Le avventure polinesiane di Gauguin in mostra a Roma

Dai colori di Tahiti ai conflitti con Van Gogh, una mostra che rivela l’anima inquieta di Gauguin. Tra esotismo, fuga e ricerca di autenticità
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ll Museo Storico della Fanteria di Roma prosegue il racconto delle grandi personalità dell’arte moderna, inaugurando dal 6 settembre una nuova mostra dedicata al post-impressionista francese Paul Gauguin, visitabile fino al 25 gennaio 2026.

La mostra, dal titolo Gauguin, Il diario di Noa Noa e altre avventure, curata dal piemontese Vincenzo Sanfo, è prodotta da Navigare srl da una iniziativa del Ministero della Difesa ‒ Difesa Servizi S.p.A, e patrocinata da Regione Lazio e Comune di Roma – Assessorato alla Cultura.

L’esposizione, dedicata principalmente alla produzione grafica del pittore, ripercorre il percorso artistico ma soprattutto umano di Gauguin, a partire dalla sua celebre esperienza di vita a Tahiti, nella Polinesia francese. Al centro della mostra il diario personale del pittore, scritto tra il 1893 e il 1894 durante il primo soggiorno a Tahiti, corredato da immagini che aiutano spiegare l’intensa fascinazione che il post-impressionista provava per la terra polinesiana, rifugio e antidoto contro la realtà borghese parigina fin de siècle, percepita dall’artista come inautentica e asfittica.

P. Gauguin,(attr.) Femme de Tahiti,1891, olio su tela, 50x65cm.
©Collezione privata, Milano

Il diario, divenuto un libro dopo il rientro di Gauguin in Francia e accolto in patria con grande curiosità, è una rielaborazione del modo di vivere e della cultura polinesiana, vista anche attraverso lo sguardo della giovanissima compagna tahitiana del pittore, Tehura, sposata secondo il rito locale.

P. Gauguin, Il cantastorie parla dal Diario di Noa Noa, 1894, xilografia,9×11,5 cm,
©Collezione privata, Torino

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Il percorso espositivo, a partire dalle 23 xilografie a corredo di Noa Noa, vero cuore pulsante della mostra, si arricchisce di ulteriori testimonianza della decennale esperienza polinesiana del pittore con oltre 160 opere provenienti da collezioni private e museali italiane, francesi e belga, tra litografie, xilografie e bozzetti con studi sul corpo umano e animale provenienti dal taccuino dell’artista. In mostra anche due sculture, Vase aux dieux tahitiens in terracotta e Idole à la coquille in bronzo e conchiglia in madreperla, quest’ultima esposta nella grande retrospettiva dedicata al pittore al MoMa di New York, oltre ad una maschera in bronzo patinato di donna tahitiana “Tehura”, proveniente dal Musée Despiau -Wlérick in Francia.

Tra fotografie d’epoca, scrittura diaristica e perfino incursioni nella contabilità dell’artista, attraverso la rendicontazione delle opere vendute, Il diario di Noa Noa e altre avventure è un invito ad approfondire la personalità irrequieta dell’outsider Gauguin in relazione al tema del viaggio e dell’avventura in terre esotiche, senza però tralasciare l’analisi di altri aspetti biografici, dal conflittuale rapporto con l’olandese Vincent Van Gogh -di cui sono esposte 12 litografie a colori, tra cui la celebre sedia di Gauguin, metafora della personalità ambiziosa e colta dell’artista- al dialogo prolifico con gli artisti francesi contemporanei.

V. Van Gogh, Le fauteuil de Gauguin, litografia. © Collezione privata, Torino

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Una sezione della mostra, infatti, raccoglie 40 opere di artisti che hanno ispirato o direttamente collaborato con il pittore, tra cui gli esponenti del Gruppo Nabis di Pont-Aven in Bretagna, Maurice Denis, Émile Bernard Paul Sérusier, contribuendo a delineare una rete complessa di relazioni artistiche e di reciproche influenze.

Conclude il percorso alla scoperta delle terre esotiche della Polinesia, la mostra fotografica Le isole di Tahiti, l’anima primordiale, realizzata da Tahiti Tourism in collaborazione con Leica Camera Italia, volta a far scoprire un lato più inedito dell’arcipelago della Polinesia francese, a partire dalle isole Marchesi, patrimonio dell’Unesco dal 2024 per la natura incontaminata e i panorami suggestivi, raccontate attraverso lo sguardo di fotografi e videomaker

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Arianna Trombaccia

Romana, classe 1996, ha conseguito la laurea magistrale con lode in Storia dell'arte presso l’Università La Sapienza. Appassionata di scrittura creativa, è stata tre volte finalista al Premio letterario Chiara Giovani. Lettrice onnivora e viaggiatrice irrequieta, la sua esistenza è scandita dai film di Woody Allen, dalle canzoni di Francesco Guccini e dalla ricerca di atmosfere gotiche.

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