Il pubblico entra tutto in una volta nella piccola sala della Scatola magica del Piccolo Teatro Strehler; sembra quasi una metafora di come si scoprono certe notizie: tutto all’improvviso, nessuno sapeva cosa aspettarsi. 5 centimetri d’aria racconta la storia del sequestro a scopo di estorsione di Cristina Mazzotti.
Figli rapiti
La storia, quando viene messa in scena, non parte mai dai protagonisti, e questo monologo non è un’eccezione. Lucia Marinsalta inizia, infatti, raccontando quegli anni di profonda angoscia scatenata dalla crescita del fenomeno dei sequestri a scopo di estorsione. Paul Getty fu una delle prime vittime; il suo rapimento fu il primo caso seguito mediaticamente e con il riscatto, in Calabria, vi costruirono un quartiere.
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Come racconta la protagonista del monologo, in quegli anni vi era la convinzione che questi rapimenti avvenissero solo nel sud Italia. Non si pensava che la ‘ndrangheta avesse potere anche al nord. Lentamente però i sequestri iniziarono a moltiplicarsi: diventavano sempre più numerosi e con vittime sempre più giovani, anche bambini di otto anni. Pezzo per pezzo il puzzle di questa storia si delinea: dal punto di vista del pubblico, attraverso poi quello degli investigatori e fino a quello degli stessi delinquenti arriviamo alla storia di Cristina Mazzotti.
Accenti
La sera del 30 Giugno 1975, a Eupilio, Cristina Mazzotti viene prelevata dalla macchina del suo fidanzato da un gruppo di uomini. La incappucciano e la portano in una cascina di Castelletto sopra Ticino dove la rinchiudono in una buca profonda 145 cm, lunga 265 cm e larga 155 cm da cui sbucava un tubo di 5 cm per poter respirare.
All’inizio la ragazza pensava di aver subito la sorte meno grave, sentendo gli accenti settentrionali dei primi attori del sequestro, ma in fondo era un pensiero troppo campanilistico: qualunque sia l’accento, il sequestro di persona per denaro non può avere risvolto positivo. Il pensiero di quegli anni era che la ‘ndrangheta non fosse mai arrivata in Lombardia, ma non era così.
Cristina venne imbottita di tranquillanti per giorni, finché non morì tra il 30 Luglio e il 1° Agosto e venne seppellita in una discarica. Il suo cadavere fu rinvenuto il 1° Settembre 1975.
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5 centimetri d’aria per 10 anni
Lo spettacolo è nato nel 2015 dal progetto Osservatorio sul Presente del Piccolo Teatro in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano. Marco Rampoldi, Nando dalla Chiesa e Paola Ornati hanno dato vita a un’esperienza intima, toccante e delicata. L’emotività di Lucia Marinsalta è molto intensa, ma allo stesso tempo rispettosa del ricordo e della mancanza di vera e propria conoscenza dei sentimenti della ragazza. Nessuno di noi può davvero conoscere cosa abbia passato Cristina Mazzotti in quei 27 giorni di prigionia.
In questi anni, in cui lo spettacolo è stato spesso proposto anche alle scuole, abbiamo avuto delle sorprese bellissime: da un lato, 5 centimetri d’aria suggerisce a giovani spettatrici e spettatori la necessità di una presa di coscienza, di un impegno civile; all’epoca si costituirono dei movimenti che intendevano ribellarsi alla piaga dei sequestri, ma nel nostro racconto se ne parla solo tangenzialmente. Cionondimeno, nei giovani il bisogno di una presa di responsabilità scaturisce immediatamente.
Marco Rampoldi
Lo spettacolo è rimasto lo stesso: uno spazio minuto, semplice, con una sagoma bianca della stessa forma e misura della prigione di Cristina Mazzotti. Lucia Marinsalta non si alza mai in posizione eretta, così come la ragazza che interpreta non poteva fare. Ciononostante, l’attrice si muove sicura nella storia, tra flashback e flashforward, per poter mettere insieme le trame di quel delitto così abietto.
Tranquillanti
Cristina ottiene così quella voce che aveva perso, indebolita dalla quantità di tranquillanti che le avevano somministrato. La voce dell’attrice non solo porta il ricordo delle vittime, ma testimonia l’importanza della lotta contro le mafie.
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