Dal 27 settembre 2025 al 1 marzo 2026 il Mart di Rovereto ospita Eugene Berman. Modern Classic, la più ampia retrospettiva mai dedicata all’artista russo naturalizzato americano, protagonista della scena neo-romantica del XX secolo. L’esposizione, ideata da Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Scungio e curata da Ilaria Schiaffini, Peter Benson Miller, Denis Isaia e Sara De Angelis, offre un percorso completo attraverso le tre fasi principali della carriera di Berman: Parigi negli anni Venti e primi Trenta, gli Stati Uniti tra il 1935 e il 1957 e Roma dal 1958 fino alla sua morte nel 1972.
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Un artista poliedrico
Artista, intellettuale cosmopolita e poliedrico, Berman fu pittore, scenografo, costumista, illustratore e fotografo dilettante, collezionista di reperti archeologici e oggetti d’arte provenienti da tutto il mondo. Nato a San Pietroburgo nel 1899 e costretto a fuggire dalla rivoluzione bolscevica, l’artista compie i suoi primi studi a Parigi, dove entra in contatto con i movimenti post-impressionisti e con la scena surrealista internazionale. Girò poi l’Europa e gli Stati Uniti, trovando stimoli e influenze molto diversificati, per poi stabilizzarsi a Roma negli anni Cinquanta, dove morì nel 1972.

La mostra
L’esposizione raccoglie oltre cento dipinti, un numero equivalente di carte, documenti, taccuini e fotografie d’archivio, affiancati da reperti archeologici e antichità collezionati dall’artista. Il percorso cronologico consente di seguire lo sviluppo della sua poetica, dalla modernità parigina, influenzata dai Nabis e dal surrealismo, alla classicità italiana approfondita a Roma. Due sezioni di approfondimento esplorano, da un lato, il gruppo dei neo-romantici, di cui Berman fece parte insieme al fratello Leonid, a Christian Bérard e Pavel Tchelitchew, e dall’altro le relazioni dell’artista nella capitale italiana, dove collaborò e si confrontò con Corrado Cagli, Alberto Savinio, Fabrizio Clerici, Leonor Fini, Carlye Bro e Piero Fornasetti. Fondamentale per Berman fu l’Italia, paese dove il viaggio e la memoria storica, dalla classicità al Barocco, diventano protagonisti delle sue opere: le tele, le illustrazioni e i lavori teatrali testimoniano una fusione tra esperienza contemporanea e riferimenti alla tradizione artistica e letteraria, in dialogo con autori come Giorgio de Chirico e con i grandi itinerari del Grand Tour.
Oltre alla pittura, la mostra evidenzia la straordinaria poliedricità di Berman come scenografo e costumista. Il suo lavoro per il Metropolitan Opera di New York, il New York Broadway Theatre, i Ballets Russes di Montecarlo, il Teatro La Scala di Milano e altre importanti istituzioni mostra il suo talento nel tradurre la visione pittorica in progetti scenici di grande successo, tra cui le produzioni di Romeo and Juliet di Antony Tudor (1943) e Don Giovanni di Mozart (1957). La retrospettiva comprende anche una selezione di illustrazioni editoriali per riviste come Town & Country, Vogue America e Life, oltre a cataloghi, programmi di sala e materiali fotografici. L’archivio dell’American Academy in Rome completa il quadro con scatti di viaggio in Messico, Egitto, Libia e diverse località italiane, dialogando con immagini di celebri fotografi coevi e con cartoline, ritagli di giornale e album storici, creando un vero e proprio atlante visivo della memoria. Tra gli oggetti esposti figurano reperti etruschi, villanoviani, greci, romani, precolombiani e africani, provenienti dalle collezioni private di Berman e dai fondi statali italiani. Modern Classic restituisce così la figura di un artista cosmopolita e innovativo, capace di coniugare il fascino del passato con la modernità, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e multidisciplinare che celebra la sua eredità nel panorama dell’arte internazionale del Novecento.
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