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Canzoni scritte da chi non ti aspetteresti

Nella storia della musica italiana sono numerosi i casi di attori, scrittori, poeti che si sono dilettati nella scrittura di canzoni, ottenendo spesso grandi riscontri.

Tra gli esempi più lampanti c’è Malafemmena, scritta e musicata da Antonio de Curtis, per tutti il geniale e sacro attore Totò, nel 1951; fu portata al successo da Giacomo Rondinella, all’epoca famosissimo cantante “di giacca”, e poi da Teddy Reno che la cantò nel film Totò, Peppino e la… malafemmina, del 1956, con la regia di Camillo Mastrocinque. Si suppone sia dedicata all’attrice Silvana Pampanini, conosciuta dal principe sul set di 47 morto che parla. In realtà, la figlia Liliana de Curtis ha affermato che, come risulta dal documento SIAE, la canzone è dedicata alla madre Diana Rogliani.

Usando come trait d’union il film del 1966 Uccellacci e uccellini, che vide come protagonisti Ninetto Davoli, e per l’appunto, Totò, ci si scontra con la figura del regista Pier Paolo Pasolini. Conosciuto anche come poeta, intellettuale controcorrente e scrittore, resta a molti ignota la sua breve parentesi da paroliere che si manifestò, principalmente, in due brani. Il primo è Cosa sono le nuvole, musicato e cantato da Domenico Modugno:
«Che io possa esser dannato se non ti amo, e se così non fosse non capirei più niente. Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo, lo soffia il cielo: così»[1]. E poi c’è il Valzer della toppa, musicato dall’ottimo Piero Umiliani, inciso da Laura Betti nel 1960 e da Gabriella Ferri nel 1973. Il testo rispecchia a pieno l’interesse di Pasolini nel raccontare le periferie e le vite degli ultimi; una prostituta si sbronza distraendosi dalla sua vita squallida e disperata:

Me sò fatta un quartino, m’ha dato a la testa, ammazza che toppa!
A Nina, a Roscetta, a Modesta, lassateme qua!
An vedi le foje! An vedi la luna! An vedi le case!
E chi l’ha mai viste co’ st’occhi? Me viè da cantà.
Lassame perde, va da n’altra, stasera, a cocco, niente da fa!
E poi so’ vecchia, ciò trent’anni e er mondo ancora l’ho da guardà!» [2].

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Ricollegandoci all’artista nato a Polignano a Mare, è curioso sapere che un brano divenuto immortale come La lontananza sia stato scritto da Enrica Bonaccorti, conduttrice radiofonica e televisiva, che a quel tempo faceva l’attrice e che conobbe Modugno proprio durante l’allestimento di uno spettacolo teatrale. Il brano narra le vicissitudini sentimentali comportate dalla lontananza, condizione che Corrado Alvaro definì “il fascino dell’amore”:

Ci guardavamo, avremmo voluto rimanere abbracciati, ed invece con un sorriso ti ho accompagnato per la solita strada, ti ho baciata come sempre e ti ho detto dolcemente
La lontananza sai, è come il vento,
spegne i fuochi piccoli ma accende quelli grandi, quelli grandi.
La lontananza sai, è come il vento che fa dimenticare chi non s’ama;
è già passato un anno ed è un incendio che mi brucia l’anima.
Io che credevo d’essere il più forte mi sono illuso di dimenticare e invece sono qui a ricordare, a ricordare te[3]

È doveroso citare anche l’attore Riccardo Pazzaglia, il quale firmò, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, grandi canzoni per Mimmo Modugno, come Sole, sole, sole, Lazzarella, Io, mammeta e tu,‘O ccafè, Meraviglioso.

Lo stupore della notte spalancata sul mar, ci sorprese che eravamo sconosciuti io e te.
Poi nel buio le tue mani, d’improvviso, sulle mie.
 È cresciuto troppo in fretta questo nostro amor.
Se telefonando io potessi dirti addio, ti chiamerei.
Se io rivedendoti fossi certa che non soffri, ti rivedrei.
Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta, ti guarderei[4].

Leggendo questi versi sale subito in mente il brano Se telefonando, cantato dalla voce unica di Mina. La canzone, musicata magistralmente da Ennio Morricone, fu scritta, oltre che dal drammaturgo e critico Ghigo De Chiara, anche dal noto giornalista e conduttore Maurizio Costanzo.

Può un regista di film western, gialli e horror scrivere una canzone d’amore? Certo che sì; è il caso del grande Lucio Fulci, autore, insieme a Pietro Vivarelli, della canzone 24 mila baci, composta musicalmente da Adriano Celentano ed Ezio Leoni, portata al successo da Little Tony: «Con 24 mila baci felici corrono le ore di un giorno splendido perché ogni secondo bacio te; niente bugie meravigliose, frasi d’amore appassionate ma solo baci che do a te. Ye, ye, ye, ye, ye, ye, ye»[5].

Rimanendo in ambito cinematografico, chi non conosce Bud Spencer, l’omone barbuto in coppia per più sedici film con Terence Hill? Pochi sanno che Spencer, nome d’arte di Carlo Pedersoli, scrisse diverse canzoni. Quelle cantate anche da lui sono raccolte nell’album “Futtetenne” (Plattfuss Vertriebs GmbH, 2016), e vanno dal 1961 al 2015. Poi ci sono quelle scritte per altri, come Cleopatra e Non mi chiedi mai, incise da Nico Fidenco nel 1963 e Ogni sera, dello stesso anno, cantata dal timbro unico di Ornella Vanoni.

Anche Giorgio Faletti – scrittore e attore, divenuto celebre come paroliere grazie al brano Signor tenente, portato al Festival di Sanremo nel 1994 – ha scritto brani per altri artisti, in particolare per Mina, Milva, i Dik Dik, Drupi e Gigliola Cinquetti; ma soprattutto per Angelo Branduardi con il quale collaborò nel brano Piccola canzone dei contrari e in tutto il disco “Il dito e la luna” del 1998:

C’è un posto bianco e un posto nero, chissà dov’è, per ogni volo di pensiero dentro di te
C’è un posto alto e un posto basso, chissà dov’è, per un violino e un contrabbasso dentro di te
[…] C’è un posto sano e uno malato, chissà dov’è e che il secondo sia passato dentro di te
E un posto dove ci son io che cerco un posto tutto mio lì di fianco a te [6]

L’esempio più conosciuto ai cultori e agli appassionati del settore è la canzone Carlo Martello ritorna dalla Battaglia di Poitiers. Incisa nel 1963, musicata e cantata dall’inconfondibile genio Fabrizio De André, fu scritta dall’attore Paolo Villaggio, il quale affermerà:

La scelta dell’ambientazione medioevale fu tutta farina del mio sacco; Fabrizio ci mise solo la musica. Cioè avvenne il contrario, lui aveva già la musica ed io ci misi le parole […] In una settimana scrissi le parole di questa presa in giro del povero Carlo Martello[7]

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Tutte queste ed altre canzoni, che portano firme di donne e uomini non strettamente appartenenti al mondo della musica o della poesia in musica, dimostrano che la cultura è una dimensione trasversale che abbraccia tutte le arti, le quali devono dialogare tra di esse: è in questo modo che la bellezza assume le sembianze più pure e affascinanti.

Francesco Saverio Mongelli


Note

[1] Cosa sono le nuvole, “Modugno”, Curci, 1967.

[2] Valzer della toppa, “Laura Betti con l’orchestra di Piero Umiliani”, Jolly, 1960.

[3] La lontananza, “La lontananza/Ti amo, amo te”, RCA, 1970.

[4] Se telefonando, “Studio Uno 66”, Ri-Fi, 1966.

[5] 24.000 baci, “24.000 baci/Aulì-Ulè”, Jolly, 1961.

[6] Piccola canzone dei contrari, “Camminando camminando”, Emi, 1996.

[7] Dall’intervista “De André nel ricordo di Paolo Villaggio”, a cura di Andrea Monda, Rai Libro, 7 settembre 2012.

Immagine di copertina: Foto di Umberto Cofini su Unsplash


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