«Fedeltà» di Marco Missiroli: fedeli agli altri o a sé stessi?

È uscito lo scorso 12 febbraio Fedeltà, ultimo romanzo di Marco Missiroli, edito da Einaudi.

fedeltà

Foto da: lafeltrinelli.it

Sulla quarta di copertina si legge che «la fedeltà è un’ancora che ci permette di non essere travolti nella tempesta, ma è anche lo specchio in cui ci cerchiamo ogni giorno sperando di riconoscerci». Il libro, in effetti, parla principalmente di fedeltà a sé stessi. Una scelta forse insolita, visto che di regola il primo aggettivo che chiunque di noi associa alla parola fedeltà è coniugale.

«Che parola sbagliata, tradimento»

Protagonista del romanzo è una coppia attraversata da un malinteso che mina proprio la fedeltà coniugale, tradizionalmente considerata la base di qualsiasi matrimonio. Carlo Pentecoste, docente part-time in un master di Tecniche della narrazione, è stato sorpreso nel bagno dell’università con Sofia, una sua studentessa ventiduenne. Sebbene entrambi affermino che è stato tutto un equivoco, Margherita, la moglie di Carlo, è ossessionata da questo possibile tradimento.

Inizia così Fedeltà, storia di una coppia, ma anche di un possibile quadrilatero amoroso. Carlo e Margherita si amano, ma nel contempo lui si sente attratto da Sofia e lei da Andrea, un giovane fisioterapista. Entrambi si chiedono che cosa significhi davvero tradire, e se sarebbero disposti a perdonare il coniuge se scoprissero che è stato con un’altra persona. Entrambi si fanno la domanda che è un po’ il centro del romanzo: è peggio tradire la persona cui si ha giurato amore eterno o tradire sé stessi, la propria indole?

Marco Missiroli: Foto da: linkiesta.it

La storia di tutti noi

Una cosa è certa: il lettore si ritroverà in uno dei quattro personaggi principali che Missiroli dispone sulla sua scacchiera, nel suo temperamento, nelle sue debolezze. Fedeltà è in primo luogo la storia di una coppia – poi famiglia –, ma anche una storia a tratti universale. Tutti i personaggi, prima o poi, tradiscono sé stessi in nome di qualcos’altro. Chi di noi non lo ha fatto?

È l’autore stesso a fondersi nei suoi personaggi. Nella seconda parte del libro, Sofia pubblica su Instagram la copertina di Sylvia di Leonard Michaels, con una didascalia che recita «Questo fa male.» fatto che avrà ripercussioni sulle debolezze di Carlo e Margherita, ma che li aiuterà anche a superarle una volta per tutte. La stessa foto e la stessa didascalia si ritrovano anche nel profilo Instagram di Missiroli; ci piace pensare che sia stata postata proprio durante la stesura di quella pagina, in una sorta di dialogo fra mondo reale dell’autore e mondo immaginario (?) dei personaggi.

 

Andrea e Sofia come Libero

All’inizio del romanzo, che abbraccia un arco di tempo lungo nove anni, Carlo e Margherita hanno superato la trentina, mentre Andrea e Sofia sono ancora dei ventenni.

È in questi due ragazzi (che si incrociano solo per poche righe nel primo capitolo senza sapere di essere accomunati dai coniugi Pentecoste, in una scena che un po’ ricorda Film rosso di Krysztof Kieslowski) che il lettore che ha letto e amato Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli, 2015) prova a cercare Libero Marsell.

Li vediamo crescere, fare pace con i propri fantasmi e diventare più stabili. Quando sulla pagina è presente Andrea o Sofia, il tono diventa d’un tratto quello del romanzo di formazione.

Malgrado il paragone ingombrante…

Sarebbe bello sentire il parere di una persona che si sia avvicinata a Fedeltà senza aver prima letto Atti osceni in luogo privato. In caso contrario, il paragone con il capolavoro indiscusso di Missiroli rimane ingombrante e minaccia di togliere smalto a quest’ultimo romanzo.

In Fedeltà manca la Parigi post-esistenzialista che aveva segnato l’adolescenza di Libero, ma c’è pur sempre Milano, già teatro della maturità del giovane Marsell e ora scenario poetico delle vite di Carlo e Margherita (meravigliosa la sequenza dell’insolita nevicata di marzo 2018). Chi conosce la città apprezzerà molto la descrizione evocativa dei luoghi. In questo romanzo, Missiroli omaggia anche la natale Rimini, che diventa la città da cui Sofia fugge per poi farvi ritorno, nonché la città che permetterà a Carlo di lasciarsi alle spalle le ossessioni del passato.

Di Atti osceni in luogo privato rimane la stessa sensualità della prosa di Missiroli, che ormai ha abituato i suoi lettori a descrizioni icastiche anche dell’intimità dei personaggi messi in scena, così come rimane lo stesso amore per la letteratura che traspare dalle pagine.

Il vero punto di forza del romanzo è la scelta di Missiroli di avere un narratore onnisciente, forse proprio per un desiderio di discostarsi di Atti osceni in luogo privato, scritto in prima persona. Viene srotolato un filo rosso che unisce i personaggi e si traduce sulla pagina in frasi che cominciano a Milano e finiscono a Rimini, pensieri in comune tra due personaggi, stessi gesti a distanza di chilometri. È la sintonia a distanza creata da Missiroli a essere affascinante – e farci domandare, per un attimo, se questo dialogo segreto lo abbiamo vissuto anche noi senza saperlo.

 

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata a pieni voti assoluti in Scienze Linguistiche e specializzanda in Traduzione. Innamorata della letteratura e dell’arte. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate.