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Alma-Tadema: l’arte rivolta ai fasti del passato

5 minuti di lettura

Atmosfere di età antiche animano i dipinti di sir Lawrence Alma-Tadema.

Di origine olandese, iniziò la sua carriera in Inghilterra nel 1870, in piena epoca vittoriana.

La sua preparazione storico-archeologica, la frequentazione di gallerie e collezioni private, lo studio delle rovine di Pompei e della Roma imperiale, gettarono le basi della sua opera, che non si fermava alla pittura. Infatti, fu anche apprezzato designer teatrale e costumista.

I preziosi dettagli dell’oggettistica dell’epoca, il realismo dei marmi, la ricercatezza delle stoffe, la precisione nella ricostruzione degli ambienti che fanno da scenario alle sue visioni pittoriche, realizzati anche grazie ad un grande patrimonio fotografico delle rovine, contribuirono alla sua fama e a definire il suo stile come “neopompeiano”.

AlmaTadema Among the Ruins

Tra le rovine (1902-1904)

 

«Dopo tutto siamo discendenti degli antichi. I tempi cambiano, ma la natura umana non muta con loro. E così, che sia il Faraone che piange sul corpo morto del figlio in un tempio egiziano, o una matrona romana che contratta la tariffa con un barcaiolo sul Tevere per farsi portare dall’altra parte, o ancora un giovane greco intento a leggere Omero sulla riva di un mare in tempesta, il mio sforzo è instillare in ognuno di questi soggetti un barlume di quella vita che meglio conosco, la vita perennemente pulsante di questa grande città distesa attorno a noi».

Lawrence Alma-Tadema

 

 

800px-1872 Lawrence Alma-Tadema - Death of the Pharaoh Firstborn son

 Morte del figlio primogenito del faraone (1872)

 

«Nei suoi quadri vi è quindi un po’ di tutto. Sono musei. Non vi manca nulla, dai grandi ornati di porta che sono a Napoli, sino all’ultimo oggetto, o statua, o pittura, o masaico, o vaso, o utensile scoperto a Pompei, o a Roma, o nel resto dell’Italia, o in Grecia, o in Egitto».

Francesco Netti

 

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 Galleria di scultura a Roma ai tempi di Agrippa (1874)

 

Le atmosfere passate sono reinterpretate alla luce di una raffinatezza simbolista di fine ‘800 e in linea con i concetti della borghesia vittoriana. L’abbinamento tra il passato, ricostruito mirabilmente in ogni particolare, e il presente, la cui società Alma-Tadema intende confondere con quella antica per valorizzarla e idealizzarla, ben si avvicina alle tendenze decadentiste di Gabriele D’Annunzio che tanto lo ha amato.

 

«E’ una pittura gemmea, qualche cosa come un pezzo raro di argenteria antica, qualche cosa come un gioiello carico di cesellature, un avorio scolpito e inciso, un alabastro miracolosamente traforato».

Gabriele D’Annunzio, “Scritti giornalistici”

«Il mare, mentre più cresceva il giorno, balenava fra i tronchi come negli intercolunnii d’un portico di diaspro; gli acanti corintii eran come le coronazioni abbattute di quelle colonne arboree; nell’aria, glauca come l’ombra d’un antro lacustre, il sole gittava a quando a quando strali e anelli e dischi d’oro. Certo, Alma Tadema avrebbe ivi imaginata una Saffo dal crin di viola, seduta sotto l’Erma di marmo, poetante su la lira di sette corde, in mezzo a un coro di fanciulle dal crin di fiamma pallide e intente a bevere dall’adonio la compiuta armonia di ciascuna strofe».

Gabriele D’Annunzio, “Il piacere”

 

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Saffo e Alceo (1881)

 

D’Annunzio entrò in contatto giovanissimo con l’arte inglese, nel 1883, in occasione della Prima Esposizione Internazionale a Roma. Il suo fu il primo articolo italiano dedicato interamente ad Alma-Tadema e fu pubblicato su “Il fanfulla della domenica“, settimanale politico e letterario romano dell’epoca.

 

«Il sedile era un gran semicerchio di marmo bianco, limitato per tutta la lunghezza da una spalliera, liscio, lucido, senz’altri ornamenti che una zampa di leone scolpita a ciascuna estremità in guisa di sostegno; e ricordava quelli antichi, su’ quali nelle isole del’Arcipelago e nella Magna Grecia e in Pompei le donne oziavano e ascontavano lèggere i poeti, all’ombra degli oleandri, in cospetto del mare».

Gabriele D’Annunzio, “Il piacere”

Pleading

Supplica (1876)

 

un buon punto osservazione

Un buon punto di osservazione (1895)

Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.

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