Spesso siamo abituati a immaginare il passato e i personaggi che lo hanno abitato come incredibilmente piatti, seri e privi di una qualsiasi ironia o umorismo. Fossilizzati nell’immagine statica che, fin troppo spesso, ci viene fornita dai libri di storia, i protagonisti del passato vengono quasi de-umanizzati, in favore di una visione che li propone come esseri statici, seriosi e gravi, innalzati sugli altari della storia e percepiti come privi di qualsiasi sua sfumatura più propriamente umana. Eppure il nostro essere umani ci lega profondamente a chi ha vissuto nelle epoche passate, un “essere umani” che comprende, certo, la grandezza e gli ideali, ma anche la “bassezza”, l’ironia, le figuracce e le incomprensioni.
Proprio per questo, qui di seguito proponiamo una rassegna di 10 episodi del passato che tentano di andare oltre quanto proposto normalmente dai libri di storia, con lo scopo di mettere in luce l’assurdità, il sarcasmo, gli errori e le follie degli uomini. Ci siamo limitati a 10 episodi per una questione di spazi e di tempistiche, dove abbiamo cercato di raccogliere quelli che, anche talvolta nella loro tragicità, ci hanno strappato un sorriso. Che essi siano avvenuti realmente o che siano leggende metropolitane, rendono la storia molto più “umana” e priva di quell’alone quasi sacrale di cui si circonda spesso il passato.
Nel frattempo, buona lettura!
Cesare e Catone – Il biglietto della vergogna
62 a.C. Durante un acceso dibattito all’interno del Senato romano, incentrato sul destino da riservare ai congiurati coinvolti nel piano di Catilina, un messaggero consegnò a Cesare un bigliettino contenente un messaggio a lui riservato. Catone il Censore, che stava giusto giusto accusando Cesare di essere invischiato nella congiura stessa, chiese a gran voce di leggere la nota, sperando così di coglierlo in flagrante e poterlo finalmente accusare di tradimento. Tuttavia, non tutto andò secondo i piani: dopo essersi inizialmente rifiutato, Cesare passò il biglietto a Catone, il quale sprofondò nell’umiliazione dopo aver scoperto di non aver tra le mani la prova di un tradimento, ma un appassionato messaggio rivolto a Cesare da parte della sua sorellastra Servilla.
(Fonti: è narrato da Plutarco nella sua Vita di Catone (Vita Catonis Minoris, 24) e nella Vita di Cesare. )
La flatulenza che causò 10.000 vittime
Secondo quanto riportato da Giuseppe Flavio, durante la festa degli Azzimi (Pasqua ebraica) – all’epoca del procuratore Ventidio Cumano (48-52 d.C.) -un soldato romano di guardia al tempio si abbassò le vesti e mostrò le natiche, emettendo una flatulenza e rivolgendo insulti volgari ai presenti. Questo atto sacrilego scatenò l’ira della folla, che iniziò a lanciare pietre contro i soldati, ai quali vennero in aiuto dei rinforzi inviati da Cumano: la cosa causò un panico di massa, tanto che nel fuggi fuggi generale la calca causò lo schiacciamento e la morte di circa 10.000 persone.
(Fonti: Le guerre Giudaiche, Giuseppe Flavio, Libro II, Capitolo XII)
La Beffa del Grasso Legnaiuolo
Una delle storie di scherzi più famose (e crudeli) vede come protagonista Filippo Brunelleschi. Per punire un legnaiolo di nome Manetto (detto “il Grasso”) per uno sgarbo, Brunelleschi convinse l’intera città a fargli credere di aver cambiato identità e di essere diventato un certo Matteo Mannini, un poco di buono. Manetto, confuso e incapace di reagire, venne chiuso in prigione al posto di Matteo, deriso dai conoscenti e messo in ridicolo dai creditori. Convinto di aver perso la propria identità, Manetto fuggì da Firenze per recarsi in Ungheria.
(fonti: Antonio di Tuccio Manetti, scritto da collocarsi intorno al 1489-1490, spesso incluso nella biografia del Brunelleschi)
Il rigore degli storici coreani
Gli annali ufficiali della dinastia Joseon sono famosi per essere incredibilmente dettagliati e privi di qualsivoglia censura, fatto provato da un aneddoto parecchio divertente. In seguito a un incidente particolarmente imbarazzante, durante il quale il re Taejong cadde da cavallo nel bel mezzo di una battuta di caccia, il re si guardò intorno e chiese esplicitamente al suo staff di “Fare in modo che gli storici non ne venissero a conoscenza”. Ligi al dovere e alla loro missione di riportare scrupolosamente ogni avvenimento, gli scribi di corte annotarono l’intera dinamica dell’incidente, compreso l’ordine imbarazzante dato dal re.
(fonti: Annali della dinastia Joseon (Joseon Wangjo Sillok)
Le follie di Tycho Brahe
Personaggio tanto eccentrico quanto geniale, l’astronomo danese Tycho Brahe presenta una vita costellata di episodi bizzarri: che siano essi reali o frutto d’invenzione, contribuiscono dotare questo personaggio di una patina leggendaria. Una delle storie a lui legate vede come protagonista il suo alce domestico, un animale solitamente mansueto, che vagava libero nel suo castello-osservatorio sull’isola di Ven. Come al solito, Tycho avrebbe una sera organizzato una cena e l’animale, ormai abituato ai banchetti del suo padrone, si avvicinò ai commensali e bevve troppa birra, perdendo poi l’equilibrio mentre scendeva dalle scale e andando così incontro a una triste – quanto assurda – morte.
(fonte principale diretta: Corrispondenza con Guglielmo IV d’Assia-Kassel (1591): La prova documentale più solida è una lettera scritta da Tycho Brahe nel 1591 in risposta al Langravio Guglielmo IV.)
La Battaglia di Karánsebes (1788)
Nel bel mezzo della guerra austro-turca, si dice che l’esercito austriaco si sia scontrato con sé stesso. Annebbiati dai fumi dell’alcol, impossibilitati a comunicare correttamente per via delle molte e varie lingue parlate dalle truppe e guidati dal panico, i soldati austriaci scambiarono i propri commilitoni per turchi, combattendo una battaglia notturna che costò la vita a quasi 10.000 austriaci. Sebbene raccontata come evento tragicomico, molti storici mettono in dubbio l’effettiva esistenza o quantomeno le proporzioni della battaglia così come tramandata, in quanto la storia iniziò a diffondersi con maggiore dettaglio decenni dopo l’evento.
(fonti: una delle fonti più citate è la rivista tedesca Allgemeine militärärztliche Zeitung (Giornale generale di medicina militare) del 1843, che raccontò l’episodio 55 anni dopo).
Cobra, indiani e inglesi – L’origine dell’espressione “Cobra effect”?
I cobra avrebbero rappresentato un serio problema per il governo britannico ai tempi della dominazione dell’India, al punto da portare gli inglesi a offrire delle ricompense per ciascun cobra morto che veniva loro consegnato. La cosa ebbe però un esito forse prevedibile, se si tiene in considerazione quanto la prospettiva di guadagno possa spingere lontani gli uomini: si dice che i cittadini avessero iniziato a istituire dei veri e propri allevamenti di cobra, al fine ultimo di incassare più ricompense possibili. Quando il governo lo scoprì, cancellò il programma e gli allevatori di cobra rilasciarono gli animali in natura, peggiorando sensibilmente il problema. Tale storia darebbe origine al termine “Cobra effect”, secondo cui un problema può andare incontro a un decorso ancora peggiore se la soluzione viene basata su incentivi errati.
(fonti: mentre i dati ufficiali dell’epoca, come quelli riportati dal Chambers’s Journal, confermano l’esistenza di massicci programmi di taglie sui serpenti nella fine dell’800, il dettaglio specifico degli allevatori che liberano i cobra alla fine dell’incentivo appare per la prima volta in testi di economia molto più recenti, es. Horst Siebert, 2001)
La corsa più assurda della storia: la Maratona Olimpica del 1904
Svoltasi il 30 agosto 1904 a Saint Louis con un caldo estremo e su di un percorso dotato di un solo punto di rifornimento idrico, la maratona in questione si configurò più come una vera e propria prova di sopravvivenza che non un evento sportivo. Fred Lorz tagliò il traguardo per primo, ma si scoprì che aveva percorso circa 14 km in automobile dopo aver avuto i crampi. Il vincitore effettivo fu Thomas Hicks, il quale tagliò il traguardo in stato semi-allucinatorio a causa delle forti dosi di strictina mista a brandy e uova crude somministratogli dal suo staff. Felix Carvajal, affamato e assetato, durante la gara mangiò delle mele che trovò su di un albero lungo il percorso: tuttavia, questi frutti gli causarono dolori allo stomaco e spiacevoli complicazioni intestinali, venendo addirittura inseguito per quasi un chilometro da cani randagi. Il risultato fu disastroso: dei 32 partecipanti, solamente 14 riuscirono a tagliare il traguardo.
(fonti: Charles J.P. Lucas (1905): Nel suo libro The Olympic Games, 1904, descrive la gara come caotica e piena di polemiche, riportando le condizioni estreme; GeoPop ha curato un articolo approfondito: https://www.geopop.it/storia-della-tragicomica-maratona-olimpica-di-st-louis-del-1904-tra-veleni-inseguimenti-e-furti-di-pesche/).
Un gabinetto fatale
Nel bel mezzo della seconda guerra il sottomarino tedesco di ultima generazione U-1206 affondò a causa del suo stesso gabinetto. Dotato di un sistema di scarico avanzato che permetteva di eliminare i rifiuti anche mentre era sommerso, necessitava di tecnici che svolgessero il servizio per via della complessità dei sistemi di pressione necessari. Un giorno, un membro dell’equipaggio, dopo aver osservato i tecnici svolgere più volte l’operazione, provò a scaricare i rifiuti in autonomia, compiendo un vero e proprio disastro: una vera e propria inondazione di liquami si riversa nel sottomarino e raggiunge le batterie, portando a un rilascio di gas velenoso. Piuttosto che venire uccisi da tale esalazione, i membri dell’equipaggio decidono di riemergere, venendo immediatamente individuati e bombardati Ulteriore beffa? Si trattava della prima pattuglia attiva del sottomarino.
(fonti: resoconto dello stesso comandante comandante Karl-Adolf Schlitt)
Quando i Guns’n’Roses ribaltarono Panama
Durante l’invasione di Panama nel 1989 gli USA assediarono il dittatore Manuel Noriega, rifugiatosi nell’ambasciata vaticana. Non riuscendo a trovare un modo per stanarlo, le truppe statunitensi decisero di adottare una “tortura” psicologica: una volta installati enormi altoparlanti attorno all’edificio, venne trasmessa musica rock giorno e notte, per molti giorni consecutivi. Inutile dire che Noriega si arrese il 3 gennaio 1990, stremato dalla pressione psicologica e da fattori diplomatici. Il dittatore era famoso per amare la musica classica, dunque la scelta di brani rock dai titoli provocatori non fu per niente casuale: tra di essi figurano I fought the Law dei Clash, You’ve got another thing comin’ dei Judas Priest e Welome to the Jungle dei Guns’n’Roses.
(Fonti: BBC News: “Music torture: How heavy metal broke Manuel Noriega” (30 maggio 2017), The New Yorker: “When Music Is Violence” di Alex Ross (27 giugno 2016) analizza l’uso della musica come tortura in questo caso specifico)
Speriamo di aver suscitato un sorriso e di aver portato almeno una persona ad approcciarsi alla storia, o almeno a uno di questi personaggi/tematiche/eventi, partendo proprio da quanto solitamente viene eclissato. Forse, fin troppo spesso sbagliamo approccio o punto di vista!
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