Il colosso Mondadori – RCS è una
minaccia per la libertà di stampa

fusione-mondadorircs-L-HdGvpoL’acquisto del gruppo RCS da parte di Mondadori, controllata dal gruppo Fininvest e presieduto da Marina Berlusconi, è una svolta storica nel panorama editoriale italiano. La società di Segrate, che già possedeva le case editrici Einaudi, Piemme e Sperling & Kupfer, ora riceve in dote da RCS Rizzoli, Bur, Bompiani e Marsilio. Un colosso che si aggiudica il 38% del mercato editoriale italiano. La rimanente fetta, sebbene sia la più grossa, è composta da realtà molto frammentate. Piccole aziende non certamente in grado di tenere testa al colosso Mondadori.

marina_berlusconi_marina_mondadori_gettyPer capire bene perché questo è un enorme rischio per la libertà dei lettori e degli scrittori, nonché di tutti coloro che da questi vengono in qualche modo influenzati, bisogna chiarire bene qual è il ruolo di una casa editrice. Le case editrici sono per il lettore delle guide turistiche nell’universo letterario. Smistando stili, contenuti e autori nelle molteplici collane, danno voce a svariati pensieri e opinioni, orientando ogni tipo di lettore nella sua avventura letteraria e aiutandolo a incontrare ciò che più lo aggrada. Affinché questo meccanismo funzioni, però, dev’esserci una grande varietà di testi, cosa possibile solo con un elevato numero di case editrici. Questo perché ogni editore è più propenso a promuovere un certo tipo di contenuti rispetto ad altri, ritenendo magari che un’opera non sia in linea con il suo pensiero o che sia inadatta per il suo pubblico. Ma se tutte le uscite letterarie dovessero dipendere da un editore solo, l’assortimento dei testi disponibili sarebbe molto meno ricco, poiché tutte le opere non gradite all’editore non verrebbero pubblicate. La libertà di scelta della casa editrice andrebbe quindi a frantumare quella del lettore, imbrigliato dalle scelte editoriali del colosso, il quale non gli permetterebbe di usufruire di altri contenuti che quelli da lui approvati.

Ora, fortunatamente non siamo ancora arrivati a questo stadio, ma la situazione è ugualmente preoccupante. In una democrazia, dove dovrebbe vigere la libertà di stampa, non è accettabile che una sola azienda controlli quasi la metà del mercato editoriale, specie se ha legami estremamente forti, anzi, di sangue, con un partito politico. Vuol dire lasciare in mano a una persona sola o, perché no, a un partito politico, il potere di plasmare a piacimento le letture degli Italiani, esercitando una sorta di diritto censorio sulle nuove pubblicazioni e potendone interrompere altre ritenute scomode. È un collo di bottiglia nel quale il pensiero libero della parola scritta faticherà a entrare, indebolendone l’efficacia. Anche nell’era di internet infatti, la lettura è fondamentale per interpretare il mondo, comprenderlo nelle sue molteplici sfumature, farsi un’idea propria dei tempi che furono, interpretare quelli che viviamo e provare a immaginare quelli che vivranno altri dopo di noi. Ma per farlo abbiamo bisogno di una pluralità di opinioni, di voci fuori dal coro, di libera circolazione di idee. La parola monopolio, però, si staglia come un muro di cemento armato contro tutto ciò.

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