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Ricordi di amori impossibili

12 minuti di lettura

Il cinema racconta storie e rappresenta stati d’animo. Non c’è sentimento che non sia stato messo per immagini, ma per farlo, per dargli vita, corpo e materia, i registi devono ricorrere a tutti gli strumenti a loro disposizione, poiché per raccontare una sensazione, un’emozione, bisogna prima di tutto suscitarla in chi guarda.

Quello che segue è un piccolo approfondimento su due film molto simili tra loro, appartenenti a due epoche diverse e figli di una cultura cinematografica e sociale differente, due opere considerate capisaldi della tradizione cinematografica e rappresentative di un nuovo corso. Entrambe hanno come tematiche centrali l’amore e il ricordo, ma l’emozione che evocano è sicuramente la malinconia, una sorta di tristezza languida, una mestizia che è conseguenza del ricordo di un avvenimento passato o dovuta a una situazione desiderata ma impossibile da vivere. La malinconia non è la materia al centro della trattazione ma essa costituisce l’emozione che avvolge le atmosfere di queste storie, evocata attraverso il racconto di un amore, il ricordo di un amore, l’impossibilità dello stesso. La malinconia è il sentimento che domina l’animo dei protagonisti, persone sole che nell’incontro con l’altro scorgono una possibilità d’amare che si rivela però essere in definitiva irrealizzabile. Attraverso il ricordo, il tempo si confonde in una sovrapposizione di passato e presente: questa riflessione, intrecciata all’indagine dell’amore, è la pura manifestazione della malinconia, di quell’emozione che vive del pensiero del passato, in questo caso sempre ricorrente grazie al ricordo.

Hiroshima mon amour di Alain Resnais (1959)

«Come in amore esiste questa illusione, questa illusione di non poter mai dimenticare comunque, io ho avuto l’illusione davanti a Hiroshima di non poter mai più dimenticare. Così come in amore».

Con Hiroshima mon amour, Alain Resnais porta al cinema la memoria, la sua frantumazione, il suo intersecarsi, confondersi con il presente. È la memoria della guerra che fa da sfondo a questa storia che non è narrazione, non è racconto, bensì dispiegarsi del presente in tempo reale e quindi negazione di questo stesso presente che nel momento in cui lo si guarda è già diventato passato. E allora si potrebbe dire che Hiroshima mon amour è evocazione continua di un passato, anzi di più tempi passati, che attraverso il ricordo si confondono tra loro, così come la memoria della guerra si confonde con la memoria di un amore che a sua volta si sovrappone a un altro, quello presente tra una do…

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