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Donatello e i suoi crocifissi ‘svelati’ in mostra a Padova

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La Basilica di S. Antonio è uno dei luoghi di maggiore interesse a Padova, testimonianza artistica delle tracce rinascimentali lasciate da Donatello (1386-1466) con la statua equestre al Gattamelata e l’altare del Santo. Il Crocifisso della basilica è ora esposto al Museo Diocesano accanto ad altri due capolavori scultorei dell’artista fiorentino: il Crocifisso di Santa Maria dei Servi e quello di Santa Croce.

I tre Cristi sono ospitati nel Salone dei Vescovi del palazzo vescovile – la cui storia è riconducibile agli inizi del XIV secolo – godendo dunque di uno spazio espositivo dagli echi storici. Donatello svelato. Capolavori a confronto, è visitabile dal 27 Marzo al 26 Luglio, nel comodo orario 10.00-19.00 tutti i giorni (esclusi i lunedì non festivi).

Si avanza sulla destra e, dietro al pannello nero con la descrizione della prima scultura, vi sono gli altri due protagonisti della mostra. Il famoso Crocifisso della chiesa fiorentina di Santa Croce (1408-1409) riassume alla perfezione la fase giovanile dello scultore: la forte cristianità dell’arte gotica è accompagnata dalle istanze dell’Umanesimo, dal desiderio di far risaltare il sentimento umano perfino nella più spirituale delle rappresentazioni. Il figlio di Dio soffre come un uomo del popolo, il dolore si riflette nella carne imperfetta, gonfia e tumefatta: lo stridore fra il torace dilatato e la vita stretta, le rigature di sangue fra i capelli scompigliati, le proporzioni disarmoniche, non sono altro che conseguenze carnali di un’interiorità torturata dalla crocifissione. L’espressività sta, appunto, nell’imperfezione esasperata.

Significativo è l’episodio raccontato nelle Vite di Giorgio Vasari, sulla reazione di Brunelleschi alla vista del Cristo di S.ta Croce, che definì l’apparenza del Cristo quale “un contadino”. Lo stesso Donatello, colpito nell’orgoglio, invitò il collega ad eseguire un crocifisso e il risultato fu il classicheggiante crocifisso di Santa Maria Novella, la cui austeritas lo stupì a tal punto da ammettere: «Veramente confesso ch’a te è conceduto fare i Christi et a me i contadini».

Infine, l’opera più tarda della mostra, ovvero il Crocifisso della Basilica di Sant’Antonio (1444-1449). Lo stacco dal gusto giovanile per la disarmonia è qui evidente, si compie oramai l’obiettivo tutto umanistico di reinterpretare i canoni classici ammodernandoli col gusto moderno per l’Uomo. I dettagli minuziosi del volto, dell’addome scolpito, conducono nella dimensione atemporale del Rinascimento: la morte sembra non intaccare la perfezione del corpo di Gesù, raffigurato nello sforzo di vincerla. I capelli folti e mossi, che cadono morbidi sulle spalle, hanno l’eco delle maestose rappresentazioni greche.

Se quest’ultimo Crocifisso di Donatello è accomunabile ai più famosi esiti dell’arte rinascimentale, non rinuncia tuttavia al gusto personale dello scultore, che preferisce l’espressività della figura intera a quella dei dettagli: si possono infatti notare delle imperfezioni nei punti di saldatura fra gli elementi fusi separatamente e saldati a freddo (le due braccia, torso e testa, le gambe).

Il Museo Diocesano conferma, così, il suo interesse così per l’umanesimo cristiano dopo la mostra del 2013 «L’uomo della croce. L’immagine scolpita prima e dopo Donatello». Informazione utile: oltre al Museo Diocesano con l’aggiunta di un euro per il biglietto ridotto (4€) e di due euro per l’intero (5€), è possibile visitare, anche, il Battistero del Duomo.

 

Crocifisso di donatello 1406-08 01Salite le scale, il visitatore scorge la figura di Gesù, gradualmente si svela il corpo ligneo del primo Cristo: il Croficisso della Chiesa patavina di Santa Maria dei Servi (1440-1445), il pezzo forte della mostra. È infatti un vero e proprio capolavoro svelato recentemente. Si tratta di un’opera della piena maturità dello scultore, realizzata in legno policromo e rimasta di dubbia attribuzione fino al 2006, quando lo studioso Marco Ruffini ne ha definitivamente confermato la paternità attribuita a Donatello. Fresco di restauro, il Crocifisso, si presenta al visitatore con colori vivi e forme straordinariamente espressive. Capo reclinato dal peso della morte, palpebre abbassate, bocca dischiusa, questi i dettagli che già dalla scalinata catturano il nostro sguardo. Avvicinandoci e godendo dell’efficace illuminazione, inoltre, si apprezza, sempre più, l’umanità scolpita nel legno – pulito dalla ridipintura compiuta a finto bronzo a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento.

Andrea Piasentini

Redazione

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