Un vero e proprio racconto epistolare ci accompagna attraverso «la struggente e misteriosa storia d’amore tra Giovanni Testori e Alain Toubas», con la voce e il corpo di Alessandro Bandini.
(De)scrivere una distanza
Bandini attraversa il Teatro Studio Melato con grandi falcate, per poi piazzarsi accanto a un piccolo schermo, dove non si sposterà per quasi l’interezza dello spettacolo. Sullo schermo appaiono le date delle lettere che l’attore interpreta sulla scena.
Il punto di vista è sempre quello di Giovanni Testori, mentre il destinatario rimane sempre Alain Toubas. I piedi di Alessandro Bandini, come abbiamo detto, sono piantati a terra; egli dice nel libretto di sala che questa scelta significhi il non voler abbandonare lo scrittoio: le lettere che diventano feticcio dell’innamorato lontano. Per chi osserva, questa scelta in realtà racconta anche quella stessa distanza che si cerca di colmare con le lettere: è come se Bandini fosse costretto nella sua staticità e cercasse in ogni modo di colmare quel grande vuoto che si apre tra lui e il suo destinatario – fisicamente lo spazio scenico del Teatro Studio Melato.
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Il testo scritto si fa carne viva quindi nell’interpretazione di «un Testori bambino, creativo, fantasioso e giocoso, perché quando si è bambini si segue il proprio istinto».
Tra intimità e rispetto
Vi sono anche gli istinti quelli che emergono dalle lettere: Testori è preso da un amore appassionato, quasi febbrile, per Toubas, e lo esprime con tutti i registri che possiede, dal più elevato al più viscerale. Nello spettacolo, viene descritto Alain da capo a piedi, ma sempre con quel modo che l’amato ha di dipingere le immagini sia con il pennello che con le parole. Bandini sottolinea infatti di aver voluto lasciar trasparire tutte le anime del poeta.
E così questa intimità epistolare non resta confinata nel privato, ma illumina l’intera opera di Testori. Le lettere svelano la nascita di certe immagini, la formazione di ossessioni linguistiche che ritroveremo nei romanzi, nei saggi e nei testi teatrali, diventando una chiave di accesso privilegiata al suo mondo. […] Scrivere diventa un modo di trattenere l’altro, di colmare la distanza, di fondare uno spazio comune che è insieme intimo e universale.
Ugo Fiore, dramaturg dello spettacolo
Rivelazioni e Trionfi
La storia dei due amanti viene raccontata con un intreccio focalizzato sulle tematiche, non in ordine cronologico. Anche se in fondo il tema è solo uno: l’amore. E quando arriva il momento giusto Alessandro Bandini inizia lentamente a ridurre la distanza: Testori abbraccia Alain nelle parole dei Trionfi.
L’attore recita i versi con grande abilità tecnica, distanziandosi molto dal modo quasi colloquiale della parte epistolare. Il bambino ora non c’è più. Giovanni Testori matura attraverso la relazione con l’altro una poetica elevata e la porta alla sua apoteosi nei Trionfi.
Alessandro Bandini proclama quest’ultima parte dello spettacolo: è un manifesto, richiede dunque un lavoro molto più tecnico, quasi di puro esercizio vocale. Da questa nuova forma scaturisce la dichiarazione di un amore che non è più privato ma universale e infinito.
Un amore che durerà per sempre.
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