cyrano

La tensione tra grandezza e fallimento del Cyrano

Un naso troppo grande, un amore mai compiuto, una parola più affilata della spada. Cyrano vive di fallimenti e illusioni, ma proprio in questa fragilità trova la sua grandezza.
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No, non disturbatevi, restate sulla sedia,
Signori mi presento, sono la commedia.
Non son fatto di ossa ma di atti
Che vi lascino rimborsati o soddisfatti
Il mio cuore è chiamato trama
Gente che si odia e che si ama,
Il mio sangue è tutto ciò che accade
Dal bacio, al duello con le spade,
Il mio cibo è il vostro battimani,
Il veleno, gli attori cani.
Io sono la commedia e mi divido in atti
Per raccontare a voi gli straordinari fatti
Di questi cavalieri e della loro dama
Di chi crede di amar
E di chi invece ama.
Si narrerà del poeta Cyrano e del suo naso
Che pare modellato con lo stucco;
ma non ditelo all'attore, non è il caso, perché ce l'ha davvero, mica è un trucco
E di Cristiano, giovane cadetto, che si esprime poco meglio di un gibbone
ma ha fascino ed è di bell'aspetto. Un po' di fantasia questa è finzione,
Entrambi ardon d'amore, questo è il bello
Per Rossana, cugina di Cyrano
Di quest'ultimo ama cuore e cervello
ma ama corpo e viso di Cristiano.
Ma l'ora dei preamboli è finita
È l'ora che si vada ad incominciare
A tessere la trama e poi l'ordito
A svolgere, cucire e ricamare;
Che squillino le trombe signori spettatori
Inizia la commedia, che parlino gli attori.

Questo non è un incipit letterario, anzi, non è neppure teatrale, ma cinematografico: è il modo che ha Aldo in Chiedimi se sono felice di introdurre la commedia che lui e i suoi amici devono interpretare, non senza qualche difficoltà e contrasto sentimentale: il Cyrano de Bergerac. Già solo questa citazione basta a mostrare l’iconicità di una commedia e di un personaggio che sono diventati parte integrante della cultura popolare attuale, grazie alla capacità dello stesso protagonista di rimanere immortale e sempre fedele a sé stesso.

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Questo perché Cyrano non è il classico cavaliere senza macchia, idealizzato, bellissimo e non è nemmeno un vincitore, ma uno sconfitto: è il simbolo di chi sulla pelle porta la ferita di un mondo crudele, eppure riesce a camminare a testa alta contro le avversità. Nonostante il suo carattere così burbero, alla fine dona sempre agli altri e mai a sé stesso. Ciò che da anni il Cyrano ci regala è la forza della parola, suggerita, sussurrata e mai urlata. Non è un personaggio amato solo dal teatro, ma anche dal cinema e dalla musica. Lo descrive benissimo, per esempio, la canzone Cirano che gli dedicò Francesco Guccini.

Venite pure avanti, voi con il naso corto
Signori imbellettati, io più non vi sopporto
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
Perché con questa spada vi uccido quando voglio

Venite pure avanti poeti sgangherati
Inutili cantanti di giorni sciagurati
Buffoni che campate di versi senza forza
Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza
Godetevi il successo, godete finché dura
Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
E andate chissà dove per non pagar le tasse
Col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
Però non la sopporto la gente che non sogna
Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco

Un eroe fragile

Quando Edmond Rostand porta in scena Cyrano de Bergerac nel 1897 non sta raccontando una storia vera, ma neppure una inventata: prende spunto, infatti, da una figura realmente esistita, Savinien de Cyrano de Bergerac (1619-1655) e lo trasforma in un mito. Il Cyrano storico fu effettivamente uno spadaccino, ma anche un filosofo e scrittore visionario, autore di testi satirici, ma anche un uomo profondamente libertino e irriverente, rivoluzionario per la sua epoca. Peraltro, morì in modo analogo a quanto rappresentato nella commedia. Tuttavia, per fare un personaggio “teatrale” bisogna, inevitabilmente, esasperare, a partire dai tratti fisici: l’ombra del naso enorme di Cyrano è diventata talmente iconica che, se non esistesse Pinocchio, potremmo a buon diritto dire che si tratta del naso più famoso del mondo.

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All’irriverenza, tuttavia, Rostand aggiunge l’idea di sogno e di vagabondaggio: Cyrano è un cavaliere errante che oltre alla spada, alla forza, all’abilità unisce il sentimento. L’operazione di Rostand è simile a quella di Ludovico Ariosto quando, nell’Orlando Furioso, mette in evidenza la debolezza d’amore e la fragilità del suo Orlando, discostandolo dai perfetti paladini raccontati in altri poemi epico-cavallereschi. Rostand rifiuta il naturalismo che tanto dominava in Francia nella sua epoca e lo sostituisce con un sogno romantico dove al centro ci sono la parola e il pathos più che l’abilità nella spada. Cyrano non è semplicemente un uomo irriverente, bensì un uomo fragile, la cui più grande impresa non è conquistare la donna come ricompensa, ma accettare di rinunciare a lei e di vederla felice.

Tanti Cyrano in Italia, non ultimo Alessandro Preziosi

In Italia si sono susseguiti tantissimi interpreti di Cyrano, impossibile dimenticare Gigi Proietti che ne diede un’interpretazione intensa e anche profondamente agrodolce. Una menzione speciale è secondo noi tuttavia doverosa ed è quella di Alessandro Preziosi. L’aspetto più interessante del cimentarsi di questo attore in tale ruolo è il fatto che, a prescindere dai gusti, Preziosi non ne sia forse fisicamente adatto in teoria: durante la messa in scena, non indossò nessun trucco particolare o protesi per il naso (che comunque non è piccolo, ma non ridicolo quanto quello raccontato) come fatto da molti ed esteticamente si tratta di un attore noto sicuramente per la sua bellezza. Probabilmente, tuttavia, Preziosi ha qualcosa in comune con Cyrano: il desiderio di distaccarsi dall’apparenza e di fuggire dalla mediocrità. Noto al grande pubblico per una fiction, ha dimostrato con sudore e fatica di meritare il suo posto a teatro. Non basta recitare i versi di Rostand: bisogna viverli e per questo il modus operandi di Preziosi come Cyrano è dare grandissimo spazio al dialogo, alla parola, alla voce impostata più roca del solito.

La regia stessa di questa versione rinuncia a scenografie ridondanti per privilegiare la parola. L’idea è quella di fare diventare Cyrano un eroe contemporaneo, non come un freddo monumento di un teatro storico, ma simbolo di fallimento e grandezza, di parola e rivelazione. Preziosi restituisce di Cyrano soprattutto l’austero orgoglio e la rivalsa.

Cyrano mai protagonista ma solo “suggeritore”

Conosciamo tutti la contrapposizione centrale dell’opera: Cristiano, bello ma stupido, e Cyrano, fisicamente “inadeguato” alla bella Rossana, ma che con le sue parole presta un servizio all’amico così generoso da diventare un topos letterario. Sono tantissimi i film dove tuttora, per esempio grazie alle moderne tecnologie come auricolari, ci si finge qualcun altro attraverso le parole di un amico. Il pretesto, tuttavia, usato nel teatro è anche più potente, in quanto gioca con l’idea di maschera e volto in modo brillante: Cyrano ha le parole, ma non il volto. Tuttavia, è grazie alla maschera di Cristiano che finalmente Cyrano può avere il coraggio di essere sé stesso e scoprire di sé e della propria esistenza un senso profondo. Il protagonista, così, si fa suggeritore invisibile, come alter ego dell’autore: Rostand è un suggeritore, l’autore che dà ai suoi personaggi la parola, eppure nessuno si ricorderà mai di lui, bensì del suo meraviglioso protagonista. Un artista outsider che rimane nascosto mentre tutto il mondo va avanti.

Ma poi che cos’è un bacio?
Un giuramento fatto un poco più da presso,
un più preciso patto,
una confessione che sigillar si vuole,
un apostrofo roseo messo tra le parole t’amo;
un segreto detto sulla bocca,
un istante d’infinito che ha il fruscio di un’ape tra le piante,
una comunione che ha gusto di fiore,
un mezzo di potersi respirare un po’ il cuore
e assaporarsi l’anima … a fior di labbra!

Nel dramma della verità nascosta dell’identità, almeno fino alla fine, risiede tutta la grandezza di Cyrano: nel suo altruismo e fallimento, nel suo modo di essere, che esula dal cliché stile Bella e la bestia di “amare quello che si ha dentro”. Potremmo, certamente, interpretare tutto il Cyrano de Bergerac come una storia che insegna quanto poco conti apparire senza sostanza, ma avremmo operato un’analisi superficiale: il Cyrano racconta innanzitutto di un duello, interiore ed esterno, fra ciò che può svanire e ciò che invece rimane. La parola e l’amore sopravvivono, incisi come sono come i nomi sugli alberi che fecero impazzire Orlando, mentre la spada muta senza parola di Cristiano è destinata per noi tutti spettatori a svanire.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura con lode. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di due saggi dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e "La fedeltà disattesa" e della raccolta di racconti "Dipinti, brevi storie di fragilità"

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