René Magritte e il tradimento delle immagini

«Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto».  (R. Magritte)

PipaLa Trahison des images (Ceci n’est pas une pipe), 1929, olio su tela, 63,5×93,98 cm
Los Angeles County Museum of Art

 

Ceci n’est pas une pipe, ossia “questo non è una pipa”.
Eppure quella che stiamo guardando è proprio una pipa.
E’ forse questa la negazione di una palese realtà?
No, non lo è.
Possiamo forse prenderla, riempirla di tabacco e fumarla?
Ovvio che no, questo è un quadro (ecco perché usa “ceci”, aggettivo maschile, e non  “cette-ci” come sarebbe più corretto per la pipa) che rappresenta un oggetto che conosciamo e riconosciamo guardandolo, ma al tempo stesso questo oggetto non è reale, è immateriale.
Il titolo del quadro è “La Trahison des images”, ossia il “tradimento delle immagini”: non tutto quello che vediamo è quello che sembra.
Un concetto filosofico impartitoci da un maestro del surrealismo che lancia una sfida alla convenzione linguistica dell’identificare l’immagine di un qualcosa come quel qualcosa in sé. Magritte ci mette davanti questo paradosso, facendoci riflettere su quanto sia complessa la comunicazione e di come la società abitualmente guarda le cose in maniera superficiale.
“Ceci n’est pas une pipe” è una provocazione, con un testo sintetico che richiama lo stile pubblicitario (Magritte iniziò la sua carriera come grafico), che ci ricorda la differenza tra la realtà tangibile e l’impalpabile rappresentazione di essa.
Lorena Nasi
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