Brunate: un balcone sulle Alpi,
uno scorcio su un’epoca

di Luca Bonazzi

brunate

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È il 6 novembre 1894 la data che segna una svolta nella storia di Brunate, che, da solitario paesino arroccato sopra Como, chiuso nella sua economia autarchica, diventerà in pochi anni un fiorente centro turistico, in voga tra i piccoli industriali lombardi e la migliore borghesia mitteleuropea, per poi scomparire dagli onori delle cronache e subire un gravoso spopolamento. È infatti nella data sopra riportata che venne inaugurata la funicolare che congiunge ancora oggi il paese alla città provinciale, sito 450 metri più in basso.

Osservando i rari dati catastali, la popolazione di Brunate, invariata per secoli, passò, su un territorio ristretto e comunque caratterizzato da un’edilizia rada, dalle duecento unità in pieno Ottocento alle 522 nel 1901, che diventarono 712 nel 1909. Numeri che, per quanto limitati, mostrano un incremento esponenziale.

A contribuire a questo processo, negli anni in cui una certa volontà di privacy andava in controcorrente rispetto alla discussione sui modelli di sviluppo per le città industriali, la nascita di una comunque elitaria forma di turismo di massa, fondata a sua volta sulla volontà di imitare, sebbene in spazi più ristretti, i costumi della nobiltà, la sola classe che fino ad allora si poteva dedicare ai piaceri e al lusso della villeggiatura, e – sicuramente non meno importante – sulla fama dalla prosa e dalla poesia che – da Manzoni a Goethe, passando, a voler ricordare solo i più celebri, per Stendhal e Ruskin – aveva cantato la bellezza dei paesaggi lacustri dell’Italia del Nord e del loro clima.

Per Brunate, questa nuova era significò soprattutto numerose e variegate committenze edilizie, variate su una polifonia di generi che spaziano dall’hotel alla baita, dalla villa al ristorante. In trent’anni – corrispondenti alla Belle Époque –, si inventarono generi e modi che diventarono poi paradigmatici nella villeggiatura di tutta Europa, e si plasmò dall’ambiente naturale – comunque perfettamente conservato – uno spazio nuovo: il paese avvolse la collina, espandendosi da est verso ovest e dalla mezzacosta alla sommità, secondo un movimento di torsione, evidenziato da un percorso a tornanti – alternativa pedonale ne è la più ombreggiata mulattiera.

Se infatti l’etimo del luogo, secondo una delle più accreditate interpretazioni, richiama la sua esposizione ad est – e qui si erano stanziati i primi abitanti, nonché gli antichi eremi che vi avevano trovato sede per l’impervietà del luogo, che fu servito da una mulattiera solo nel 1817 –, è da ovest che si può godere della migliore visuale. Così, su un versante il tessuto urbano è tutto corti e palazzine, botteghe e viuzze, sull’altro passeggiate, parchi e belvederi. L’affaccio è sul bacino lacustre, fino alle cime alpine, tra cui svetta il Monte Rosa, e sulla piana comasca – nei giorni più limpidi è possibile scorgere il profilo dell’Appennino emiliano.

photo credit: Brunate - Torno via photopin (license)

Lago di Como, vista da Brunate. Photo credit: Brunate – Torno via photopin (license)

Il progetto della funicolare, prima nel suo genere in Europa, fu promosso e finanziato, tra mille problemi economici, da un consorzio costituito tra i primi e tra i più facoltosi dei turisti che, veri e propri pionieri, avevano impiantato la propria dimora a Brunate, e ne avrebbero saputo lanciare la moda; il percorso, tra trincee e sovrappassi, è segnato tra i terrapieni che ospitano le ville e le aree boschive.

L’iniziativa privata è infatti una costante, nel progresso del piccolo paese lombardo. È proprio attorno i salotti dell’élite turistica che nascono i primi eventi culturali autopromossi, i primi ricevimenti e lo stesso New Brunate Herald, testata locale che, durante gli anni della fama del piccolo centro di villeggiatura, ne promosse il nome.

L’edilizia stessa risentì di questo fattore: molte volte, i progettisti – un ruolo molto importante nello sviluppo urbanistico di quest’area ebbero le facoltà di Architettura ed Ingegneria del nascente Politecnico di Milano – furono semplicemente gli incaricati di tradurre in termini tecnici i desideri dei loro clienti, la cui ispirazione, spesso lontana da una cura filologica nella giustapposizione degli stili, portò a creazioni eclettiche e ad architetture favolistiche, dove, seppur sovente nel generale riferimento a precisi stili architettonici del passato, suggestioni appartenenti a epoche diverse nella storia e nel pensiero possono convivere una a fianco dell’altra. Questo col risultato che una stessa firma possa essere attribuita a progetti molto diversi tra di loro.

Risultati simili si replicarono nei giardini, spesso ricavati da terrapieni o sbancamenti, dove abbondano serre per la coltivazione di specie esotiche, piccoli labirinti di bosso e altane, a rendere variegato il paesaggio e a moltiplicare gli scorci. Rari e architettonicamente arditi i siti per campi da tennis. Uno sguardo particolarmente attento merita Villa Pirotta Bonacossa, opera di Federico Frigerio, sinuosa nei suoi volumi, tutta sporgenze e verande, progettata per abbagliare gli ospiti della sua ricchezza.

Un problema molto attuale è quello della conservazione delle ville, molte delle quali, dopo continui passaggi di proprietà e pericolosi riadattamenti a edifici plurifamiliari – che rischiano di distorcerne il progetto originario e la relazione con l’ambiente naturale –, sono vicine allo stato d’abbandono, che va spesso di pari passo con la perdita di prezioso patrimonio artistico: ogni edificio, ogni decoro – ferro battuto e graffiti in primis –, ogni componente di arredamento è il prodotto di maestranze artigianali spesso locali, un pezzo raro, se non unico, pensato per un certo contesto, per un determinato utilizzo.

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Casa di Penčo Slavejkov. Photo credit: House of Penko Slavejkov via photopin (license)

Oggi, dopo alcune ristrutturazioni non tra le più felici, questa questione sembra però fortunatamente volgere alla migliore delle soluzioni, con l’impiego delle antiche ville, un tempo costruite per lunghe e dispendiose villeggiature, per eventi aperti al pubblico e come sedi di fondazioni, centri di studio e spazi culturali, nonché come residenze private per soggiorni non solo estivi.

Le manifestazioni culturali sono numerose, specie in estate; come location di concerti, conferenze e letture, oltre ai giardini delle suddette ville, un ruolo importante ha l’auditorium della Biblioteca Comunale, oggi ospitata a Villa Sacchi.

Tra i grandi personaggi della cultura che legarono il loro nome al piccolo paese lombardo, il poeta bulgaro Penčo Slavejkov e lo scienziato Alessandro Volta, cui è dedicato il faro sito a quota 905 metri, edificato nel 1927.

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Redazione

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