Un viaggio nel mondo di Georgia O’Keeffe

“Gli uomini amano definirmi come la migliore delle pittrici.

Io credo di essere uno dei migliori pittori americani.”   

Georgia O’Keeffe

(Sun Prairie, 15/11/1887 – Santa Fe, 6/03/1986)

 

Una vita lunga un secolo, una continua ricerca di sè e del proprio stile, l’intenso percorso di una grande artista del ‘900 annoverata tra i più grandi pittori americani, insignita tra l’altro della Medaglia Presidenziale della Libertà dal presidente Gerald Ford nel ’77.

 

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Georgia O’Keefe nel 1918, foto di A. Stieglitz

 

Negli anni giovanili, Georgia O’Keeffe dipingeva soggetti astratti con carboncino e acquerelli con un linguaggio espressivo innovativo.

 

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Abstraction with Curve and Circle, c. 1915/1916,

carboncino su carta (60,3 x 46,7 cm)

 

La collaborazione con il gallerista e fotografo Alfred Stieglitz (che divenne suo marito nel 1924), la fece conoscere negli ambienti dell’avanguardia newyorchese, ponendo le basi per la sua ascesa nel mondo dell’arte e la sua definitiva affermazione.

E’ proprio la città di New York e le sue architetture a ispirarla per una nuova serie di dipinti ad olio di grande formato, con forme geometriche semplici e nitide, tali da potersi definire come chiari esempi di “precisionismo“.

 

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New York Street with Moon, 1925

olio su tela (122 x 77 cm)

 

Dopo le stilizzate rappresentazioni di architettura urbana, l’artista cominciò a dedicarsi a soggetti naturali.

Ed è proprio la pittura floreale ad essere stata rivoluzionata dalla O’Keeffe: fiori giganti, fuori scala perché dipinti quasi 40 volte più grandi rispetto alle dimensioni reali, tanto da stravolgere il soggetto ritratto che diventa quasi una figura astratta.

 

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Calla Lilies, 1924

olio su tela (40,6 x 30,5 cm)

 

Forme macroscopiche che hanno sempre affascinato e turbato, basti pensare che gli psichiatri del tempo esortavano i pazienti a visitare le sue mostre perché si liberassero delle proprie inibizioni.

 

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Black Iris, 1926

olio su tela (91,4 x 75,9 cm)

 

L’artista non gradiva le interpretazioni psicoanalitiche della sua opera, ma voleva che la sua arte fosse valutata per il suo stile, la composizione, l’armonia delle forme e l’uso innovativo del colore, rifiutando qualsiasi fuorviante associazione di idee che la critica del tempo rivolgesse nei confronti dei suoi quadri.

 

Dopo la parentesi dei fiori giganti, che comunque ebbero un successo tale da essere venduti a prezzi esorbitanti, negli anni ’30 Georgia O’Keeffe si dedicò a nuovi e inaspettati soggetti pittorici, legati al suo trasferimento in New Mexico: montagne e colline desertiche, conchiglie, teschi e ossa di animali.

La drammaticità dei paesaggi le diede nuova ispirazione. La combinazione tra scenario desertico, scheletri e flora proiettava un significato quasi esoterico alla sua arte. Nei suoi dipinti ritraeva il viaggio dei suoi stati interiori dell’essere: aveva “conosciuto il significato della morte tardi e, dopo, era ritornata con coraggio al senso della vita”.

 

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Ram’s Head with Hollyhock, 1935

olio su tela (76,2 x 91,5 cm)

 

Negli ultimi anni, questo tema del viaggio diventò la tendenza della sua produzione e ritornò al suo stile astratto degli inizi. Di rilievo i grandi dipinti dei cieli con bianche nuvole, realizzati dopo che per la prima volta prese un aereo.

 

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Sky Above Clouds IV, 1965

olio su tela (243,8 x 731,5 cm)

Lorena Nasi
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