donne Templari

Ermengarda di Oluja e le sorelle templari

Dalle cronache medievali ai documenti d’archivio, emergono figure femminili dimenticate: sorelle, badesse e nobildonne al servizio del Tempio.
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Quando si parla di Medioevo, spesso e volentieri, si tirano in mezzo i cavalieri Templari. Si tratta di un tema spigoloso per gli storici e per gli stessi medievisti. Sull’intrigante e a tratti misteriosa storia dell’ordine di monaci-guerrieri a difesa del Santo Sepolcro, accusati poi di eresia, processati e condannati al rogo, si dice sempre troppo. Le numerose leggende sui Templari spingono gli storici alla cautela massima. Ma le vicende dell’ordine templare hanno ancora tanto da raccontare, anche d’inatteso.

Sono mai esistite delle donne Templari? L’ordine monastico-cavalleresco ha mai concepito figure femminili con ruoli specifici? In questo articolo proveremo a capirlo, abbandonando miti e leggende e cercando tracce storiche reali e comprovate, per capire quale fu il rapporto tra Templari e il mondo femminile. Chi era Ermengarda di Oluja? In Spagna è esistita una precettrice templare? E vi sono stati casi analoghi altrove?

Incontro tra Baldovino II e i primi Templari, ai quali viene donata la sede a Gerusalemme

Chi erano i Templari

Dopo la prima conquista crociata di Gerusalemme, con Goffredo di Buglione nel 1099, si formò – quasi spontaneamente – un gruppo di uomini che per vocazione decise di rimanere a Gerusalemme a presidiare i luoghi santi. Questo gruppo di cavalieri – il cui nome “Templari” deriva dal Tempio di re Salomone a Gerusalemme – inizialmente formato da pochi cavalieri, crebbe rapidamente, portandoli a diventare, nel giro di alcuni decenni, l’ordine più potente del Medioevo. L’ordine, non ancora ben organizzato né riconosciuto, mosse i primi passi intorno al 1119-1120.

Inizialmente abituati a vivere come frati, i Templari – anche per trascorsi di vita in taluni casi militareschi, dato che molti erano cavalieri provenienti dall’Europa – vennero chiamati alle armi per difendere la Terra Santa, pur mantenendo uno stile di vita monastico. Ma monaci combattenti non si erano mai visti. A canonizzarne l’esistenza fu, nel 1129, Bernardo di Chiaravalle, che ne scrisse la regola (Laude Novae Militia) giustificando l’impiego anche militare dei monaci Templari ed affinando la concezione teorica e teologica di “guerra santa” e quindi di “guerra giusta”.

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Affresco con riferimenti ai Templari, Perugia

L’ordine templare fu un’assoluta innovazione per quei tempi. Come molti storici qualificati hanno sottolineato, i Templari incarnavano tre ruoli sociali che normalmente nel Medioevo erano sempre e forzatamente distinti: oratoes (monaci), bellatores (guerrieri) e laboratores (lavoratori). Sì, i Templari pregavano, vivevano in comunione come monaci, senza possedere nulla di personale, ma combattevano anche come cavalieri e svolgevano compiti di lavoro per il sostentamento dell’organizzazione, delle precettorie e delle commende.

L’ordine templare sopravvisse a lungo, distinguendosi più volte anche in battaglie complesse in Terra Santa o in generale nel Medio Oriente e accumulando feudi e ingenti ricchezze. Tra il XIII e il XIV secolo, però, furono investiti appieno dalla tempesta della lotta tra monarchia e papato, che raggiunse il culmine con le vicende tra Papa Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello, re di Francia. Con un pretesto, imbastendo un processo farlocco, Filippo fece condannare i Templari per eresia – puntando anche alle loro corpose ricchezze – prima imprigionandoli e poi destinandoli al rogo, senza attendere un responso definitivo dalla Santa Sede.

L’arresto di Bonifacio VIII, durante lo scontro con Filippo IV il Bello

Il ruolo delle donne nell’ordine e il divieto del 1129

La questione storica delle donne tra i Templari è complessa. La tradizione e l’impostazione stessa dell’ordine è prettamente maschile. Un ordine “solare” diremmo simbolicamente, agli ordini diretti del pontefice; un ordine di uomini monaci e guerrieri al tempo stesso. Affrontare il quesito della presenza femminile tra i Templari, dunque, è doppiamente spigoloso: da un lato per la già complessa e forse troppo romanzata storia dell’ordine, dall’altro poiché formalmente le donne furono escluse dai Templari, specialmente dopo la regola di Bernardo del 1129, durante il Concilio di Troyes.

Bernardo di Chiaravalle in un codice medievale di XIV secolo

Niente donne perché sono una tentazione. Per le donne erano previste, come sappiamo, specifiche regole monastiche (si pensi alle Clarisse), ben separate dai contesti maschili. Ma, come dicevamo in apertura, la storia dei Templari non smette di sorprenderci. Non soltanto vi furono donne Templari – prima e dopo il divieto del 1129 – ma talune ebbero anche ruoli organizzativi e di responsabilità all’interno delle commende templari. Basti pensare che, ancora nel 1324, diversi anni dopo la chiusura dell’Ordine del Tempio, monache del monastero cistercense di Muhlen rifiutavano di abbandonare la regola templare.

La pergamena di Chinon, sul processo ai Templari

Si tenga presente che prima della regola – che evidentemente è servita a colmare il vulnus ordinamentale – sono esistiti numerosissimi casi di donne che convivevano nelle dimore templari con gli uomini. Bisogna sottolineare, infatti, che i Templari non erano ecclesiastici né monaci a tutti gli effetti. Alcuni sì, ma non tutti. Generalmente mantenevano lo stato di laici. Pertanto, potevano avere delle compagne (almeno all’inizio) o coabitare semplicemente con consorelle (sorores) appartenenti all’Ordine del Tempio. La regola, dopo il 1229, vietò la cosa, proibendo la convivenza con le donne e rimarcando la necessità del voto di castità, anche per i Templari.

Raffigurazione di religiose nel Medioevo

Prima, dunque, esistevano dimore miste di Templari: donne e uomini insieme. L’ordine degli Ospitalieri (Malta) e l’ordine teutonico ammettevano donne, ma soltanto in dimore separate, cosa che faranno in seguito i Templari. La presenza di numerose sorores templari sparse per il mondo ci fa dubitare che la presenza femminile fosse un tabù per l’ordine monastico-cavalleresco. Ne abbiamo esempi in Spagna, in Francia, in Italia (San Iacopo in Campo Corbolini di Firenze).

Le precettrice Ermengarda di Oluja, suo marito Gombaldo, i casi di altre consorelle

Caso del tutto particolare fu quello di una donna, Ermengarda di Oluja, della località di Barberà, in Catalogna. Nel 1196, Ermengarda e suo marito, Gombaldus de Oluja, entrano nell’Ordine del Tempio. Ai Templari i coniugi donano anche i loro terreni, il castello, la cittadina di Vallfogona. Gombaldo, che fu signore di Queralt, morirà entro il 1201. In alcuni documenti Ermengarda di Oluja viene citata come commendatrice (preceptrix) della dimora templare di Rourel, dipendente da Barberà.

Chiesa templare di Barberà, Catalogna

I documenti definiscono sempre Ermengarda “sorella della cavalleria del Tempio”. Nel 1197, un anno dopo, un’altra donna risulta entrare nei Templari, della stessa comunità di Ermengarda, una tale Titboga, che diventerà sorella Templare a tutti gli effetti. Con tutta probabilità, anche questa Titboga dovette essere di analoga estrazione sociale di Ermengarda. Quest’ultima, tuttavia, non va confusa con Ermengarda di Narbona (francese), viscontessa a capo di truppe anche templari e ospitaliere discese in Spagna durante le crociate contro i musulmani. Si tratta, in quel caso, di un’omonima.

San Giorgio e il drago, Chiesa di San Giacomo in Campo Corbolini (Firenze). San Giorgio è storicamente simbolo dei cavalieri e della vittoria del bene sul male.

Quelli di Ermengarda di Oluja e di Titboga, ovviamente, non furono casi isolati. Oltre al già citato San Giacomo in Campo Corbolini, a Firenze (convento femminile templare) si può segnalare la casa templare di Lange, in Francia, nella quale ci risulta vi sia stata almeno una sorella nel 1178. All’inizio del XIV secolo ci viene segnalata anche Adelheid von Wellheim, della diocesi di Eichstat, in Baviera, ex moglie di un Templare che decise di rimanere nella dimora dell’Ordine a vita.

Sigillo dell’Ordine del Tempio. Due cavalieri sullo stesso cavallo, allegoria di povertà e umiltà.

Generalmente, quasi tutte queste donne non entrarono nei Templari come sorelle “ufficiali”, ovvero iniziate, ma come consorelle, mogli, compagne di cavalieri o nobildonne donatrici di feudi e terreni, devote e fedeli. Nella pratica, poi, specialmente nel caso di suore, monache o badesse, risultarono a tutti gli effetti aderenti alla regola templare – certamente non in ambito militare, ma amministrativo e religioso – e talvolta alla guida di vere e proprie domus dell’ordine sparse per l’Europa. Si tratta di storie ancora poco esplorate, di personaggi femminili talvolta dimenticati o volutamente trascurati, ma che uno studio più attento ci restituisce in tutto il loro fascino storico.

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RIFERIMENTI:

  • Malcom Barber, La storia dei Templari
  • Alain Demurger, I Templari
  • Jonathan Philipps, Sacri guerrieri
  • Simonetta Cerrini, La passione dei Templari
  • Jacopo Mordenti, I Templari. Storia di monaci in armi
  • Gombau II di Oluja – Wikipedia
  • Jacques Le Goff, L’uomo medievale
  • Maurizio Santi, Le sorores templi, ddedalo.it

Paolo Cristofaro

Classe 1994, laureato in Scienze storiche all'Università della Calabria. Docente di Italiano, Storia e Geografia nelle scuole medie statali. Giornalista pubblicista.

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