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Bong Joon-Ho: logica e disumano

8 minuti di lettura

Bong Joon-Ho nasce il 14 settembre 1969 a Taegu, Corea del sud. Figlio di un designer e di una scrittrice, fin da bambino si appassiona al cinema: «ero solito guardare moltissimi film», e già alle scuole medie decide che di lavoro avrebbe fatto il regista. Nel 1980 si laurea in scienze sociali alla Yonsei University di Seul, fondando contemporaneamente, insieme ad alcuni amici, un cineclub (che chiama cineclick) attraverso il quale scopre e promuove il cinema internazionale di nicchia. Nei primi anni novanta frequenta un corso all’Accademia Coreana delle Arti Filmiche durante il quale inizia a farsi conoscere internazionalmente grazie ai suoi cortometraggi, che partecipano a diversi film festival internazionali tra cui San Diego, Vancouver e Hong-Kong. Conclusi gli studi inizia a scrivere sceneggiature per i suoi amici dell’accademia, dirigendo la fotografia o assistendo la regia. Grazie a queste esperienze entra in contatto con il produttore Cha Seug-Jae e nel 2000 esce il suo primo cortometraggio.

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L’opera prima è intitolata Barking Dogs Never Bite e, pur non riscuotendo un grande successo, viene apprezzata dalla critica: nel giro di due anni, complice il premio FIPRESCI vinto al festival di San Sebastian in Spagna, riesce a rientrare del budget iniziale. Si rivale nel 2003 quando, adattando uno spettacolo teatrale, dirige un thriller/poliziesco ambientato in una piccola cittadina di campagna; il film è Memories of Murders e conquista il favore sia della critica sia del pubblico, vincendo peraltro la Conchiglia d’Argento alla miglior regia al Festival spagnolo e numerose altri premi in diversi festival internazionali.

Dopo diversi cortometraggi in cui consolida il suo stile, nel 2006 presenta, a Cannes, The Host, un monster movie inaspettato e di budget sicuramente più corposo, che però tradisce lo scetticismo nei confronti del genere e, oltre a sbancare al botteghino facendo record di incassi in Corea del Sud, ottiene numerosi riconoscimenti critici; tanto che gli Universal Studios si accaparrano subito i diritti per un remake. Nel 2008 partecipa, insieme a Michel Gondry e a Leos Carax, a un progetto di un film collettivo (Tokyo!) nel quale dirige l’episodio Shaking Tokyo. Con Madre, presentato nel 2009 in anteprima nella sezione Un Certain Regard di Cannes, ritorna alle atmosfere rurali di Memories of Murders mentre ripete il successo, sia a livello locale che nel circuito internazionale, di  The Host.

Nel 2011 è presidente di giuria al Sundance e a Cannes per la Caméra d’Or, nel 2013 invece lo è al Edinburgh International Film Festival. Nello stesso anno esce Snowpiercer, primo film in lingua inglese del regista, tratto da una graphic novel, che lo consacra definitivamente ad autorità cinematografica. Malgrado l’esiguo numero di lungometraggi, infatti, Bong Joon-Ho è già considerato da molti come uno dei migliori registi non solo sudcoreani, ma internazionali.

Nei suoi film Bong Joon-Ho riflette quasi sempre sul rapporto che l’uomo ha con il suo ambiente, mostrando come il susseguirsi imprevedibile degli eventi, in una società statica, crea una situazione di vertigine in cui le persone perdono il loro raziocinio e vengono governate dalle pulsioni. Dal punto di vista cinematografico questa costante viene resa con molta efficacia attraverso una miscellanea di generi che vanno dal thriller/poliziesco al dispotico/post-apocalittico, il tutto condito grottescamente con humour nero e comicità asiatica. I protagonisti delle pellicole di B.J.H. sono sempre antieroi, le cui convinzioni vengono messe a dura prova mano a mano che si modificano le condizioni del sistema in cui si trovano. Si prendano, ad esempio, i due poliziotti incaricati di identificare il serial-killer in Memories of Murders, sono l’uno la nemesi dell’altro: il primo conduce interrogatori illegalmente e si procura false prove pur di trovare un colpevole; il secondo è metodico, logico e non si fa sopraffare dalle emozioni. Alla fine però, la ricerca sfrenata e stressante del killer, unita all’uccisione di altre donne, porta la situazione a ribaltarsi completamente, spostando la logica verso l’insensatezza e la rabbia verso la pace.

4b13f55492d8eLo stesso avviene per The Host in cui i due fratelli protagonisti, mossi dalla brama di vendetta, riescono a modificare fortemente la loro natura: da sciocco a eroe coraggioso e da cinico passivo a cacciatore attivo. In Madre, la donna, nel disperato tentativo di scagionare il figlio, si disumanizza arrivando fino ad uccidere, per non parlare di Snowpiercer in cui la “scalata” verso la locomotiva non è altro che la metafora di questo cambiamento profondo che avviene nell’uomo nel verificarsi di determinate condizioni.

La riflessione che lo spettatore coglie riguardando la filmografia del regista è il ragionare sullo sgomento che si (ap)prende con la consapevolezza dell’inesistenza di una certezza razionale, quando si guarda l’uomo e il suo comportamento “disumano”. Più i personaggi indagano in cerca delle loro risposte (la ricerca del killer, la ricerca del mostro, la ricerca della locomotiva), più le domande si fanno insensate, a tal punto che quella stessa società, così pesantemente messa in discussione nel modo in cui viene dipinta, diventa incoerente ed incompatibile con l’umanità che la compone, quella stessa umanità così facilmente dipendente dal corso degli eventi e così facilmente influenzabile da un certo “istinto di sopravvivenza”. Il percorso di ricerca si conclude quindi nell’oblio accompagnato da un sorriso, che è una smorfia di sofferenza o una risata che sembra un pianto; mantenendo, però, sempre alla fine, un minuscolo spiraglio di speranza.

Film Della Settimana
SNOWPIERCER:

Snowpiercer

In un futuro prossimo la Terra è ricoperta dai ghiacci, l’intera popolazione umana, ormai ridotta a un migliaio di sopravvissuti, vive su di un treno che non smette mai di spostarsi attraverso i continenti. Il proprietario, ideatore e macchiniere del treno, il misterioso Wilford, ha stabilito un sistema di caste, in base alla classe del biglietto, su cui si regge l’equilibrio della comunità che abita nei vagoni. In coda stanno i poveri sfruttati che sono saliti a bordo gratis, verso la testa del treno, invece, vivono nel lusso i passeggeri di prima classe. Ma il leader della classe più bassa, Curtis, sta organizzando una rivoluzione per raggiungere la testa del treno.

 

 

 

 

Daniele Tommaso Colombo

 

 

Redazione

Frammenti Rivista nasce nel 2017 come prodotto dell'associazione culturale "Il fascino degli intellettuali” con il proposito di ricucire i frammenti in cui è scissa la società d'oggi, priva di certezze e punti di riferimento. Quello di Frammenti Rivista è uno sguardo personale su un orizzonte comune, che vede nella cultura lo strumento privilegiato di emancipazione politica, sociale e intellettuale, tanto collettiva quanto individuale, nel tentativo di costruire un puzzle coerente del mondo attraverso una riflessione culturale che è fondamentalmente critica.

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