Goudstikker

Arte e Memoria. La collezione Goudstikker da Amsterdam a Berlino (e ritorno)

Una vita a dir poco tumultuosa, quella di Jacques Goudstikker, esordita nei raffinati ambienti del collezionismo d’arte e conclusasi tragicamente con una fuga rocambolesca e fatale dall’invasione nazista dei Paesi Bassi nel 1940. Una vicenda in cui si mescolano l’arte, la storia, la politica e il diritto internazionale a ricordarci che, in realtà, la Seconda Guerra mondiale non può essere archiviata con la vittoria degli Alleati nel 1945. Le conseguenze e le ferite che ne derivarono, pervasero infatti i decenni a seguire, sino a lambire il presente. Il Giorno della Memoria ci offre l’occasione di ripercorrere una vicenda personale incredibile, attraverso la quale leggere una delle pagine più drammatiche della storia del Novecento.

Goudstikker
Jacques Goudstikker nella sua galleria, Foto da: www.thecjm.org

Nato in una ricca famiglia di fede ebraica, Goudstikker (1897-1940) era presto divenuto il mercante d’arte di riferimento nella capitale olandese. Grande uomo di cultura, egli era anche celebrato come un innovatore; le mostre allestite nella propria galleria di Amsterdam o presso il castello di Nijenrode, dettavano gusti e tendenze artistiche. In parallelo alla propria attività commerciale, egli radunò un’impressionante collezione comprendente dipinti fiamminghi del XVI e XVII secolo e del Rinascimento italiano. Lucas Cranach il Vecchio, Hieronymous Bosch, Johannes Vermeer, Francesco Pesellino e Francesco Squarcione, allievo di Andrea Mantegna, erano solo alcuni dei grandi nomi presenti nella notevole raccolta, anche arricchita da pezzi di arte decorativa.

Immagine pubblicitaria della Galleria Goudstikker, Foto da: www.thecjm.org

Poi venne il 1939. Poiché la guerra sembrava imminente, intuendo l’aggravarsi della situazione, in particolare per gli ebrei, Goudstikker inoltrò una richiesta di visto per portare la sua famiglia negli Stati Uniti. Ironia della sorte, i visti scaddero il 9 maggio 1940. Il giorno seguente, la Wehrmacht invase i Paesi Bassi. Le successive immagini dei bombardamenti di Rotterdam e dell’aeroporto di Schiphol, convinsero Jacques Goudstikker a lasciare il Paese. Ad ogni costo e con ogni mezzo possibile.

Si imbarcò assieme alla moglie, la cantante lirica Dési von Halban, e al figlio Eduard, con l’intenzione di raggiungere l’Inghilterra via mare. La famiglia salì a bordo della SS Bodegraven, una nave mobilitata il cosiddetto Kindertransport, ossia l’operazione di accoglienza, da parte del Regno Unito, di bambini rifugiati ebrei provenienti dai territori della Germania nazista. Ma nella notte tra il 15 e il 16 maggio, mentre l’imbarcazione avanzava attraverso la Manica, Goudstikker morì a causa di una sfortunata caduta nella stiva della nave. In condizioni soleggiate, dal pontile della nave si sarebbe già potuto intravedere il profilo delle coste inglesi: la salvezza.

Hermann Goering alla Galleria Goudstikker, Foto da: www.artforum.org

Nel frattempo, ad Amsterdam, il Maresciallo del Reich Hermann Göring entrò in possesso della collezione Goudstikker, lasciata, per cause di forza maggiore, in galleria dal mercante ed affidate ad un collaboratore. Ottocento tra le opere più importanti furono mandate in Germania, ad adornare i palazzi privati e di rappresentanza dei gerarchi del regime.  

Nel 2004, il diplomatico Stuart E. Eizenstat profetizzò: «La maggior parte delle opere rubate non verranno mai restituite, non perché ai musei europei o americani manchi la volontà di applicare i principi di Washington, ma perché i propri eredi sono stati uccisi dai nazisti. La maggior parte delle opere rimarranno nei musei francesi, tedeschi o austriaci poiché non rimane più nessuno per reclamarle». È il destino comune di molte opere d’arte che ammiriamo nei musei del mondo, ignorandone il tragico passato. I rari episodi di restituzione delle opere trafugate hanno prima dovuto affrontare lunghe battaglie legali. L’eredità di Goudstikker non ha fatto eccezione.

Goudstikker
Alcune opere della collezione Goudstikker sono state esposte presso il Contemporary Jewish Museum di San Francisco (USA) – Foto da: www.thecjm.org

Al termine della Seconda Guerra mondiale, gli alleati recuperarono dalla Germania il patrimonio depredato, restituendolo al governo olandese affinché facesse da tramite con i legittimi proprietari. Le opere di Goudstikker furono invece trattenute nella Collezione Nazionale dei Paesi Bassi, mentre la vedova e il figlio del mercante si impegnarono – invano – per ottenere il loro ritorno. Morirono infatti a pochi mesi di distanza – lei nel 1995, lui nel 1996 – senza aver ottenuto giustizia.

Appena due anni più tardi, il giornalista investigativo Pieter den Hollander avrebbe pubblicato un libro, De zaak (il caso) Goudstikker, attirando l’attenzione pubblica sulla vicenda. Con il suo testo, egli dimostrò come la restituzione dell’arte rubata avesse ignorato in modo flagrante i diritti dei legittimi proprietari. Il governo olandese istituì, quindi, un Comitato per le restituzioni, incaricandolo di riesaminare tutte le rivendicazioni, in precedenza respinte o ignorate, relative alle opere d’arte in possesso dello Stato. Ci vollero altri dieci anni prima che la nuora di Goudstikker, Marei van Saher, e la nipote Charlène riuscissero a riottenere almeno 200 delle 1400 opere d’arte che il mercante dovette abbandonare nella propria galleria.

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Marei van Saher posa dinanzi a due ritratti facenti parte della collezione del suocero. Foto da: www.thecjm.org

Numerosi casi ricalcano la trama della Collezione Goudstikker. Il film Woman in Gold ripercorre il processo più mediatizzato, quello per la restituzione del ritratto di Adele Bloch-Bauer eseguito da Klimt e rivendicato dalla nipote, Maria Altmann. Si tratta di esempi che naturalmente non testimoniano un avido accanimento per riottenere un bene materiale. C’è in gioco molto di più. Qualcosa di simbolico, persino di ordine morale.

Non restituire le opere ai legittimi proprietari e ai loro eredi significa nascondere nel silenzio la loro tragedia personale. Significa cancellare una seconda volta il loro nome, la loro storia, la loro identità, come avvenne durante l’Olocausto. Anzi, stavolta in maniera ancor più dolorosa perché l’omertà proviene da uno Stato teoricamente fondato sulla condanna degli orrori del totalitarismo. Queste battaglie legali sono, allora, delle battaglie per la Memoria. Almeno, come accaduto a Maria Altmann, anche l’eredità di Goudstikker ha infine trovato (parzialmente) giustizia.

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