Milano Euro Baby

Lo sport tra l’epica e la storia di Silvia La Notte in «Milano Euro Baby»

Dal ring alla scena: uno spettacolo che supera i confini del teatro tradizionale e dà voce a nuove epiche al femminile in uno spazio scenico atipico.
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Silvia La Notte dichiara durante l’incontro pre-spettacolo che il suo ingresso nel mondo degli sport da ring è stato quasi casuale: dopo aver visto la pubblicità di una palestra di fronte casa ha deciso di frequentarla, per poi diventare campionessa mondiale in molte discipline.

Il nostro avvicinamento allo spettacolo Milano Euro Baby è incredibilmente simile: entriamo in una palestra, l’Heracles Gymnasium, e sembra che si entri quasi per caso, non si vede subito lo spazio che cerchiamo. Potremmo dire che fortunatamente non si arriva subito al luogo della messa in scena, nel nostro percorso incontriamo un ring, pesi, sacchi da boxe, insomma tutto ciò di cui abbiamo bisogno per entrare nel vivo della storia.

Come vedremo, la freschezza di questo spettacolo non sta solo nel suo essere messo in scena in uno spazio atipico, ma consiste nel fatto che cerca di accorciare le distanze tra il mondo dell’arte drammatica e quello dello sport, perché in fondo non sono poi così diversi ed è il momento di rendersene conto.

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Tre storie in una

In realtà la storia di Silvia La Notte è solo la scintilla per raccontare anche altre due storie: «quella di una pugile incinta e senza nome (Rossana Cannone) di fronte alla sfida della vita. Quella di The Doll (Alexandra Florina Lovin), una killer il cui unico affetto è un tucano con il becco forato da un proiettile». Da questo incipit, la trama si snoda tra monologhi e dialoghi perfettamente contrappuntati e recitati in tre lingue: italiano, rumeno e spagnolo.

Sembra di assistere a un’epica urbana abitata da personaggi mitici: tiratori di boxe ritirati, la stessa The Doll con i suoi affari loschi e poi un lottatore mascherato, che nasconde il suo viso dopo aver perso i lineamenti in un incendio. Di epico vi è anche lo stile narrativo: l’intreccio è composto infatti da diversi monologhi che presentano i personaggi, che poi lentamente portano ai dialoghi e allo scioglimento della trama, ma essa si rivela gradualmente, mai in modo didascalico.

Foto di Masiar Pasquali

I limiti del reale

«Il piano di finzione ci regala il lieto fine implausibile che la realtà non ci concede», dicono le note di regia della regista Giulia Sangiorgio; Milano Euro Baby, proprio come nel film a cui si ispira il titolo (Million Dollar Baby) parla di limiti, di sfide, di scelte. Se nella pellicola la boxeur si scontra con il trauma dopo il suo incidente, nello spettacolo la pugile senza nome deve affrontare la sfida di una vita che cresce dentro di sé.

Il lieto fine è la possibilità di non scegliere tra la propria carriera e la costruzione di una famiglia. Silvia La Notte, negli audio interni allo spettacolo, parla chiaramente del fatto che le donne debbano sempre fare una scelta e sacrificare parti di sé per poter proseguire in un altro ambito. La tematica del corpo è centrale: il corpo di una donna, nel caso in cui si decida di avere dei figli, subisce molti più cambiamenti di un uomo. È interessante sentire la voce della regista che ragiona sul portare in scena un’attrice in stampelle, perché fortuitamente non solo lega arte e sport intorno al tema del corpo, ma anche intorno al tema dell’infortunio, che forse per un atleta, ma anche per un artista, è percepito come una sconfitta dolorosa.

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Silvia La Notte

Una bella e giusta occasione

Milano Euro Baby ha una regia essenziale, chiara e ben orchestrata. Questo rende lo spettacolo molto agile e adattabile a molti spazi performativi, anche al di fuori di quelli adibiti al teatro, tant’è che noi l’abbiamo visto in una palestra, ma la bellezza di questa operazione non sta solo in questo.

La pièce porta nello stesso luogo spettatori che provengono da diversi background, e lo fa davvero con l’intenzione di far dialogare realtà che troppo spesso ci sembrano lontane, così scrive infatti la regista:

Canzoni di rapper milanesi accompagnano questa narrazione. Secondo Joyce Carol Oates, scrittori e boxeur hanno una cosa in comune: vogliono entrambi essere ricordati e finiscono per essere dimenticati. Eppure la loro arte allarga il tempo in cui vivono e attutisce il suono della loro disperazione. Può lo sport, come sembra a volte poter fare il rap, rompere i muri di classismo della realtà in cui viviamo? Come canta Marracash in Cosplayer, non possiamo ancora essere poveri perché tutto è inclusivo a parte i posti esclusivi.

Dalle note di regia

Dunque il discorso non è solamente da un punto di vista topico, ma anche contenutistico: non basta solo spostare il teatro in spazi non convenzionali, ma serve anche che racconti storie diverse, nuove. Sia chiaro: non consideriamo i testi tradizionali come da buttare, ma è forse giusto che si riparta da drammaturgie e regie che raccontino fatti interessanti per chi il teatro non lo frequenta in quanto semplicemente non interessato. Spesso, infatti, le messe in scena trattano ambiti piuttosto circoscritti della cultura umana.

Milano Euro Baby rappresenta quindi un nuovo passo verso un teatro che può aprirsi a nuovi pubblici. Una storia tra il reale e il fantastico, dal gusto decadente e un’estetica pop che diventano il mix ideale per uno spettacolo efficace che può arrivare lontano, cosa che ci auguriamo avvenga presto.

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Marialuce Giardini

Diplomata al liceo classico, decide che la sua strada sarà fare teatro, in qualsiasi forma e modo le sarà possibile.
Segue corsi di regia e laboratori di recitazione tra Milano e Monza.
Si è laureata in Scienze dei Beni Culturali nel 2021

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