Tra ironia e verità: Giorgio Gaber e il ritratto dell’uomo imperfetto

Più che offrire risposte, Gaber ha saputo smascherare pose, conformismi e autoinganni collettivi. Nei suoi testi, tra ironia e disincanto, l’uomo resta incompiuto: forse è questo che continua a renderlo così vero.
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Giorgio Gaber, all’anagrafe Giorgio Gaberscik, è stato un cantautore poliedrico, un artista versatile e istrionico che ha con le sue parole descritto l’Italia in maniera assolutamente vera e puntuale. Una verve ironica ed una satira mai volgare hanno caratterizzato la produzione di questo grande artista milanese. Con il suo amico di una vita Sandro Luporini, ha fin da subito creato “per divertimento” testi per cui “il mondo” non era ancora pronto.

Quando i tempi furono maturi, Luporini e Gaber diedero vita invece al Teatro Canzone. Tale genere è una contaminazione di teatro, musica e poesia, in cui al centro di tutto c’è semplicemente lui, Gaber e una sedia. Il Signor G – il personaggio di Gaber ma non solo – ci ha restituito un quadro a volte drammatico, altre umoristico, in generale sempre profondamente veritiero di ciò che siamo. Arcana Edizioni ha pubblicato tre volumi a opera di Fabio Barbero dedicati proprio al teatro canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Il terzo volume, Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la Fine della Secondo Millennio racconta gli ultimi dodici anni di attività di Gaber.

La G di Giorgio Gaber che sta per gente

All’interno del volume si ricostruiscono con maestria gli spettacoli e le riflessioni del cantautore; anche alla luce di alcuni luoghi comuni da smontare. Gaber si trovava nei suoi spettacoli teatrali da solo su un palco di fronte ad un pubblico. Un pubblico che sapeva conquistare, che – come brillantemente ha sempre fatto Dario Fo – faceva divertire, ridere per poi portarlo alla riflessione. E al pari dei giullari che il Premio Nobel ha ripreso, dileggiava il potere, demistificava la realtà e la società. Ciò senza mai ergersi a giudice perfetto, no, il Signor G è prima di tutto imperfetto. Questo personaggio ha una G che non reca mai, graficamente, un punto finale poiché non è un’abbreviazione di Giorgio o di Gaber, non solo. La G sta per Gente. Il quadro che ci offre il cantautore è quello dell’uomo comune, fragile, a volte stolto, impaurito senza motivo o a ragion veduta. Un uomo che si guarda allo specchio con le sue mutande pervinca, medita il suicidio, ma poi realizza che c’è una fine per tutto e non è detto sia sempre la morte.

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La nascita del teatro-canzone di Gaber

La libertà, l’appartenenza, gli ideali

Gli ideali all’interno degli spettacoli gaberiani sono molteplici così come i concetti espressi; il volume raccoglie in maniera funzionale e organizzata proprio quell’universo che coincide con la “maturità” dei lavori di Luporini e Gaber. Tutti conoscono canzoni come Destra-Sinistra, che Luporini racconta di aver composto insieme a lui durante un dialogo. Erano soliti lavorare così: delle conversazioni, normalissime, come si fanno tra amici, dalle quali veniva poi l’ispirazione per comporre. I luoghi comuni di destra e sinistra si fondono in un cavallo di battaglia immortale, che denuncia la mancanza di ideali i quali vanno in secondo piano oramai.

Eppure libertà è partecipazione, dobbiamo partecipare alla vita non solo politica, alla vita umana, degli uomini. Dovremmo appartenere, dovremmo essere un gruppo, non una massa senza più l’individuo (cosa che Gaber teme e denuncia, ad esempio ne Il conformista), ma un individuo che lotta per essere davvero umano. Essere umani significa non temere l’altro, come ci racconta il brillante monologo La paura, ma pensare empaticamente.

La generazione che ha perso

Uno degli elementi più originali del volume è il fatto che dedica un grande spazio all’ultimo periodo della produzione del teatro canzone. Gaber è passato dal raccontare la disumanizzazione, gli ideali, la crisi dell’uomo fino a una nuova consapevolezza. Nell’ultimo periodo della sua vita, pensiamo a La razza in estinzione, Gaber ci ha regalato da uomo ormai anziano e sicuramente se possibile anche più maturo di prima, una drammatica cronaca di ciò che stavamo diventando. Profetiche risultano le sue parole che descrivono una gioventù incapace di realizzare una rivoluzione. La sua generazione, quella passata, quella a cui appartiene Gaber, invece aveva lottato per realizzare qualcosa, anche con una certa presunzione nel credere di poter cambiare il mondo.

Adesso che cosa ci rimane? Gaber non ha mai preteso di avere la verità in tasca, non lo pretende nessuna persona di grande intelletto come lo erano lui e Luporini. Tuttavia, ci ha fatto riflettere al punto da oggi poter ragionare su chi siamo, su dove andiamo e su cosa possiamo cercare di essere. Ecco che leggere questo volume diventa fondamentale non solo per comprendere gli artisti, ma anche l’impatto che la loro arte può ancora avere su di noi.

La voglia di andare la voglia di reagire
con quanto coraggio, con quanta paura,
con quanto coraggio, con quanta paura.
Rivoluzione, rivoluzione
la voglia di fare e di ricominciare
con tutta la rabbia, con tutto l’amore. 

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura con lode. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di due saggi dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e "La fedeltà disattesa" e della raccolta di racconti "Dipinti, brevi storie di fragilità"

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