Fare cultura in streaming: cosa cambia e cosa ci resterà

L’emergenza Covid ha travolto il nostro mondo e ci ha imposto numerosi cambiamenti, sia alle nostre abitudini quotidiane, sia al nostro modo di pensare i rapporti e il lavoro. A cambiare è stato il mondo del lavoro, che ha adottato strategie diverse, dal blocco totale, al distanziamento in azienda, allo smart working dove possibile. A cambiare però è stato anche il modo di diffondere arte e cultura.

Fin dall’inizio dell’emergenza, molte associazioni, fondazioni ma anche case editrici, artisti e musei hanno deciso di mettere a disposizione le loro opere, libri, video o esibizioni improvvisate per permettere ai cittadini di continuare ad usufruire di questa parte fondamentale della nostra vita, anche stando a casa, comodamente seduti sul divano. Sono aumentati gli abbonamenti alle piattaforme di streaming, sono aumentati le iniziative di Solidarietà Digitale – il programma del governo per fornire servizi digitali agli italiani – e sono aumentati anche le iniziative spontanee di artisti più o meno famosi (l’ultimo è stato il mega concerto in streaming organizzato da Lady Gaga). Inoltre, secondo il sito web di test di velocità Speedcheck.org, sempre più persone in Italia provavano la velocità di Internet ogni giorno. Molto probabilmente perché trascorrono più tempo a guardare film o concerti in streaming durante il lockdown.

In alcuni paesi, come la Norvegia, si pensa ad organizzare concerti e spettacoli drive-in, come il vecchio cinema, ognuno seduto nella propria auto a guardare l’esibizione. Potrebbe essere la soluzione in questo periodo di distanziamento sociale insieme alla digitalizzazione della cultura. Questo però prevede anche l’infrastruttura adatta, con reti molto più potenti di quelle disponibili ora e con connessioni sicure anche nei router, oltre alla possibilità per tutti di accedere a dispositivi connessi ad internet. Cosa non sempre fattibile nel nostro paese.

Inoltre si apre il dibattito se le attività culturali tutte, dunque arte, scuola, libri, musica e quant’altro, potranno avere lo stesso valore se svolte solo online. Soprattutto le attività per i più giovani, i quali hanno la necessità di scoprire il mondo, facendo esperienze e imparando dal mondo reale. Così come la scuola necessita di lezioni frontali e non solo di didattica online (che può essere uno strumento accessorio).

E mentre sempre più addetti ai lavori del mondo culturale protestano per la mancanza di garanzie, mentre si continuano ad annullare concerti ed eventi estivi, il mondo digitale si allea al mondo della cultura per portare un po’ di sollievo e speranza ai cittadini in lockdown. Questo può dare speranza, può far sì che le persone possano continuare ad accedere a libri, video, musica e opere d’arte, il digitale può aiutare i ragazzi a studiare, ma niente sostituirà mai l’emozione di trovarsi davanti al proprio quadro preferiti, il vostro artista del cuore o le gioie e sofferenze dell’andare a scuola.

Dall’emergenza, dalla cultura fatta attraverso lo streaming forse potremmo imparare una lezione. Che la cultura è bella anche perché viene condivisa.

 


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Redazione