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#SvegliaItalia: Milano dice no
al Pirellone e scende
in piazza per le unioni civili

8 minuti di lettura

A Milano e in molte città ieri è stato un giorno importante: il giorno in cui, al grido di «Sveglia, Italia!», migliaia di persone hanno affermato la propria convinzione che i diritti non si distribuiscono in base a chi o a come si ama, che non esiste una famiglia “naturale” e una… “artificiale”? dovrebbe essere questo il contrario di “naturale”. Eppure la giornata non è iniziata molto bene nel capoluogo lombardo. Venerdì sera (il 23 gennaio) il Pirellone, complice una direttiva del Presidente della Regione Roberto Maroni, ha giocato un brutto tiro ai cittadini milanesi, accendendo le luci dei piani superiori (quelli della maggioranza) per formare la scritta «Family Day»: una prova, a quanto si dice, di ciò che avverrà sabato 30, in segno di solidarietà con la manifestazione che avrà luogo a Roma.

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Una provocazione che non ha mancato di scatenare critiche e malumori, specialmente sul web. Ha iniziato il cantante Mika, diffondendo su Twitter un messaggio ben diverso da quello comparso sul Pirellone: «Amore = Famiglia». E per tutto il giorno molti si sono divertiti a creare le proprie scritte, contrassegnate dall’hashtag #scrivilosulpirellone. Naturalmente ci sono state anche reazioni ufficiali: come riporta Repubblica, infatti, Sara Valmaggi vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia (Pd) ha scritto una lettera ufficiale denunciando l’uso improprio della sede del Consiglio Regionale. Eppure, è proprio il caso di dirlo, non tutto il male viene per nuocere e si può dire che questa discutibile iniziativa abbia convinto anche gli animi più tiepidi a scendere in piazza a fianco delle associazioni LGBT a favore del ddl Cirinnà e, forse, anche contro il Family Day.

Così alle ore 14.30 davanti a Palazzo Marino, in piazza della Scala, la folla si riunisce. La manifestazione #svegliaitalia è organizzata da tutte le principali associazioni LGBT nazionali (Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, per citarne soltanto alcune). Poco dopo l’inizio della manifestazione sale sul palco il sindaco Giuliano Pisapia, che ha espresso il suo disappunto per l’iniziativa della Regione: «Il Paese è con noi e non dalla parte di chi vuole accendere le luci e spegnere i diritti», ha affermato. Ha poi concluso il suo intervento con una frase di Pablo Neruda: «La speranza ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle».

La manifestazione procede tra comizi e musica. La piazza è piena e ci si muove con difficoltà, anche se lungo la Galleria Vittorio Emanuele e nelle vie limitrofe la strada è sgombra. Alle 15.30 inizia il fermento anche sul palco: sta per arrivare il momento centrale dell’evento, quello in cui tutte le sveglie, simbolo di #svegliaitalia, suoneranno in contemporanea in tutte le 98 piazze che ospitano la manifestazione. Molti hanno le tradizionali sveglie a molla, altri se la cavano con i telefoni. Poco importa: alle 15.40 scatta l’ora X e tutti fanno risuonare il loro strumento per oltre un minuto.

Dopo l’evento clou del giorno la folla inizia ad allontanarsi dal palco e ci si può muovere più liberamente. Si nota così che i partecipanti alla manifestazione appartengono a tutte le fasce d’età, sono di ogni genere e orientamento sessuale e, soprattutto, molti costituiscono le cosiddette “famiglie tradizionali”. Segno inequivocabile che non sono soltanto le coppie omosessuali a sentire l’esigenza che la polemica sul ddl Cirinnà cessi definitivamente e che vengano riconosciuti uguali diritti a chiunque desideri passare la vita insieme; cosa che, val sempre la pena ricordarlo, non toglie nulla a chi già ha formato il tipo di famiglia che ritiene più appropriata al proprio credo (morale o religioso che sia).

Approfittiamo dunque del momento per raccogliere qualche opinione. Monica, ad esempio, è qui per sottolineare «ciò che è assurdo che manchi»: una legge che semplicemente riconosca un diritto che già per sua natura dovrebbe essere universale e che nel resto d’Europa è già realtà da anni. Stefano e Sofia invece scendono in piazza anche in contrapposizione al Family Day di sabato prossimo, per affermare i diritti della comunità LGBT e della società in generale nonostante (e contro) l’onnipresenza della Chiesa cattolica; c’è poi, naturalmente, la voglia di uguaglianza, di non vedere più una parte della popolazione discriminata solo per il modo in cui decide di condurre la propria vita. E c’è molta rabbia per la faccenda del Pirellone, «un affronto all’uguaglianza e ai diritti di tutti». Il ddl Cirinnà è sufficiente? Non è sufficiente, afferma Guendalina, ma bisogna cominciare a mettere un mattoncino per il futuro, soprattutto quello dei giovani. La speranza è quella di raggiungere almeno la parità, in fatto di diritti civili, con gli altri Paesi dell’Unione Europea. E naturalmente, a livello meno burocratico, si auspica che un giorno chiunque potrà baciarsi per strada ed essere considerato “normale”.

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Sono le 17.00 e le persone cominciano ad allontanarsi. La manifestazione ha fatto il suo corso, ma per le strade si vedono ancora persone con i palloncini o con cartelli a forma di sveglia attaccati alla schiena. Per molti, soprattutto coppie LGBT, c’è un altro appuntamento alle 18.30 davanti al Pirellone: scattarsi una foto mentre ci si scambia un bacio, alla faccia della scritta “Family Day”.

Arriveranno le statistiche e i numeri, ci si scannerà sull’esatto numero di persone che hanno occupato le piazze italiane – saranno “quattro gatti” per qualcuno, svariati milioni per altri – ma oggi è giusto pensare soltanto al piccolo gesto che si è compiuto e che, si spera, possa contribuire a cambiare davvero le cose.

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Silvia Ferrari

Classe 1990, nata a Milano, laureata in Filologia, Letterature e qualcos'altro dell'Antichità (abbreviamo in "Lettere antiche"). In netto contrasto con la mia assoluta venerazione per i classici, mi piace smanettare con i PC. Spesso vincono loro, ma ci divertiamo parecchio.

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