countering WEEE Illegal Trade (CWIT), presentata nel novembre scorso a Roma da Pascal Leroy, segretario generale del WEEE Forum.

Le destinazioni preferite sono Cina, India, Pakistan, Nigeria, Ghana… più lontano è, meglio è. D’altra parte non è così che noi occidentali interpretiamo il rifiuto? Quando qualcosa non serve più, lo si butta in pattumiera: ci penserà qualcun altro a disfarsene. Il fatto è che i rifiuti elettronici sono altamente rischiosi e complicati da gestire, liberarsene spedendoli verso paesi che non dispongono delle tecnologie necessarie per smaltirli porta a conseguenze orribili sia per le persone che se ne occupano sia per l’ambiente circostante. È come costringere qualcuno che non sia un artificiere a disinnescare una bomba, senza averlo prima istruito su come si fa né averlo equipaggiato a dovere o informato dei rischi che corre. Come se non bastasse, una volta approdati in queste terre lontane, i RAEE vengono acquistati da ditte fuorilegge che allestiscono enormi discariche a cielo aperto e assoldano manodopera a basso costo per recuperare i metalli preziosi contenuti nei rifiuti.

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Yuri Cascasi

Nato nel 1991, laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università degli Studi di Milano. Molte passioni si dividono il mio tempo, ma nessuna riesce a imporsi sulle altre. Su di me, invece, ci riescono benissimo.

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