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Fonte: rtl.it

Maturità: i nostri consigli per affrontare al meglio la versione di Latino

10 minuti di lettura

Quelli della Maturità sono e saranno, nella mente di ciascuno, giorni indimenticabili, nel bene e nel male. Se chiedete ai vostri genitori, sicuramente vi risponderanno che loro la Maturità se la sognano ancora. «Che vecchi nostalgici!», pensavamo all’epoca. Ora, invece, possiamo capire: anche noi ogni tanto sogniamo ancora la Maturità, anche se spesso sono più incubi che sogni d’oro. Sta di fatto che quel momento lascia una traccia ineliminabile nei nostri ricordi. E questo perché la Maturità è il primo grande ostacolo e – contemporaneamente – traguardo che ognuno di noi oltrepassa nella sua vita. Il primo grande esame, dopo il quale si comincia, per davvero, a essere catapultati nel mondo degli adulti e delle responsabilità, slegati sempre più dal cordone ombelicale materno, in cui mamma non è solo colei che ti ha generato, ma anche la scuola come è stata intesa fino a quel momento. Il lavoro e l’università sono ben altra cosa.

La sfida della Seconda prova alla Maturità

La Maturità è il primo momento in cui sei protagonista e padrone di te stesso, in cui sei assalito da mille sentimenti: la voglia di riscattarti da anni difficili o in cui non sei stato compreso, il desiderio di coronare un percorso di successi, l’insofferenza di finire finalmente qualcosa che non ti è piaciuto. Essa è anche l’ultimo momento di condivisione e coesione con i tuoi compagni di viaggio. Durante la Maturità in qualche ora ti giochi il tutto e per tutto, su un titolo di saggio breve, un tema di matematica o una versione. Ed ecco che arrivano a prenderti sotto braccio ansia, paura, agitazione, tremore: tutti insieme.

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La Seconda prova è la più temuta, quella caratterizzante del corso di studi, la prova che più spaventa gli studenti perché non c’è via di fuga: o la sai fare o sono lacrime, niente titoli alternativi. Al Liceo Classico la Seconda prova consiste nella traduzione di una versione, di latino o di greco. Ecco quindi alcuni consigli targati Frammenti per affrontare al meglio la Seconda Prova di Maturità Classica.

1. Non strafare

Il giorno precedente la prova, non mettetevi a tradurre in maniera ossessivo-compulsiva anche gli ingredienti dei biscotti. La secchiata dell’ultimo minuto non serve a nulla, se non a confondere le idee. Piuttosto riposatevi la mente, sicuramente stanca e sovraccarica dopo 6 ore di tema, e ripassate la grammatica, fondamentale, soprattutto per il latino.

2. Non fidarsi del toto-versione

Non è detto che se la scorsa volta c’è stato Quintiliano quest’anno il Miur non decida di farlo uscire di nuovo, perchè magari gli sta particolarmente a cuore. Dopo aver ripassato le regole dei congiuntivi e della consecutio temporum (imparatela a memoria come fosse una hit estiva), il nostro consiglio è di aver ben chiara nella mente, per ogni autore, la sua caratteristica stilistica. Fate finta che gli autori siano come le tesserine dell’Indovina Chi: ad ogni volto la sua peculiarità. Sallustio: usa le “i” al posto delle “e” e odia Cicerone, Cicerone dal canto suo borbotta lunghe frasi a matrioska, Seneca parla per massime, Tacito, maestro dell’inconcinnitas, odia Tiberio e ama Traiano (Nunc demum redit animus: “adesso si torna a respirare”, sarà il vostro motto post orale), e via dicendo.

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3. Dormire

Tisane, fiori di Bach, intrugli o pozioni magiche, usate qualsiasi mezzo vogliate ma dormite. Non serve a nulla star svegli fino a tardi a ripassare o a tradurre, il cibo della mente, oltre allo zucchero, è il sonno. Se arrivate riposati la mattina della Seconda prova, il più è fatto.

4. Fare l’analisi prima di fiondarsi sul vocabolario

Frase detta e ridetta da tutti i buoni insegnanti di materie classiche, e (quasi) sempre inascoltata. Mai dire fu più veritiero, perché il latino è prima di tutto logica. Esistono battaglie secolari tra Classico e Scientifico attorno a questa constatazione, ma così è. Il vocabolario è solo un utile strumento, non il mantra contenente le più assolute verità e soluzioni. L’unico modo per uscire dalla selva di subordinate, costrutti e congiuntivi è quello di armarsi di matite colorate e ricostruire la struttura della frase ab principale. Ragionate e chiedetevi sempre e prima di tutto:

  1. Dove sono i verbi? Qual è il verbo principale?
  2. Che caso regge questo verbo?
  3. Con cosa concorda questo sostantivo?
  4. Perché qui c’è un congiuntivo?
  5. A cosa è riferito questo pronome?

Il latino è la lingua più regolare e grammaticale che ci sia. Se procedete con calma ed ordine nulla sarà impossibile.

5. Non improvvisatevi Luciano Canfora

Nessuno pretende da voi una traduzione alla Ugo Foscolo. Non dovete scrivere un testo letterario, ma solamente dimostrare di aver compreso strutture e lessico della lingua latina. Dunque, siate letterali ed aderenti al testo, se poi nella vostra vita vorrete fare i traduttori benvenga, ma non è questo il momento di dimostrarlo. Non traducete a sentimento, ragionate sempre sulle parole e, se riuscite, pensate da romani.

6. La calma è la virtù dei forti

Avete 4 ore, usatele tutte! Senza fretta né ansie di fare a gara a chi finisce prima. Quando avete finito, controllate e ricontrollate quel che avete scritto. Se c’è una frase che non torna, lasciatela indietro e tornateci dopo: una volta finita la versione avrete un contesto più ampio su cui ragionare, che vi potrà aiutare a trovare proprio quel significato che fino a prima non avevate in mente.

7. I miracoli non avvengono

Per questo punto, tanto banale quanto cruciale, la cosa più importante è aver studiato durante i 5 anni. Copiare, riempire il dizionario di bigliettini con coniugazioni di verbi irregolari et similia, pregare tutti i santi e anche gli dei (sia con nomi greci che latini, così per star sicuri), non colmerà le lacune accumulate negli anni. Fidatevi della vostra testa e del vostro intuito, anche con un pizzico di arroganza, se serve. L’insicurezza eccessiva danneggia, così come anche i mezzucci e gli imbrogli. Anche perché, se vi scoprono, ne va della vostra intera carriera scolastica: ne vale la pena?

Detto questo un’ultima cosa: la Maturità non determina assolutamente né chi siete, né cosa farete di voi nel futuro. Essa è solamente una prima palestra di stress e pressione, che insegna come gestire i propri sentimenti, la propria ambizione, il proprio tempo e la propria organizzazione. Non vivetela con troppa ansia: quel numerino è, sì, una soddisfazione, ma è pur sempre solo un numero, che poi sarà dimenticato da ciò che, davvero e praticamente, farete nella vita. Gli ingredienti migliori sono infatti:

  • un pizzico di leggerezza,
  • un pochino di testardaggine,
  • molta voglia di fare (e di finire),
  • organizzazione q.b.,
  • una buona dose di tenacia (e caffè),
  • una buona scorta di zucchero e cioccolata per caricare l’adrenalina, sempre fondamentale,
  • l’immancabile canzone di Venditti.

Fate sì che i sogni di Maturità non siano incubi, tanto alla fine (ve l’assicuro, è vero): gli esami non finiscono mai.

In bocca al lupo!

 

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Costanza Motta

Laureata triennale in Lettere (classiche), ora frequento un corso di laurea magistrale dal nome lungo e pretenzioso, riassumibile nel vecchio (e molto più fascinoso) "Lettere antiche".
Amo profondamente i libri, le storie, le favole e i miti. La mia più grande passione è il teatro ed infatti nella mia prossima vita sono sicura che mi dedicherò alla carriera da attrice. Per ora mi accontento di scrivere e comunicare in questo modo il mio desiderio di fare della fantasia e della bellezza da un lato, della cultura e della critica dall'altro, gli strumenti per cercare di costruire un'idea di mondo sempre migliore.

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