Davide Carnevali ha iniziato a scrivere questo testo nel 2008, 18 anni dopo va in scena (dal 18 marzo al 3 aprile) al Teatro Grassi come nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano.
Destrutturazione della logica
Emil Kraepelin è lo psichiatra tedesco che, assieme ad Alois Alzheimer, ha studiato la malattia e ha nominato il morbo in omaggio al collega. Questo perché, in realtà, non volevo che si menzionasse esplicitamente la questione dell’Alzheimer: è una parola che non viene mai pronunciata nel corso di tutto lo spettacolo.
Davide Carnevali
Lo spettacolo dunque non parla di memoria in sé e per sé, ma va a scandagliare le dinamiche che si creano all’interno di una relazione con una persona malata di Alzheimer. Carnevali prende ispirazione da un evento personale: suo nonno ha contratto la malattia e ha smesso di riconoscerlo, «oppure lo faceva ma in un modo “strano”: ricordo che, per esempio, talvolta mio nonno ricordava che ero suo nipote ma era convinto che mia madre non si fosse ancora sposata e che quindi, in realtà, io non fossi mai nato…».
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La Logica dunque veniva destrutturata nella mente dell’anziano parente. La storia personale dell’uomo non combaciava più con la Storia.
Variazione
La variazione in questione non è più solo il cambiamento nella degenerazione cognitiva del protagonista, ma è anche il lavoro vero e proprio che è stato fatto nel e sul testo. Avendolo scritto nel 2008, infatti, l’autore immaginava un protagonista che avesse vissuto la Seconda Guerra Mondiale, nel 2026 è difficile trovarne uno. La variazione è dunque intorno al testo originale: la memoria di quell’avvenimento diventa familiare.
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Il concetto di variazione subentra anche nella strutturazione dello spettacolo. Infatti precisa Davide Carnevali che la messa in scena non riguarda la malattia, bensì si comporta come la malattia. Vediamo quindi rappresentate tutte quelle incongruenze illogiche che fanno parte dell’esperienza di una degenerazione cognitiva.
Funzione teatro
La memoria personale si scontra e incontra con la memoria storica. Il teatro – dice Carnevali – si è sempre interrogato sul concetto di Storia e è un fatto collettivo, quindi è efficace per riflettere intorno al tema. Inoltre l’autore è stato molto influenzato dalle teorie sulla ricostruzione storica di Walter Benjamin.
L’idea di collettività ha influenzato anche il lavoro con gli attori Fabrizio Bentivoglio, Camilla Semino Favro e Simone Tangolo. I tre, infatti, hanno svolto una funzione drammaturgica di rielaborazione e variazione del testo in base a situazioni contingenti. La parola aderisce a quel singolo attore che la interpreta e si fa materia palpabile e vivente.
L’esperienza che prova il pubblico di questo spettacolo non è il dipanarsi della storia ma la sua impossibilità di svilupparsi in modo coerente. Quando nella vita ci troviamo di fronte a situazioni simili, siamo impreparati, entriamo in crisi. Ce ne accorgiamo in rapporto al dolore, alla malattia, alla guerra, ma lo notiamo anche di fronte all’amore o all’esperienza artistica, alla poesia, al cospetto di quelle pratiche in cui il linguaggio non è sufficiente a spiegare il reale. Siamo così assuefatti alle storie e al linguaggio intesi come “cura” che, nel momento in cui essa non funziona, non sappiamo come agire. Di fronte a una persona che patisce una degenerazione cognitiva, dobbiamo inventare una forma di comunicazione che non sia linguistica, ma fisica, di pura presenza. Non è semplice, ma forse è proprio ciò di cui il teatro deve occuparsi.
Davide Carnevali
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Variazioni sul modello Kraepelin dal 18 marzo al 3 aprile
al Piccolo Teatro Grassi
Testo e regia Davide Carnevali
con Fabrizio Bentivoglio, Camilla Sevrino Favro, Simone Tangolo

