“Quello che vorrei capire è perché queste due attività umane, l’innamorarsi e il conoscere, mi facciano sentire veramente viva. C’è un che di elettrizzante in loro.”
Quante volte vi è capitato di sentir dire “di una persona mi affascina l’intelligenza, il suo modo di ragionare”?
Sono molte le persone che professano di non dare tanto peso all’estetica di un potenziale partner, quanto più al loro quoziente intellettivo.
Anne Carson, nel suo libro “Eros il dolceamaro“, scava nella memoria classica riprendendo filosofi come Platone e Aristotele, sostenendo che gli uomini, per loro stessa natura, tendono al sapere. L’autrice sottolinea come questa rivelazione potrebbe già essere implicita nell’impiego omerico del termine μναομαι, che significa sia “essere consapevole” che “sedurre”/”corteggiare”. Sembrerebbe quindi esserci qualche somiglianza tra il modo in cui Eros opera nella mente di un amante e il modo in cui conoscere opera nella mente di chi pensa.
Ma quanto conoscenza e eros risultano indissolubilmente legate oggi?
Nel 1998, sulla piattaforma Live Journal, l’utente WolfieBoy usò per la prima volta nella storia il termine “sapiosexual”. Creato dall’utente in quanto riteneva che non esistesse una parola per descrivere la sua situazione sentimentale, il termine non è decollato almeno fino agli anni ’10.
Nel novembre 2014, la piattaforma per incontri OkCupid ha inserito diverse nuove possibilità di orientamento sessuale: da asessuale, a fluido, fino ai sapiosessuali. Quest’ultima scelta ha permesso a milioni di utenti di dichiararsi in primo luogo attratti dalla mente e dalla personalità del partner. L’app ha dichiarato che questa introduzione aveva come unico scopo quello di migliorare l’esperienza dell’utente e di addentrarsi nel riconoscimento dell’ufficialità degli orientamenti sessuali.
Il termine sapiosessuale, derivante dal suffisso latino sapiens e l’aggettivo sessuale, indica una persona che prova attrazione romantica ed erotica in primo luogo per l’intelligenza, la cultura e le capacità cognitive di un individuo.
Il cervello è un organo erotico?
Il fatto che la sapiosessualità abbia preso piede non stupisce: molte ricerche neuro-scientifiche affermano che è la testa la vera ricchezza, ma anche fragilità, del sesso umano. Il centro del desiderio non è nient’altro che l’ipotalamo, che governa le fantasie, la lubrificazione, l’erezione. Quando si pensa al sesso, si tende ad associarlo a qualcosa di estremamente carnale, corporeo, primordiale. Un istinto animale che non ha niente a che vedere con la razionalità. Eppure, le neuroscienze negli ultimi decenni si sono dedicate molto a indagare il rapporto tra sesso e neurologia. Studi condotti sui roditori hanno evidenziato cambiamenti nella risposta dopaminergica e persino alterazioni strutturali, come un aumento della densità delle spine dendritiche nei neuroni del nucleus accumbens, un’area cruciale nei circuiti della ricompensa e dell’apprendimento. Questi risultati suggeriscono che l’esperienza sessuale possa lasciare una traccia duratura nel cervello.
La questione si complica quando si cerca di applicare queste scoperte all’uomo. La maggior parte delle evidenze riguardanti le modifiche strutturali cerebrali legate all’esperienza sessuale proviene da modelli animali, e la comunità scientifica avverte che non esistono prove altrettanto chiare negli esseri umani. Alcuni studi hanno suggerito associazioni tra esperienza sessuale, umore e prestazioni cognitive, ma molteplici fattori influenzano questi risultati, tra cui la qualità della relazione affettiva, il benessere psicologico, le condizioni fisiche, gli ormoni e il contesto sociale.
Il sesso non ha élite; o forse sì?
Ma siamo davvero sicuri che dietro la sapiosessualità non si nasconda altro? Una certa presunzione di chi si etichetta con questa appellativo?
Sicuramente il concetto di sapiosessualità è controverso, ed è per questo che è stato spesso criticato da psicologi e studiosi. In primo luogo, il concetto di intelligenza è altamente soggettivo e non univoco. Alcuni ritengono che dietro questa etichetta ci siano delle discriminazioni nascoste che riguardano la classe sociale, la cultura e l’istruzione, per non parlare di coloro che hanno disturbi dell’apprendimento.
Molti psicologi sostengono che la sapiosessualità più che un orientamento sessuale vero e proprio sia una preferenza psicologica. Sembra scontato dire che la maggior parte della gente preferisce un partner intelligente rispetto a uno meno dotato. Avete mai sentito qualcuno elogiare lo scarso intelletto della propria dolce metà?
Molto spesso un livello più alto di istruzione richiede anche disponibilità economiche maggiori, tanto che la sapiosessualità viene definita da alcuni un sessismo suburbano, una discriminazione esclusiva nei confronti di chi non ha accesso a un’istruzione “elitaria”.
In effetti, dire di essere attratti da una persona intelligente non sembrerebbe la scoperta del secolo, anche se molti che si identificano come sapiosessuali ritengono che esso sia simbolo di distinzione e separazione dalla massa.
Eppure, così non è.
Inoltre, sembra superfluo dire anche che c’è una differenza sostanziale tra l’orientamento sessuale e le preferenze personali in fatto di carattere, istruzione e inclinazioni. Coloro che si identificano nel movimento LGBTQ+ hanno alle spalle una lunga storia di violenza, oppressione, persecuzioni legali, discriminazione.
Molti psicologi hanno affermato che il termine sia estremamente ridondante: un interesse maggiore nei confronti dell’intelletto, delle conversazioni profonde, della compatibilità emotiva e cognitiva è già racchiuso nel concetto di demisessualità (o, se si vuole essere più schietti, anche semplicemente nel concetto di preferenze relazionali).
Sì alla fluidità, ma serve concretezza
Se da un lato si diffonde la fluidità, dall’altro sembra che aumenti la ricerca spasmodica di un’autodefinizione. Come se per sentirsi in pace con sé stessi si dovesse gridare al mondo: «Il sesso è mio e lo gestisco io». Oltre ogni limite: biologico, sociale, temporale. Ma, nel tentativo di mettere ordine nella miriade di sfumature si finisce per creare nuove nomenclature. Non a caso, su iheartintelligence.com si trova una guida in sei punti che aiuta a “diagnosticare” la propria sapiosessualità.
Ma si è davvero arrivati al punto in cui il proprio orientamento sessuale è diventato qualcosa da sviscerare, definire, incasellare dentro rigide sbarre dorate da cui non è permesso uscire?
Se per tutto si crea una definizione, cosa resta della meraviglia di cambiare e di evolversi?
Per quanto definire tutto sia umano, in parte per la necessità spasmodica dell’essere di darsi spiegazioni per placare i propri demoni (e forse anche quelli altrui), c’è il rischio di rinchiudersi in un vicolo senza via d’uscita.
L’intelligenza è plastica
Forse il problema principale che sorge nei confronti della sapiosessualità risale a monte della questione: va bene essere attratti dall’intelligenza, ma che cos’è l’intelligenza?
Questo è un argomento su cui gli psicologi tutt’ora discutono animatamente.
Nel corso della storia si sono susseguite diverse teorie, tra cui la più innovativa è quella di Howard Gardner che prende il nome di teoria delle intelligenze multiple.
Secondo Gardner, non esisterebbe un’unica forma generale di intelligenza, ma almeno 8 forme (intelligenza linguistica, musicale, spaziale, logico-matematica, interpersonale, intrapersonale, corporeo-cinestetica, naturalistica), ciascuna utile in determinati contesti.
Altri psicologi, invece, definiscono l’intelligenza come la capacità che un individuo ha di adattarsi a un nuovo ambiente. Lora Adair, professoressa di psicologia evolutiva dell’Università di Lione, afferma che è normale ricercare un partner con particolari doti intellettuali. Anzi, è una pratica che dura da milioni di anni.
Il concetto di intelligenza è declinabile in così tanti modi che cercare di trovare una definizione anche ad essa pare innaturale.
E se è vero, come diceva Aristotele nella sua Metafisica, che tutti gli uomini per loro natura tendono alla conoscenza, è anche vero che se si vuole che la storia continui, l’ignoto deve rimanere tale.
Forse perché, le persone che noi amiamo non sono mai, e non devono nemmeno essere, esattamente come le desideriamo.