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James Taylor affascina e conquista Torino
nella prima data del tour italiano

5 minuti di lettura

«Sono il più grande fan di James Taylor. È il maestro della melanconia, il cantante più intonato che abbia mai sentito, anche dal vivo».

Sting

 

Foto di Pierre Hennequin
Foto di Pierre Hennequin

 

Se dovessimo riassumere in meri e freddi numeri la vita di un artista, quelli di James Taylor sarebbero davvero impressionanti: quasi 50 anni sulla scena musicale, oltre 100 milioni di dischi venduti, 5 Grammy Awards, 40 dischi d’oro, per non parlare dei tanti dischi di platino e altri importanti premi.

Abbiamo assistito al concerto di Torino il 18 aprile, il primo appuntamento del suo tour italiano, e quando lo vedi salire sul palco, salutare il pubblico, sedersi sullo sgabello con l’inseparabile chitarra, della matematica poco ti importa, quello che conta è sentire la sua voce: pulita, avvolgente, dal timbro unico. Ed è un’onda continua di emozioni veramente difficili da descrivere.

Accompagnato da una band strepitosa e da un trio di coristi in grado di creare impasti sonori intensi e precisi, Taylor ha incantato il pubblico dell’Auditorium Agnelli, esibendosi nei suoi brani più famosi, presentandoli ogni volta. Il primo non poteva che essere Something in the way she moves, quello da cui tutto cominciò nel lontano 1968, quando appena ventenne ebbe la possibilità di avere a Londra un’audizione di fronte a Paul McCartney e George Harrison che credettero nel suo talento, tanto da aiutarlo nella pubblicazione del primo disco con l’etichetta Apple Records, la casa discografica dei Beatles.

Da sinistra: Jimmy Johnson, Larry Goldings, Arnold McCuller, Kate Markowitz, James Taylor, Andrea Zonn, Michael Landau, Steve Gadd
Da sinistra: Jimmy Johnson, Larry Goldings, Arnold McCuller, Kate Markowitz, James Taylor, Andrea Zonn, Michael Landau, Steve Gadd

 

E poi Lo and Behold, Country Road, Millworker, Carolina in my mind, Shower the people, i grandi classici che lo hanno decretato come una delle voci simbolo del cantautorato intimista e malinconico degli anni ’70.

Non solo i classici però: Taylor presenta anche le splendide ballad Today today today e You and I again, presenti nel nuovo disco in uscita il prossimo 16 giugno. L’album Before This World, pubblicato dalla Concord Music, esce dopo 13 anni dall’ultimo disco di inediti, October Road, alla cui registrazione aveva partecipato anche la cantautrice italiana Chiara Civello, come corista.

Grande musica, tanta simpatia e verve da parte di questo artista che cerca la complicità del suo pubblico e scherza sul palco con i membri della band.

Durante la pausa tra la prima e la seconda parte del concerto, della quale lui stesso si è stupito facendo vedere la scaletta in un momento davvero divertente, è stato letteralmente preso d’assalto da centinaia di fan. Taylor è rimasto seduto sul palco a stringere mani, firmare autografi anche sui 33 giri originali, e a farsi immortalare nei selfie con estrema disponibilità e pazienza, ma forse più del dovuto, tanto da essere richiamato all’ordine dai coristi, mentre la band già al completo riprendeva a suonare dietro di lui.

Foto di Claudia Goyarrola
Foto di Claudia Goyarrola

 

Uno dopo l’altro successi come Stretch of the Highway, Handy Man, Fire and rain. Impossibile non lasciarsi trascinare dalla travolgente parodia di blues di Steamroller. Mexico è molto atteso e alle prime note qualche coraggioso si avvicina sotto il palco per cantare e ballare di fronte al proprio idolo, ma il servizio di sicurezza è inclemente. Ci pensano i coristi più tardi a scendere in platea e a richiamare i fan, con buona pace della vigilanza.

Siamo alle ultime battute e tutto l’Auditorium è in piedi, a battere le mani a tempo in un’atmosfera incredibile, con un crescendo di coinvolgenti emozioni, fino all’apoteosi con You’ve got a friend, il brano scritto da Carol King che lo ha reso celebre nel ’71.

Un concerto straordinario di un artista d’altri tempi, che sa trasmettere allegria e gioia di vivere. Taylor dimostra educazione e rispetto verso il suo pubblico e nei confronti dei musicisti che condividono il palco con lui. Una professionalità non comune, soprattutto ai nostri giorni.

Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte dal sito ufficiale dell’artista.

Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.

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