Florence + The Machine Everybody Scream

La notte di Halloween è offerta dal nuovo album dei Florence + The Machine: «Everybody Scream»

Un rito di liberazione tra sangue, palco e rinascita: Florence Welch trasforma il dolore in potere e la paura in arte.
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La voce di Florence Welch torna a ruggire con Everybody Scream, un album che sembra concepito per una notte di Halloween. È il sesto lavoro in studio di Florence + The Machine e arriva dopo un periodo segnato da eventi che hanno cambiato profondamente la vita e la visione artistica della sua protagonista.

Il cuore di Everybody Scream batte tra trauma, morte, rinascita e potere femminile. Fin dalle prime note, un organo sinistro e un coro di voci in stile colonna sonora horror lasciano spazio a urla e a un ritmo glam rock martellante. Al posto dei tradizionali «Hey!» della Glitterbeat anni Settanta, risuonano comandi femminili: «Dance!» e «Turn!». È un’apertura che definisce subito l’intento del disco: un rito di liberazione, un’esplosione collettiva, un urlo che diventa corpo e identità. Il suono stesso smentisce un luogo comune: la presenza di Aaron Dessner come co-produttore non significa, questa volta, un elegante indie-folk dai toni pastello come in folklore ed evermore di Taylor Swift o in Autumn Variations di Ed Sheeran. Dessner spinge Florence verso tutt’altra direzione: un disco viscerale, drammatico, che intreccia gotico e misticismo senza rinunciare alla melodia.

Sopra queste trame, Welch riflette sul rapporto con la fama. La stessa scena che la fa rinascere può anche distruggerla: «Look at me run myself ragged, blood on the stage. But how can I leave when you’re calling my name?». Tra invocazioni pagane, riferimenti alla mistica Julian of Norwich e immagini di stregoneria, il disco racconta proprio questa tensione: la necessità di esibirsi e l’autodistruzione che comporta.

Una preghiera personale, un rito pagano e collettivo

Everybody Scream non rinnega il marchio di Florence + The Machine, fatto di orchestrazioni dense, cori eterei e melodie sospese tra pop e art rock, ma lo piega verso una dimensione più cupa. È un rituale collettivo, una resa al potere del palco, un invito al corpo (Everybody dance… everybody scream). Cori spettrali, pulsazioni di basso e tamburi danno vita a una liturgia dove il palco è rifugio, estasi e ferita (blood on the stage). E infatti lo stesso album nasce da un evento traumatizzante, durante un concerto in Cornovaglia in cui Florence si esibì tra dolori e sanguinamento. Nell’agosto 2023, durante il tour di Dance Fever, Florence subì un aborto ectopico con complicazioni potenzialmente letali. «Più ero vicina a dare la vita, più mi avvicinavo alla morte», ha raccontato. «Mi sono sentita come se fossi entrata da una porta e ci fossero solo donne che urlavano». Da qui nasce Everybody Scream. «Ho preso dell’ibuprofene e sono salita sul palco», ha detto. Solo l’insistenza del suo medico, al rientro a Londra, la convinse a sottoporsi a un’ecografia. Da quel confine tra vita e morte nasce il suono di questo album: un urlo collettivo, ma anche una preghiera.

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Dall’urlo alla pace

Il disco è un viaggio fatto di trasformazione, corpo e femminilità in lotta. In One of the Greats, accompagnata da Mark Bowen degli Idles, Florence canta la rinascita: «I crawled up from under the earth… spitting my songs so you could sing with me». E non si fa mancare una critica ad un sistema musicale ancora fortemente maschilista: «I’ll be up there with the men and the 10 other women in the hundred greatest records of all time. It must be nice to be a man and make boring music just because you can». E così Music by Men diventa il racconto spietato di una coppia in crisi e della difficoltà per una donna di emergere in un mondo dove la musica è fatta “dagli uomini” e per gli uomini. La teatralità volutamente eccessiva è la stessa che ha sempre distinto Florence + The Machine. Qui ciò che risalta e sorprende è la carica emotiva.

One of the Greats alterna chitarre ruvide in stile The Velvet Underground a una confessione viscerale: l’autoaffermazione femminile si fa catarsi e sarcasmo. Witch Dance e Sympathy Magic incarnano la parte più carnale e stregonesca del disco, tra percussioni frenetiche, cori febbrili e una rivendicazione del corpo come strumento di potere, mentre Music by Men spegne la teatralità per lasciare spazio a un’intimità quasi folk, un dialogo disilluso tra l’amore e il mestiere di artista. Perfume and Milk e Buckle fungono da balsamo emotivo: ballate sospese tra la natura e la guarigione, dove la voce di Florence si fa quasi pastorale. In Kraken, cuore simbolico del disco, l’immaginario mitologico esplode in un’apoteosi di synth, archi e batteria tribale: è la metamorfosi in mostro, la rivalsa di chi non vuole più essere invisibile. Infine, You Can Have It All e And Love chiudono il cerchio con un minimalismo mistico, tra crescendo orchestrali e spazi di silenzio, offrendo una pace che sa di sopravvivenza più che di consolazione.

Strega, Artista, Donna

Con Everybody Scream, Welch accoglie finalmente il proprio potere: un’icona che porta con fierezza il peso e la gloria della sua eredità. L’album unisce mitologia e realtà, sangue e scena, urla e silenzi, orchestrando il caos con una nuova consapevolezza. Everybody Scream è un disco denso, a tratti più introspettivo che immediato, ma profondamente coerente e suggestivo. Alcune tracce si rivelano ascolto dopo ascolto, ma l’insieme è potente e visionario. È un album che fonde visione apocalittica e intimità, melodia pop e densità poetica, teatralità e vulnerabilità. Non cambia radicalmente la formula di Florence + The Machine, ma la sublima in qualcosa di più maturo, coeso e umano. È l’urlo di chi ha guardato la morte negli occhi, ha ballato con essa e ha scelto di cantare ancora.

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Margherita Coletta

Classe 1998. Mezza etrusca, mezza romana. Le piace girovagare e fare incontri lungo la via. Appassionata cacciatrice di storie, raccontagliene una e sarà felice.

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