Mondo perduto, culla della civiltà, mito dell’età dell’oro… è impossibile che qualcuno non abbia mai sentito nominare Atlantide e la sua misteriosa scomparsa. Si tratta probabilmente del più celebre tra i “mondi perduti”, una leggenda la cui eco risuona da millenni e che continua a suggestionare anche le menti del XXI secolo.
Ma cos’ha portato Atlantide a divenire così famosa? E, soprattutto, esiste un fondo di verità?
Per tentare di rispondere a queste domande occorre partire dalla fonte primaria relativa alla mitica città, ovvero Platone. Il filosofo e pensatore greco è stato il primo a parlare espressamente di Atlantide in due delle sue opere, il Timeo e il Crizia: secondo la versione riportata in questi dialoghi, complementari e inscindibili, Atene avrebbe sconfitto un regno situato al di là delle Colonne D’Ercole (solitamente individuate nello Stretto di Gibilterra), un regno vastissimo e potente che trovava il proprio centro in un’isola fiorente. L’isola in questione sarebbe stata la capitale del suddetto regno: strutturata su tre anelli concentrici dotati di fossati e fortificazioni, presentava un canale centrale che immetteva direttamente nell’oceano. Platone continua il suo racconto per bocca di Timeo e Crizia, sostenendo che all’incirca 9mila anni prima del suo tempo – attorno quindi al 10.000 a.C. – l’impero di Atlantide sarebbe stato cancellato da terremoti e alluvioni, sprofondando negli abissi marini. Per supportare la propria tesi, l’ateniese sostiene che la storia di questa città sia stata documentata in precedenza dagli antichi Egizi. Nella fattispecie, sarebbe stato un sacerdote di nome Sonchis a narrare la vicenda a Solone, ipotesi non del tutto improbabile a livello di cronologia, se si considera che i viaggi di Solone in Egitto vengono solitamente collocati tra il 590 e il 580 a.C. Effettivamente, alcune iscrizioni rinvenute nel tempio di Edfu (non lontano da Assuan) parlano di un mondo primitivo, circondato completamente dall’acqua, dove si trovava un’isola primordiale patria degli antenati del genere umano. Non si fa riferimento però alla caduta di un regno effettivamente esistente e non vengono date ulteriori informazioni. L’opinione degli studiosi è che si tratti piuttosto di una sorta di mito della creazione legato alla città in cui sorgeva il tempio stesso; inoltre, sarebbe impossibile pensare a un utilizzo dell’iscrizione come fonte da parte di Platone, in quanto la struttura templare è stata eretta in un periodo successivo all’attività del filosofo: le numerose e particolareggiate iscrizioni del tempio ci dicono che le cerimonie della fondazione si erano svolte il 7 del mese di Epihi e cioè il 23 agosto del 237 a.C. nel decimo anno del regno di Tolomeo III Evergete I.
Leggi anche:
Anelli, potere e invisibilità: da Platone a Tolkien
Tornando a Platone, i dialoghi all’interno dei quali possiamo rinvenire le prime attestazioni relative ad Atlantide devono essere considerati come la naturale prosecuzione della Repubblica: ecco allora che l’immagine di una città tracotante, che fa della sopraffazione la propria arma, acquisisce un senso ulteriore rispetto al piano letterale. Atlantide diviene per il filosofo un exemplum, un’allegoria di ciò da cui ci si dovrebbe discostare, un luogo dove conflitti interni e avidità hanno portato al tracollo della società stessa. Platone crea, o forse rielabora, quest’immagine per proporre un modello da non seguire, per dare un monito ai propri concittadini: solo il buongoverno e la moderazione possono portare a una comunità duratura.
Che cosa può esserci di vero? Che Platone abbia tratto libera ispirazione da un posto realmente esistito? Varie sono le ipotesi che si sono susseguite negli anni. Santorini è stata la prima candidata: attorno al 1600 a.C. la civiltà che fioriva sull’isola venne spazzata via dalla cosiddetta eruzione “minoica” e i successivi maremoti potrebbero aver portato al progressivo declino e collasso della vicina Creta – e, quindi, della società minoica. Si è parlato poi di Siracusa: sconfitta da Atene, vicina a una piana fertile e dotata delle fortificazioni di Ortigia che davano sul mare. Un’ipotesi interessante è quella che vede protagonista la Sardegna: secondo una teoria dell’archeologo Sergio Frau, le colonne d’Ercole potrebbero indicare lo stretto di Sicilia, al di là del quale si trova la Sardegna, che era effettivamente dotata di strutture torriformi, “i nuraghi” , e che fino a 12.000 anni fa, durante la glaciazione Würm (periodo che coincide con la datazione proposta da Platone), potrebbe essere stata addirittura più grande di quanto non sia ora.
Leggi anche:
I misteri della Sardegna
La leggenda che si è generata attorno ad Atlantide ha dato vita a tutta una serie di teorie, alcune delle quali particolarmente fantasiose, fiorite soprattutto tra XIX e inizio del XX secolo. Primo tra tutti, P. L. Sclater sosteneva che in passato esistesse un continente nell’Oceano Indiano, ipotesi che generò dopo aver constatato l’estrema somiglianza tra i fossili di lemure provenienti da Madagascar e India. Ciò ha dato adito a diverse teorie, tra cui il fatto che i cosiddetti “lemuriani”, abitanti di questo ipotetico continente primordiale denominato Lemuria, fossero gli antenati degli abitanti di Atlantide. Secondo alcune correnti esoteriche del XIX secolo, invece, Atlantide sarebbe stata più vasta e avrebbe compreso gran parte del Circolo Polare Artico (dalla Groenlandia alla Kamchatka), territorio in cui prima abitavano gli Iperborei. I sostenitori di questa teoria erano convinti da Iperborei e poi Atlantidei si fossero generati gli Ariani, concetto che piacque molto ai sostenitori di una certa corrente di pensiero… L’idea venne poi recepita dalla “società Thule”, che avrebbe influenzato a sua volta Hitler.
Curiosità! Una Atlantide è effettivamente esistita nell’Oceano Atlantico, per ben due volte: nel 1917 John Mott decise di fuggire dalla Danimarca all’America, stabilendosi in un’ isola disabitata delle Bahamas e dichiarando quella terra di sua proprietà insieme ai suoi compagni. Il nome che Mott diede a quella porzione di terra fu “principato di Atlantide e Lemuria”, del quale vennero creati anche una bandiera e dei francobolli e i cui abitanti si ritenevano discendenti diretti di Eriksson, primo europeo a sbarcare in America. Nel 1964 , invece, Leicester Hemingway, fratello del famoso scrittore, afferma di aver costruito “nuova Atlantide”, repubblica costituzionale sull’isola di Jamaica; due anni dopo però l’esperimento ebbe fine e l’unica Atlantide di cui si ha tuttora memoria è proprio quella di Platone, origine e punto d’arrivo della leggenda.
Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club!
Segui Frammenti Rivista anche su Facebook e Instagram, e iscriviti alla nostra newsletter!
Fonti:
- Crizia, Platone
- Repubblica, Platone
- Timeo, Platone
- Video di Nova Lectio per approfondimento: https://www.youtube.com/watch?v=waFL-1vkuak
- W. J. Coleville, Atlantis and Theosophy (2005)
Immagine in copertina generata con intelligenza artificiale da ChatGPT a partire dal contenuto dell’articolo.