Il fuoco è da sempre considerato la grande conquista dell’umanità. Scaldarsi, cucinare, lavorare i metalli e l’argilla, forgiare le armi, illuminare, purificare, rigenerare. Tutto grazie alle fiamme. L’antico e suggestivo mito greco di Prometeo, che ruba il fuoco agli dèi per darlo agli uomini, è emblematico di un passaggio dalla vita selvaggia al progresso e alla conoscenza. Ma nel corso della storia fiamme, fuoco, fumo, incendi hanno anche segnato momenti drammatici per i popoli e per le città. In questo articolo proveremo a tracciare una breve storia del fuoco, analizzando dieci clamorosi incendi che hanno fatto la storia dell’uomo e della civiltà.
1. L’incendio di Troia: tra mito omerico e tracce storiche
Il primo grande incendio che viene in mente – seppur a metà tra mito e storia – è quello di Troia. La grande guerra dell’età del bronzo, raccontata da Omero, rappresenta il simbolico inizio dell’epica classica e forse anche dell’identità occidentale. I Greci, con la frode del cavallo, escogitata da Ulisse, s’intrufolano tra le mura della rocca di Pergamo (come si suole definire il cuore della città di Priamo) seminando morte e dando alle fiamme la gloriosa perla dell’Asia Minore. Quanto ne sappiamo della storicità del fatto? Poco o nulla. Di questo antico insediamento dell’attuale Turchia, Hissarlik, individuato da Heinrich Schliemann intorno al 1870, sappiamo che fu frequentato dal III millennio a.C. circa, ma anche che ebbe ben dieci vite, dato che gli archeologi hanno identificato dieci strati insediativi.
Lo strato archeologico che generalmente si identifica con la città narrata da Omero è il settimo, collocabile all’incirca tra il 1250 e il 1180 a.C., poiché a quel livello corrispondono le tracce di un rovinoso incendio e di un probabile conseguente abbandono rapido della città. La nostra narrazione degli incendi che hanno fatto la storia, dunque, inizia – un po’ come la stessa storia – con un rogo dall’odore mitologico, avvolto non solo dai fumi delle fiamme, ma anche da quelli delle incognite storiografiche. Una cosa è certa: il rogo di Troia è ben fisso nella memoria e nella genetica della cultura europea.
2. Libri in fiamme: il rogo della biblioteca di Alessandria d’Egitto
Restando ancora nel mondo antico, va menzionato il devastante incendio di Alessandria d’Egitto, che vide andare in fumo, secondo fonti eterogenee, numerosissimi libri della preziosa biblioteca fondata dai Tolomei e per primo diretta da Zenodoto di Efeso. Si tratterebbe, quindi, di uno dei più grandi roghi che hanno intaccato la cultura umana, infliggendo una tremenda ferita a un luogo ritenuto tra i più importanti del mondo antico, raffinato scrigno di letteratura, arti e sapere, in larga parte perduto per sempre. Tale incendio, per quanto ne sappiamo, ha a che fare con la conquista di Giulio Cesare del 48 a.C..
Le fiamme – forse appiccate dolosamente – sarebbero divampate dal porto della città, tangendo successivamente anche la celebre biblioteca. Le fonti, circa l’incendio dei libri, sono discordi e talune, che parlano dell’impresa di Cesare, non fanno menzione alcuna del tragico rogo. Tuttavia, a citare incendi e la distruzione di numerosissimi volumi sono, tra gli altri, Seneca, Plutarco, Ammiano Marcellino. Molto poco si sa, dunque, anche circa l’origine dell’incendio. A differenza del caso prima citato, quello di Troia, stavolta abbiamo la certezza – dataci dalle fonti – dell’incendio di Alessandria, ma poco altro sulle cause o sull’esatto numero di testi andati perduti.
3. Roma brucia: il grande incendio all’epoca di Nerone
Ma quando si parla di incendi e di storia, certamente, viene difficile non rievocare l’incendio che devastò Roma al tempo di Nerone, nel 64 d.C. A lungo la storiografia – specialmente quella cristiana – attribuì allo stesso imperatore la responsabilità della distruzione dell’Urbe. Nerone avrebbe ordinato la devastazione di Roma e, mentre la capitale bruciava, egli suonava persino la lira, incurante della tragedia. Un’immagine, questa, seppur di grande effetto, con tutta probabilità totalmente inverosimile. Il vasto incendio, che durò circa una settimana, devastando la città, distruggendo case ed edifici e provocando morti e sfollati, scoppiò tra il 18 e il 19 di luglio di quell’anno.
Difficili furono sia la fuga dei romani, presi dal panico, sia i soccorsi e le operazioni di spegnimento. All’inizio della tragedia, che rimarrà per sempre impressa nella storia romana, l’imperatore Nerone pare si trovasse ad Anzio, fuori Roma. Al suo arrivo in città vide gran parte dell’abitato già devastato dalle fiamme e avvolto dal fumo grigio. Le vampe sarebbero partite, verosimilmente, dalla zona del Circo Massimo, da magazzini forse utilizzati per stipare materiali o prodotti che evidentemente hanno fatto da acceleranti.
La presunta presenza, durante l’incendio, di persone che volutamente avrebbero rallentato le operazioni di spegnimento e gli stessi soccorsi ha fatto pensare a un’operazione architettata ad arte e ordinata da qualcuno. Fu lo stesso Nerone? In realtà, nonostante la sua oscura fama – in larga parte frutto di suoi detrattori – non vi è la minima prova di ciò. Dopotutto, Nerone implementò i soccorsi, mise a disposizione spazi per gli sfollati, fece giungere a Roma riserve di grano, impose dei calmieri sui prezzi, optò per più rigide norme edilizie da attuare in fase di ricostruzione. Anche in questo caso, le cause del grande incendio rimangono ignote e torbide.
4. Dio salvi il re! Fiamme nella Londra del Seicento
Andando di gran lunga più avanti, a sfogliare le infinite pagine del libro della storia, ci si imbatte nel grande rogo di Londra del 1666. Parliamo di epoca moderna, ma di danni tuttavia ingenti, al pari del grande incendio dell’antica Roma, facilitati dalle case ammassate e in larga parte in legno e da un impianto urbanistico ancora prettamente medievale. Si consideri, intanto, che Londra proprio nel Medioevo aveva già subito un rovinoso incendio, nel 1212. Le fonti, in quel caso, ci parlano di numerose vittime e del London Bridge, anch’esso principalmente in legno, avvolto dalle fiamme. Nel 1666 la cosa si ripeté, con gravissima distruzione della capitale inglese.
Il tutto partì nella notte tra l’1 e il 2 settembre, in una panetteria della zona di Pudding Lane, sempre nei pressi del Ponte di Londra. Un’estate secca, le abitazioni a maggioranza in legno, un vento favorevole rappresentarono una combinazione micidiale. Si parla di oltre 13.000 case distrutte, decine e decine di chiese, la stessa Saint Paul’s Cathedral devastata. Anche dopo il drammatico avvenimento londinese del 1666, come nella Roma antica, si stabilirono nuove e più stringenti norme edilizie per la ricostruzione. Protagonista della rinascita di Londra fu l’architetto Christopher Wren, che riprogettò anche la stessa cattedrale di San Paolo.
5. Conquistare la cenere: il rogo di Mosca durante la spedizione di Napoleone
Certamente, in una rassegna storica sugli incendi più celebri, non può mancare quello doloso di Mosca, nel 1812, mentre le truppe napoleoniche si accingevano a conquistare il cuore dei territori dello zar: la famosa terra bruciata lasciata a Napoleone, privandolo di risorse e isolandolo nel bel mezzo della campagna di Russia. L’imperatore francese mise piede a Mosca il 14 di settembre del 1812. L’incendio divampò quando i francesi si trovavano già nel cuore della città. Le fiamme devastarono gran parte degli edifici, riducendo la città a un cumulo di cenere, fango, macerie. Anche in questo caso, c’è da dirlo, la dinamica del tutto non è limpida, gli storici dibattono.
Come partirono le fiamme? Chi diede l’ordine? Si è soliti dire che lo stesso zar Alessandro fece bruciare la città, come si è soliti anche attribuirne l’esecuzione al governatore di Mosca, Fëdor Rostopčin: non lo sappiamo con certezza assoluta. Non possiamo escludere azioni di singoli individui contro gli occupanti francesi, come pure, appunto, un ordine superiore partito dallo zar, dato che la città era già stata fatta precedentemente svuotare di risorse ed evacuare dalla popolazione civile. Napoleone, per farla breve – lo si sa – fu costretto a fare fagotto e a battere in ritirata, a metà di ottobre. Le sue aspettative di una richiesta di pace da parte dello zar Alessandro furono disattese. Sappiamo che la successiva ritirata dei francesi fu devastante, stremati e affamati dall’implacabile gelo dell’inverno russo.
6. La Casa Bianca distrutta: i roghi appiccati a Washington dagli inglesi
Spostiamoci negli Stati Uniti e neanche di troppo cronologicamente. Un altro incendio che ha fatto la storia fu quello di Washington del 1814, in piena guerra tra americani e britannici, all’indomani dell’Indipendenza del 1776. La tensione tra Stati Uniti e inglesi rimase alta. Dopo la rovinosa Battaglia di Bladensburg, l’esercito britannico entrò a Washington, mentre gli americani e il governo locale, impossibilitati ad opporre valida resistenza, furono costretti alla fuga. Gli inglesi diedero alle fiamme la città, distruggendo edifici e colpendo il centro del potere americano.
Il fuoco fu concentrato sulla Casa Bianca (al tempo chiamata Executive Mansion), sul Campidoglio, presso la Biblioteca del Congresso e in vari punti nevralgici dell’area urbana. Anche in questo caso, vento favorevole e caldo particolarmente intenso aiutarono le fiamme a fare più danni possibili: era il mese di agosto del 1814. La Casa Bianca fu totalmente devastata dalle fiamme; gli inglesi infierirono particolarmente sull’edificio che, a incendio concluso, venne per forza di cose ricostruito e ridipinto, dato che fu mal ridotto. Gli americani, un anno prima, nel 1813, contro i britannici avevano infierito su edifici pubblici dell’allora York (oggi Toronto). L’incendio di Washington e della Casa Bianca fu, dunque, anche una sorta di rappresaglia.
7. Il fuoco devasta Smirne durante il conflitto greco-turco
Altra colonna di fumo si alza, in questo viaggio tra la storia degli incendi, dalla città turca di Smirne (Izmir). L’incendio appiccato nel 1922 segnò profondamente le fasi più drammatiche della guerra greco-turca combattuta in quegli anni. Dopo che nel settembre di quell’anno fecero ingresso in città le forze nazionaliste turche – alla guida delle quali c’era Mustafa Kemal – il giorno 13 del mese divampò un incendio intenso. Le fiamme bruciarono per diversi giorni, lambendo e devastando soprattutto molte aree urbane occupate da greci e armeni.
In migliaia cercarono la via della fuga come fu loro possibile, anche via mare. All’incendio seguirono devastazioni, saccheggi, deportazioni, uccisioni e una conseguente e inevitabile crisi umanitaria. C’è da dire – come abbiamo visto, la storia degli incendi ne è piena – che la dinamica del rogo di Smirne è tra quelle ancora avvolte dal mistero, anche se la storiografia è stata più volte propensa ad attribuirne la responsabilità a milizie turche o irregolari, forse ostili ad ambienti greci e cristiani. Il terribile incendio fu la causa della sensibile diminuzione della presenza greca in quell’area.
8. Il nazismo dietro l’angolo: l’incendio al Reichstag di Berlino del 1933
Di gran lunga significativo, dal punto di vista storico – date anche le conseguenze successive – l’incendio del Reichstag di Berlino, in Germania, il 27 gennaio del 1933, che fece da preludio alla presa del potere dei nazisti e di Hitler. L’incendio, la cui vicenda è tra le più oscure e contorte della storia, fornì certamente il pretesto agli hitleriani di prendere il sopravvento, limitando diritti civili e garanzie costituzionali concesse dopo la fine della prima guerra mondiale, nel 1919. Le fiamme divamparono poco prima delle 21 di sera, ora in cui scattò l’allarme per le forze dell’ordine e per i pompieri che trovarono l’edificio, sede del parlamento tedesco, già completamente avvolto dalle fiamme.
Le successive dinamiche furono interamente condotte dai nazisti di Hitler e dalle forze messe in campo pretestuosamente. L’accusa degli hitleriani, rispetto all’avvenuto rogo, ricadde ovviamente sui comunisti. Vennero operati arresti di massa e rastrellamenti contro esponenti politici di sinistra, messi in pratica dalle forze di sicurezza naziste. Principale indiziato – poi processato e condannato a morte – l’attivista Marinus van der Lubbe, di origine olandese, identificato nei pressi del Reichstag in fiamme.
9. Fuoco dal cielo: la tragedia del dirigibile Hindenburg
Ancora un incendio, stavolta dal cielo, ci conduce nei primi decenni del Novecento, in questo caso nel 1937. Si tratta dell’incidente drammatico che coinvolse l’LZ 129 Hindenburg, enorme dirigibile tedesco che durante l’atterraggio, presso Lakehurst, nel New Jersey, prese fuoco, causando la morte di 35 persone su un totale di 97 passeggeri. Morì anche una persona che in quel momento si trovava a terra. Era il 16 maggio. L’incendio fu praticamente istantaneo e si propagò in tempi ridottissimi.
Il dirigibile era lungo ben 245 metri e divenne una terribile sfera di fuoco. In meno di un minuto il velivolo fu devastato dalle fiamme. La cosa fu favorita dall’impressionante mole di idrogeno – altamente infiammabile – utilizzata per il sollevamento del dirigibile. Un tale accelerante non poté dare scampo all’Hindenburg e alle vittime coinvolte nella tragedia. Tale drammatica circostanza segnò la storia dei trasporti.
10. Notre Dame di Parigi: l’incendio che ha commosso l’Europa
Ultimo e simbolico incendio della nostra rassegna, sfiorando la più vicina contemporaneità, quello della cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, divampato nel 2019. Per alcuni emblema di una caduta dell’Occidente, per altri segnale divino, per i più una tragica casualità. Era il pomeriggio del 15 di aprile. Il fuoco divampò e si diffuse soprattutto nella zona del tetto, colpendo la copertura lignea e la celebre guglia, crollata in diretta tv di fronte agli occhi increduli e sgomenti di mezzo mondo.
Rimangono storici i filmati di francesi intenti a pregare e cantare per strada, piangendo di fronte ad un così importante simbolo nazionale ed europeo in fiamme. La causa? Quasi certamente un problema elettrico. Presso la cattedrale erano in corso operazioni di manutenzione e ristrutturazione, per cui si è parlato sempre più frequentemente di un guasto elettrico o di un qualche cortocircuito. La cattedrale è stata riaperta al pubblico soltanto nel 2024, dopo ingenti investimenti per il restauro, in parte finanziati anche grazie a cospicue donazioni giunte da tutto il mondo.










