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Milleuno modi per fare l’amore (o forse no):
il “Kamasultra” di Jacovitti

7 minuti di lettura

kamasultraNel panorama del fumetto italiano uno tra i nomi più noti e amati è quello di Benito Jacovitti (1923-1997), detto amichevolmente Jac o anche Lisca di pesce, il suo soprannome fin dall’adolescenza. Il disegno inconfondibile, ricco di linee curve, e l’ironia pungente, ma mai volgare, sono noti attraverso i grandi personaggi da lui creati, come Cocco Bill e i “Tre P”, Pippo, Pertica e Palla. Ma Jacovitti fu anche autore di una serie di vignette a sfondo erotico, raccolte nel 1977 nel Kamasultra.

Il Kamasultra, illustrato da Jacovitti con i testi di Marcello Marchesi, è ovviamente una parodia del Kama Sutra: riprendendo proprio il testo indiano, attraverso una serie di vignette e di strambi personaggi, gli autori illustrano una serie di posizioni e situazioni – più o meno improbabili – in cui un rapporto sessuale può essere realizzato. Al momento della sua uscita il libro fece un grandissimo scalpore e suscitò indignazione generale, soprattutto perché Jacovitti era stato illustratore de Il Vittorioso”, periodico per i giovani edito da Azione cattolica, con il quale ancora collaborava. In realtà, un sottilissimo erotismo era sempre stato presente nell’opera di Jacovitti – non sarà stato un caso che il mondo di Cocco Bill fosse popolato da salami che vagavano, a piedi o volando, per il far west – ma mai si era presentato in una forma così spinta ed esplicita.

Jacovitti1Le vignette di Jac, in effetti, non lasciano proprio nulla all’immaginazione; talvolta, anzi, vanno ben oltre l’immaginazione stessa. Peni e testicoli, vagine e seni compaiono veramente ovunque, fin quasi a essere sovrabbondanti. Eppure non si ha mai la sensazione di guardare qualcosa di osceno o morboso. La grande ironia di cui il testo è pervaso e la caricaturalità delle vignette in pratica inibiscono qualsiasi eccitazione. È stato detto, e a ragione, che Jacovitti ha trattato il sesso nel modo in cui avrebbe fatto un bambino: con curiosità, senza malizia, vedendo quello che c’è da vedere e immaginando il resto. Per questo motivo, anche se le vignette non potrebbero essere più esplicite, c’è poco di sensuale in esse.

Jacovitti3Il Kamasultra fu in effetti più una reazione al bombardamento di riferimenti sessuali che l’Italia aveva vissuto negli anni ’70: caduti molti tabù, eliminate le inibizioni, il sesso era ovunque, dal cinema alla televisione alle edicole. E Jacovitti decise di denunciare il “troppo che stroppia“: «Oggi il sesso è tutto, dirò di più: tutto è sesso. Ma niente paura, mamme: il sesso è sporco? Basta lavarlo! Purtroppo, a forza di essere al centro di ogni discussione, è andata a finire che il sesso ci ha rotto i due terzi di se stesso ed erano… due terzi importanti». I temi delle vignette di Jacovitti sono i più svariati e non si risparmiano critiche a nessuno. Moltissime riguardano le “disavventure” del sesso coniugale, ma altrettanto presente è il più scottante tema dell’adulterio. Si ironizza poi sui vari “acciacchi” dell’età o sulle disfunzioni in cui possono incappare anche i più abili amatori: sono molte le raffigurazioni di uomini con organi sessuali flosci o troppo piccoli e donne insoddisfatte. Ma anche al genere femminile non vengono fatti sconti: le donne disegnate da Jacovitti sono tutte in carne, con nasoni piuttosto pronunciati e un sex appeal che rasenta lo zero. In più spesso sono dotate di seni flaccidi o sederi decisamente sproporzionati, ma tutte quante si dedicano con impegno all’arte amatoria: anche qui, forse, si può vedere una chiara critica all’ideale di donna che si stava imponendo all’epoca.

Jacovitti4Questa ironia di Jacovitti si dirige anche verso temi più scottanti e si può capire perché il Kamasultra non sia stato ben accolto all’epoca della sua uscita. Nelle sue vignette compaiono orge tra qualche decina di persone, tra cui si distinguono i classici tipi tutti casa e famiglia (signori con occhiali e bombetta che potrebbero essere medici o ragionieri e rispettabili casalinghe). Vi sono vignette anche sull’omosessualità tra uomini adulti e a volte sposati, criticando conseguentemente l’ipocrisia che pervadeva la società: interessante è, ad esempio, una vignetta che raffigura un distinto signore in cravatta e ventiquattrore che, dopo aver pagato una prostituta, un gigolò e anche un ragazzino – si giunge perfino a toccare il tema della pedofilia! – si scandalizza vedendo un cane che monta una cagna in strada. E infine nemmeno il mondo ecclesiastico  esce immune da questa carrellata di vizi riguardanti il mondo della sessualità.

Il “Jacovitti proibito”, insomma, diverte per i suoi disegni assolutamente improbabili e grotteschi, ma fa anche molto riflettere sulla concezione che si ha del sesso. Grazie alla sua insospettabile profondità rimane un’opera di grande attualità, che ci aiuta a ricordare che il sesso va visto e fatto con grande ironia. In ciò il Kamasultra può aiutare: «Questo non è un libro di quelli che si leggono con una mano sola. Ce ne vogliono due. Una di lui, una di lei. Se, a un certo momento, il libro cade a terra, non si rompe».

Jacovitti1

Silvia Ferrari

Classe 1990, nata a Milano, laureata in Filologia, Letterature e qualcos'altro dell'Antichità (abbreviamo in "Lettere antiche"). In netto contrasto con la mia assoluta venerazione per i classici, mi piace smanettare con i PC. Spesso vincono loro, ma ci divertiamo parecchio.

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