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Che cosa sappiamo dell’ISIS?
Un’intervista a Fabio Mini

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5 minuti di lettura

A quattro mesi di distanza dall’orrore consumato a Parigi la sera del 13 novembre, l’attenzione mediatica, dopo un iniziale overload di informazioni, inizia pian piano a scemare. È quindi l’ora della “nottola di Minerva”, pronta a spiccare il suo volo interpellando direttamente il Generale Fabio Mini.

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Cercare di porre ordine agli eventi confusi e alle molteplici interpretazioni che si sono susseguite agli attacchi parigini non è sicuramente compito semplice. Nel generale dibattito che ha visto, da un lato, i mezzi di informazione unirsi in un grido unanime di sdegno e, dall’altro, politici di diverse appartenenze coordinarsi nel condannare le barbare atrocità dello scorso 13 novembre, l’opinione pubblica è stata sovrastimolata raggiungendo un overload di informazioni, tale da creare e alimentare solo sentimenti di sdegno, odio e confusione. La velocità con cui questi movimenti sanguigni si sono sollevati sembra però direttamente proporzionale alla rapida amnesia che ora sta dilagando.

Ciononostante, verba volant, scripta manent. E mentre lo sdegno e il ribrezzo, lentamente, lasciano spazio a nuove notizie, restano i fatti e soprattutto le leggi. Il percorso che è stato intrapreso dalla politica francese ed europea ha già portato a conseguenze non trascurabili, dal processo di integrazione europea al limite delle libertà nei singoli stati membri, fino all’invio di soldati a combattere nelle terre calde del Medio Oriente.

Fare ordine e chiarire i punti chiave di questa situazione è dunque un atto dovuto, oltre che necessario, per non lasciare che la nostra opinione sia il semplice prodotto di una emozione momentanea. Lo è tanto più a due mesi di distanza da quegli eventi orribili: ora che l’attenzione mediatica sembra aver ormai calato il sipario, la «nottola di Minerva» può finalmente spiccare il suo volo.

Per fare questo abbiamo scelto di rivolgerci a Fabio Mini. Generale di corpo d’armata, capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa, a partire dal gennaio 2001 ha guidato il Comando Interforze delle Operazioni nei Balcani. Dall’ottobre 2002 all’ottobre 2003 è stato comandante delle operazioni di pace a guida NATO nello scenario di Guerra in Kosovo nell’ambito della missione KFOR (Kosovo Force). Il generale Mini è anche commentatore di questioni di geopolitica e strategia militare per Limes, la Repubblica, il Fatto Quotidiano e l’Espresso, oltre che membro del Comitato Scientifico della rivista Geopolitica e autore di diversi libri.

Generale Mini, mentre in Francia si piangevano i morti delle stragi, la Dessault Aviation batteva il record di vendite ventennale di armi. Tra i clienti più apprezzati rientrano Arabia Saudita, Kuwait ed Egitto, che, direttamente o indirettamente, hanno favorito e sostenuto l’ISIS. Come si spiega questa contraddizione?

«Molto semplicemente, non è una contraddizione ma una forma di schizofrenia di cui soffrono molti Stati. Lo sdoppiamento fra interessi nazionali di sicurezza e interessi nazionali politici ed economici fa fare anche queste cose. La vendita di armi è il settore economico che non ha affatto sofferto della crisi economica globale e ha tratto grandi profitti dalle crisi belliche, dalle guerre cosiddette civili e dalle fantasmagoriche preparazioni per una guerra globale, che anche se non ci fosse comunque produrrebbe molti soldi per chi deve fornire gli strumenti per combatterla. Come si può notare la guerra dei sogni industriali non è quella al terrorismo, che è arcaica e rudimentale, ma quella del grande nemico simmetrico, speculare, tecnologicamente evoluto al punto da giustificare la preparazione di mezzi bellici sempre più sofisticati e costosi».

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Francesco Corti

Dottorando presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano e collaboratore dell'eurodeputato Luigi Morgano. Mi interesso di teorie della democrazia, Unione Europea e politiche sociali nazionali e dell'Unione. Attivo politicamente nel PD dalla fondazione. Ho studiato e lavorato in Germania e in Belgio.

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