La scena è vuota al Piccolo Teatro Grassi, gli spettatori ancora rumoreggiano quando si abbassano le luci, con molte scolaresche presenti alla replica del 18 novembre. Una musica accompagna l’ingresso dei protagonisti.
Entrano in scena la suocera (Giuditta Perriera) e la madre (Leonarda Saffi), seguite dal marito (Ivano Picciallo) e dal figlio (David Leone). I ruoli non hanno nomi, sono archetipi di personaggi, una rappresentazione dei rapporti famigliari portata all’essenza; in particolare, la regista Emma Dante ha avuto come riferimento i rapporti di una famiglia del sud Italia.
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Le fondamenta sono fragili
La storia di questa famiglia non è tanto diversa da molte altre che si sono viste e sentite: Emma Dante spinge infatti su un’estetica grottesca, fatta di personaggi quasi macchiettistici in un primo momento, in cui la relazione è più una negazione – per parafrasare le parole di Claudio Longhi sullo spettacolo.
La riflessione che la regista ha fatto è sulla violenza domestica come manutenzione ordinaria: non è un grande unico evento inaspettato, bensì una serie di tensioni che si accumulano e alla fine cedono sotto il loro stesso peso. Come un palazzo, la storia dell’uomo continua a costruirsi, ma la violenza è alle sue fondamenta e se tutto si basa su questo, come si può pensare di proseguire?
Emma Dante, nella conferenza stampa, parla di quanto sia radicata nella nostra cultura l’idea per cui le donne hanno meno potere, per cui gli uomini hanno meno responsabilità famigliari, la colpa è sempre delle madri.
Grottesco
Come sopracitato, i personaggi non sono cinematografici, non in un primo momento. La lingua scelta è il pugliese, parlato da una famiglia di media estrazione, fatto che aumenta l’effetto grottesco della messa in scena. Crediamo che questo tipo di narrazione possa permettere a chi vede lo spettacolo di non calarsi subito nell’argomento dichiarato dello spettacolo, bensì di lasciarsi prima coinvolgere dalla situazione, per poi arrivare a ciò che c’è di marcio nella vicenda.
In fondo, la realtà è sempre così. Insospettabili diventano assassini, da fuori sembra da un giorno all’altro, ma da dentro si sa cosa sta succedendo dentro le mura di casa. Emma Dante alla conferenza stampa ribadisce quanto sia necessario andarsene da queste situazioni, ma non sempre è possibile. Non sempre una donna capisce il vero pericolo, finché non è troppo tardi.
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Reiterazione e sopportazione
Il problema di base è che la società continua a sopportare certi comportamenti; nessuno agisce per estirpare alla radice questa tipologia di atti. E così si continua a morire. Dante dice che la sua protagonista è stata violentata a sedici anni, cosa che organicamente emerge in scena nel racconto al figlio, e che lì è morta la prima volta. Quante volte muore una donna? Quali e quante parti di lei muoiono quando rinuncia a una cosa o all’altra? O sei madre o sei lavoratrice, o sei amante o sei indipendente; sembra spesso che i vari aspetti della vita per le donne non possano coesistere.
E la donna continua a morire. Il problema di fondo è solo questo: la violenza non dovrebbe esistere.
Un futuro possibile
Insomma, dopo una lunga reiterazione di violenza psicologica e fisica, alla fine la moglie viene uccisa con un ferro da stiro. I suoi famigliari non le credono e lei si rialza per ben tre volte, finché non arriva il momento in cui lei si libera di tutto. La moglie inizia una danza in cui i mobili vengono portati via, la scena si svuota e tutti i famigliari se ne vanno: su Alla fiera dell’Est la protagonista si lascia andare a una danza, non sappiamo se liberatoria o di evasione, ma ha del malinconico.
Emma Dante vede nella danza finale quella iniziale in cui la moglie è stata stuprata a sedici anni da colui che poi è diventato il marito. A noi è sembrato che potesse essere un futuro possibile, in cui lei danza secondo il suo ritmo e la sua volontà, senza dettami e violenze esterni.
Purtroppo il mondo non è ancora così. La speranza è sempre la stessa: che grazie all’arte e alla cultura, ma anche grazie agli organi istituzionali, si possa educare il futuro a un mondo migliore.
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