L’Unione Europea
riparte dalla cultura

L’estate sta volgendo al termine e con essa anche le polemiche sotto l’ombrellone. Il 22 agosto il Parlamento Europeo ha riaperto e simbolicamente nella stessa data a Ventotene i tre leader dell’UE Matteo Renzi, Angela Merkel e Francois Hollande si sono incontrati per concordare le linee guida sul futuro dell’Unione nel dopo Brexit.

Tra i temi all’ordine del giorno, la crisi economica, i migranti e la prevenzione alla lotta al terrorismo sono stati, come sempre, al centro dell’attenzione mediatica. Tuttavia, in molti hanno dimenticato che a Ventotene l’Italia ha cercato di andare oltre le solite richieste di flessibilità, collaborazione sulla crisi dei migranti e condivisione delle informazioni tra intelligence europee.

Fonte: www.socialdemokraterna.se

Fonte: www.socialdemokraterna.se

L’impressione è che il nostro governo abbia voluto offrire, come già in altre occasioni, un ripensamento della governance stessa dell’UE e dei meccanismi di funzionamento dei Consigli europei. Alla base di questa nuova idea di Europa l’Italia ha messo al primo posto la cultura, dalla proposta di un piano di aumento dei soldi a disposizione del programma Erasmus+ sino all’approvazione di un ambizioso piano per il recupero dei luoghi di cultura europei, un piano che sia fuori dalle strettoie del patto di Stabilità e dentro un ripensamento del programma di investimenti elaborato da Jean-Claude Juncker.

Le proposte del Presidente del Consiglio fanno eco al famoso motto lanciato dopo le stragi e gli attentati terroristici: «Per ogni euro speso in difesa, uno sarà usato per la cultura» e al quale ha fatto seguito un impegno concreto di un gruppo di parlamentari europei italiani che già da tempo si stanno muovendo in questa direzione al Parlamento di Bruxelles, attraverso un lavoro quotidiano volto a spingere e convincere i colleghi europei dell’importanza della cultura come motore dell’integrazione Europea.

La stessa Commissione Cultura e Educazione (Cult) è guidata dall’italiana Silvia Costa. Tra le proposte più interessanti per cui il gruppo italiano si è distinto in questi ultimi mesi troviamo quella di costituire corridoi umanitari per i migranti, con l’obiettivo di integrare scolasticamente e linguisticamente i bambini che arrivano in cerca di aiuto nel nostro continente, evitando così che si creino sacche di emarginazione sociale, dove i minori, spesso non accompagnati, cadrebbero nelle mani di trafficanti e associazioni criminali. Un’altra proposta è appunto quella di incrementare i fondi destinati al programma Erasmus +, considerato come un’opportunità unica per creare uno spirito europeo che possa far fronte in futuro alle controversie e ai dissidi che dominano il rapporto tra Stati membri.

Quanto alla crisi occupazionale, l’onorevole Luigi Morgano sta conducendo una importantissima battaglia su due fronti. A maggio è stato votata in Cult la relazione per parere sul finanziamento alle piccole e medie imprese che sono portatrici dei valori e del know-how che contraddistingue la nostra tradizione. Ma la partita che l’onorevole bresciano sta portando avanti con forza, insieme al collega tedesco Christian Ehler della commissione parlamentare Itre (Industria e Ricerca), è il progetto di relazione per una politica coerente europea sulle Industrie culturali e creative (Icc). Il progetto, che sarà votato nei prossimi mesi e che è in fase di emendazione, ha l’obiettivo coraggioso di creare un quadro normativo europeo che possa coordinare le politiche culturali degli Stati membri in merito al riconoscimento e al finanziamento delle Icc. Tre milioni di imprese, 12 milioni di dipendenti, possono essere ricondotte alle Icc e rappresentano il 13% delle esportazioni dell’UE. Una forza lavoro 2,5 volte superiore rispetto a quella della produzione automobilistica e 5 volte superiore rispetto all’industria chimica. Evidente il valore duale di questo settore: preservano e promuovono la diversità culturale e linguistica europea, contribuiscono a trasmettere le conoscenze e i valori e a salvaguardare il patrimonio materiale e immateriale per le generazioni presenti e future e, al contempo, sono strumento di coesione sociale, occupazione e crescita. Non solo, ancorate ad un sistema di tradizioni dei territori, le ICC sono composte prevalentemente da microimprese e PMI, sono difficilmente de-localizzabili, più resistenti alla crisi economica e più di ogni altro settore impiegano ragazzi tra i 15 e i 29 anni.

Come possiamo vedere, i dati parlano di un potenziale, quello della cultura, e non sono solo la solita facciata da propaganda elettorale ma, se presi e studiati a fondo, possono essere un punto di partenza concreto per la ripartenza di questa Europa che troppo spesso balbetta di fronte alle sfide che le si pongono dinanzi. Sotto questo auspicio ripartono allora le attività del Parlamento Europeo e la politica italiana.

La speranza è che questo non rimanga solo un fuoco di paglia ma che agli stimoli che provengono da quanto detto sopra, segua una strategia organica e investimenti seri sul bene che, come europei, maggiormente ci contraddistingue: la nostra cultura.

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Francesco Corti
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