Harukichi Shimoi

Harukichi Shimoi: la vicenda del poeta “samurai” amico di D’Annunzio

La storia di un poeta giapponese nell’Italia inquieta del primo dopoguerra.
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Quella di Harukichi Shimoi è una pagina di storia che s’intreccia con le più note vicende italiane a cavallo tra il primo e il secondo conflitto mondiale. S’intreccia non soltanto con i fatti storici e con le contingenze belliche di quelle fasi, ma anche con la letteratura e la poesia. La storia di quest’uomo giapponese si lega all’Italia del primo dopoguerra, alle vicende fiumane, ai proclami nazionalistici, per tramontare poi col crollo del fascismo nel quale, va detto, Shimoi confidava.

Truppe italiane entrano a Trento, 3 novembre 1918

Poeta, letterato, conoscitore della cultura giapponese, ma anche di quella italiana, dopo gli studi nella madrepatria giunge in Italia, fa il docente universitario, traduce autori italiani in giapponese (tra i quali Dante e ovviamente D’Annunzio, di cui sarà amico) poi finisce sul fronte di guerra, dal quale scrive, raccoglie testimonianze, annota pensieri. Viene catapultato poco dopo nell’universo fiumano di D’Annunzio, che a lui ricorda per certi versi gli antichi samurai giapponesi, finendo poi per fare la spola tra Fiume e l’Italia, dove porta a Mussolini le comunicazioni per conto del Vate. Ma procediamo con ordine.

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Harukichi Shimoi

Le origini e la formazione in Giappone

Siamo a Fukuoka, città giapponese capoluogo dell’omonima prefettura giapponese, oggi con quasi 3 milioni di abitanti. Qui, il 20 ottobre del 1883, nasce Harukichi Inoue, che cambierà solo in seguito il suo cognome in Shimoi, il cognome del suocero, che lo aveva adottato ben prima che diventasse suo genero. Harukichi è un uomo di cultura, di lettere. La sua formazione inizia e si consolida in Giappone, dove frequenta anche Bin Ueda, noto poeta strettamente legato agli ambienti dell’Università Imperiale di Tokyo. Per intenderci, Bin Ueda oltre che poeta fu traduttore dall’italiano, dal latino e dal tedesco. Ebbe modo di approfondire e proporre ai suoi colleghi giapponesi la poesia simbolista europea. Anche lui tradusse D’Annunzio in giapponese. Shimoi frequenta così Ueda, ne viene influenzato e si avvicina anche alla realtà italiana che lo affascina. Ha modo di insegnare prima in una scuola media femminile, poi in una scuola superiore femminile, per giungere in seguito all’università.

Bin Ueda

L’arrivo in Italia, la guerra e il fronte

Nel 1915 Harukichi Shimoi è in Italia, dov’è divenuto docente di giapponese all’Orientale di Napoli. Negli ambienti napoletani ha modo di approfondire i suoi studi sulla poesia e sulla letteratura italiana, ma riesce anche ad avere contatti con Benedetto Croce, uno dei grandi pilastri filosofici e culturali del Novecento italiano ed europeo. Nel frattempo, l’Italia attraversa il turbolento primo conflitto mondiale, con i drammatici esiti che conosciamo e i vari momenti di sconforto e di rassegnazione, come quelli immediatamente successivi alla disfatta di Caporetto.

Truppe italiane durante la Battaglia di Caporetto

Siamo nel 1917. Proprio quest’anno Shimoi fa conoscenza col più che noto generale dell’esercito italiano Armando Diaz. Il poeta giapponese viene mandato sul fronte italiano come corrispondente di guerra. Shimoi studierà in prima persona le esperienze dei soldati italiani nel corso del drammatico e sanguinoso conflitto, traendone resoconti, appunti, lettere. Non mancò di assistere alle fasi conclusive della Battaglia di Vittorio Veneto, alle vicende trentine di quei concitati momenti.

Armando Diaz

L’incontro con D’Annunzio e il mito degli “spiriti eletti”

A guerra finita, per un periodo Shimoi fece rientro a Napoli. Tra il 1918 e il 1919 lavorò a stretto contatto con Gabriele D’Annunzio, impegnato nell’ardita impresa di Fiume che ha contribuito a renderlo celebre. A differenza di molte errate notizie su Shimoi, egli non fece parte come effettivo tra gli Arditi, né a Fiume né prima, durante la guerra, anche se fiancheggiò D’Annunzio in quelle circostanze, condividendo con il poeta abruzzese la fede negli spiriti eletti, negli superuomini destinati, come l’antica filosofia samurai, a combattere fino alla fine per un ideale. Lo stesso D’Annunzio soleva appellare Shimoi come “camerata samurai”, sebbene Harukichi non sia mai stato effettivamente samurai (anche per ovvie ragioni cronologiche).

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Gabriele D’Annunzio a Fiume

Durante l’occupazione di Fiume da parte dei legionari dannunziani, scontenti per le conseguenze del Trattato di Rapallo, Harukichi Shimoi, appoggiandosi sull’utilità del visto diplomatico in suo possesso, fece la spola tra Fiume e l’Italia, favorendo lo scambio di comunicazioni tra D’Annunzio e Mussolini, che all’epoca dirigeva Il Popolo d’Italia. Nel 1920 Shimoi fondò una rivista a Napoli, Sakura, che però ebbe vita breve. Fu tra i promotori dell’avvicinamento dell’Italia al Giappone, che porterà alla storica alleanza a tre – con la Germania – durante la Seconda guerra mondiale, siglata dal patto del 1940.

Proclamazione della reggenza italiana a Fiume

Dopo D’Annunzio: il ritiro dalla scena pubblica

Harukichi Shimoi fu profondamente colpito dalla morte del suo mito italiano, D’Annunzio, col quale aveva condiviso non solo vicende esistenziali, ma anche una vera e propria filosofia di pensiero. Frequentò gli ambienti dell’ambasciata italiana a Tokyo, si inserì spesso e volentieri nelle vicende culturali e politiche che collegavano i due paesi. Ma il tramonto era vicino. Conclusasi con ovvi e tragici esiti la guerra nel 1945, Shimoi tornò in Giappone definitivamente, ritirandosi dalla vita pubblica e dall’impegno politico e diplomatico.

Harukichi Shimoi si spense in patria nel 1954, dopo aver dato alla luce diverse opere letterarie. Tra le più famose, L’arte di raccontare storie – memore dell’esperienza giovanile del 1911, del club Otsuka, da lui fondato, dove si recitavano fiabe – Shinto Ponpeo, sulle rovine dell’antica città romana di Pompei, e svariati altri lavori sull’Italia fascista e sull’esperienza fiumana, il libro Alla gioventù rurale, del 1941.

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Paolo Cristofaro

Classe 1994, laureato in Scienze storiche all'Università della Calabria. Docente di Italiano, Storia e Geografia nelle scuole medie statali. Giornalista pubblicista.

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