Al confine tra l’amicizia e la beffa, Boogie-woogie è un’opera simbolo dell’arte italiana degli anni Cinquanta, che in maniera speciale racconta lo sguardo del suo autore, Renato Guttuso, su un’epoca complessa eppure elettrizzante.
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Il contesto: realismo vs astrazione
Gli anni Cinquanta in Italia sono un periodo di profondi cambiamenti politici, sociali e culturali. Il Paese era appena uscito dalla Seconda guerra mondiale e da una Guerra civile che aveva portato divisioni, terrore e morte, ma anche speranza verso un futuro migliore. Molti degli artisti italiani avevano preso parte agli scontri, la maggior parte partecipando attivamente alla Resistenza e portandosi poi dietro negli anni successivi un insieme di emozioni contrastanti e traumi. Alcuni di loro, esempio celebre in tal senso è Emilio Vedova, hanno poi utilizzato l’arte come valvola di sfogo e racconto, quasi come terapia. Vedova in particolare è stato uno degli esponenti principali della corrente artistica conosciuta come Arte informale, sviluppo postbellico dell’astrattismo geometrico emerso negli anni Trenta.
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Contrapposta all’Arte informale, in Italia emerge la corrente neorealista, che ha come suo portabandiera Renato Guttuso. Pittore fortemente impegnato politicamente – fu partigiano e poi Senatore della Repubblica italiana con il PCI – fece parte di diverse correnti artistiche, tra cui Fronte Nuovo delle Arti e Corrente. I suoi quadri rispecchiano la vicinanza all’ambiente e l’interesse politico e sociale e fu quasi naturale per il partito eleggerlo come artista simbolo delle nuove istanze comuniste in Italia. È interessante però notare che lo stile realista di Guttuso, pur riconosciuto e apprezzato dal PCI, rimane lontano dal Realismo celebrativo socialista diffuso nei Paesi dell’URSS. L’artista siciliano sceglie infatti soggetti umili e li raffigura in pose tutt’altro che eroiche, utilizzando colori talvolta innaturali e distorcendo in maniera quasi espressionista i volti e i corpi.
L’opera: «Boogie-woogie»
Nel 1953 Guttuso dipinge un quadro che a primo impatto potrebbe apparire lontano dalle tematiche impegnate solitamente affrontate dall’autore, addirittura frivolo. Si tratta di Boogie-woogie. Il quadro, facente parte della Collezione VAF-Stiftung e conservato al Mart di Rovereto, rappresenta un gruppo di giovani impegnati nel ballo scatenato che dà il titolo all’opera. Il boogie-woogie è in quegli anni una delle nuove mode arrivate dall’America che stavano cambiando lo stile di vita degli italiani. Tra i ballerini ritratti dall’autore vi sono alcuni dei pittori astratti del gruppo Forma 1. Uno di loro, Piero Dorazio, ricorda una festa di Capodanno passata a ballare in un bar romano dove era riprodotto, su una parete, un quadro di Piet Mondrian intitolato proprio Boogie-Woogie, visibile sullo sfondo del quadro di Guttuso. Come sottolinea Dorazio stesso, l’atmosfera del quadro è festosa ma allo stesso tempo quasi malinconica, vagamente esistenzialista, soprattutto nella figura in primo piano della giovane che fuma in una posa malinconica.
L’opera può essere interpretata come un manifesto della contrapposizione tra Astrattismo e Realismo che in quegli anni animava il panorama artistico. Mondrian aveva interpretato il ritmo sincopato del jazz attraverso una geometria di quadrati colorati, traducendo la musica in pura astrazione. Guttuso, al contrario, la evoca attraverso la fisicità dirompente di una gioventù che balla, simbolo del trionfo del reale.
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