Giornata Mondiale della Poesia 2020: la Bellezza contro il Coronavirus

Oggi, 21 marzo, non è solo il primo giorno di primavera: è anche la Giornata Mondiale della Poesia. Quest’anno, in un mondo ormai in quarantena a causa della pandemia di Coronavirus, è una ricorrenza dal sapore amaro. Non era così che ci aspettavamo di celebrare l’arrivo della bella stagione. Ma la Poesia è Bellezza, e ci piace credere che quello che ci aiuterà a superare questo momento sia proprio la Bellezza. Noi della Redazione di Letteratura abbiamo scelto le nostre poesie preferite, per regalarvi emozioni proprio in un momento difficile come quello che stiamo attraversando. Alla fine, sarà la Bellezza a vincere.

«Libertà» (Paul Éluard)

Paul Éluard la scrive nella Parigi occupata dai nazisti e la pubblica in clandestinità nel 1942. In questo lunghissimo componimento, di cui riportiamo le ultime strofe nella traduzione di Franco Fortini, l’autore elenca tutti i luoghi, concreti e non, in cui sogna di scrivere il nome di una misteriosa creatura bramata. Questa viene però nominata apertamente solo nell’ultimo, potente verso: si tratta della Libertà. La parola è seguita da un punto fermo – l’unico segno di punteggiatura presente nella poesia –, come a sottolineare che la libertà non può e non deve ammettere repliche.

Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Sulle mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome

Sull’assenza che non chiede
Sulla nuda solitudine
Sui gradini della morte
Scrivo il tuo nome

Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Sull’immemore speranza
Scrivo il tuo nome

E in virtù d’una Parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti

Libertà.

Siamo una generazione fortunata, nata nell’epoca giusta: la guerra, noi non l’abbiamo mai conosciuta, se non dai libri di storia o dai racconti dei nonni. Forse fino a qualche settimana fa una poesia del genere ci avrebbe colpito, ma non troppo. Oggi per la prima volta siamo noi a essere privati della libertà, che davamo per scontata da sempre e che proprio per questo ci manca come l’aria. Oggi rileggere Libertà di Éluard ha tutt’altro sapore.

Scelta da Francesca Cerutti


«Itaca» (Constantinos Kavafis)

È il 1911 quando il tormentato poeta greco Constantinos Kavafis scrive una delle sue liriche più famose, Itaca, di cui riportiamo alcuni versi nella traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi:

[…] Devi augurarti che la strada sia lunga
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti — finalmente e con che gioia —
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va’ in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti. […]

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa’ che duri a lungo, per anni…

Quello che leggiamo è un componimento sulla Vita, intesa come viaggio, in cui siamo tutti Odisseo, il viaggiatore per antonomasia, delle nostre esistenze. Itaca è un “ultraluogo”, è la meta ma anche la metafora del viaggio stesso, durante il quale dobbiamo affrontare pericoli e paure, ma, soprattutto, dobbiamo imparare, perché, secondo Kavafis, è questo il senso della nostra Vita: la conoscenza. Avere sempre in mente un obbiettivo da raggiungere, uno scopo da perseguire, è assolutamente essenziale, e salvifico, nella vita di ogni individuo; per farlo è necessario credere in sé stessi, perché dubbi, paure, esitazioni e incertezze potrebbero rivelarsi inutili o, peggio, fatali.

Durante questo percorso è consigliabile non bruciare le tappe perché, tanto più sarà lungo e ricco di avvenimenti, tanto più significativo sarà anche il traguardo raggiunto. Banditi devono essere gli arrivismi e le scorciatoie, che sembrano agevolarci, ma che ci priverebbero di tanta parte del nostro viaggio e di tutti quei risvolti, positivi e negativi, che ci cambieranno, condizioneranno e che finiranno per costituire quel bagaglio per ottenere il quale abbiamo tanto viaggiato.

Scelta da Federica Funaro


«Il tempo dilazionato» (Ingeborg Bachmann)

Il tempo dilazionato di Ingeborg Bachmann è inclusa nell’omonima raccolta di poesie della poetessa austriaca, pubblicata nel 1953 nel periodo che trascorse in Italia a Ischia, Roma e Napoli dal 1953 al 1957. È stata composta in un periodo cruciale della storia d’Europa, specie per la Germania e l’Austria, alle prese con una ricostruzione difficile per il passato del nazismo ancora presente e non del tutto superato.

Attraverso la fine di una storia d’amore e un paesaggio naturale minacciato dall’arrivo dei «giorni più duri», Il tempo dilazionato è l’appello dell’autrice a non voltarsi indietro e a prendere quelle decisioni che servono a costruire un mondo migliore, basato sul superamento di un passato violento, quello del nazismo, ma anche sulla ricerca di una voce autentica per le donne, ancora sopraffatte dall’autorità degli uomini. Un mondo, dove si ha armonia con gli altri e con il proprio vissuto. Proponiamo alcuni versi della traduzione italiana della poesia e un link che rimanda al video di una lettura a voce alta del testo in tedesco:

S’avanzano giorni più duri.
Il tempo dilazionato e revocabile
già appare all’orizzonte. […]

Laggiù l’amata ti sprofonda nella sabbia,
che le sale ai capelli tesi al vento,
le tronca la parola,
le comanda di tacere
la trova mortale
e proclive all’addio
dopo ogni amplesso.

Non ti guardare intorno.
Allacciati le scarpe.
Rimanda indietro i cani.
Getta in mare i pesci.
Spengi i lupini!

S’avanzano giorni più duri.

Scelta da Alberto Paolo Palumbo


«Quando Dio creò l’amore» (Charles Bukowski)

Romanticamente Bukowskiana, Quando Dio creò l’amore è una poesia piena di sentimento che elogia la sensualità della donna e lo fa nel modo diretto, strano e meraviglioso tipico dello scrittore americano. In tono quasi biblico, Bukowski sembra davvero sapere come è stato ideato il grande disegno divino e il messaggio che ci arriva è questo: Dio, hai fatto tante sciocchezze, ma la donna è il tuo capolavoro e quindi ti perdoniamo tutto. Di seguito, alcuni versi:

Quando Dio creò l’amore non ci ha aiutato molto […]
quando creò la giraffa era ubriaco
quando creò i narcotici era su di giri
e quando creò il suicidio era a terra

Quando creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo

Ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
face tutto il Suo Sacro Universo.

Scelta da Azzurra Bergamo


«Finestre alte» (Philip Larkin)

Quando vedo una coppia di ragazzi
e penso che lui se la scopa e che lei
prende la pillola o si mette il diaframma,
so che questo è il paradiso

che ogni vecchio ha sognato per tutta la vita –
legami e gesti messi da parte
come una mietitrebbia arrugginita,
e ogni giovane che va giù per lo scivolo

di una felicità senza fine. Chissà
se qualcuno osservandomi, quarant’anni fa,
ha pensato: Quella sarà la vita […]

E all’improvviso

non una parola viene, ma il pensiero di finestre alte…

C’è da dire qualcosa, se non che è la poesia più bella che abbiate mai letto fino ad ora? Confessatelo, su. Scherzi a parte, leggendo Larkin si rimpiange soltanto che a scuola non s’insegnino oltre ai Classici anche questi maestri meno frequentati, che si scoprono su consiglio o per via indiretta. Questo è un elogio, un’apologia del sesso che pur restando tale nel suscitare immagini, non scade nella pornografia. L’atto, fuori da ogni costringimento, che sia fisico o morale, si consuma in questi versi come l’incedere silenzioso del tempo, una mela che cade, un cervo che rientra nella foresta – si consuma con quella naturalezza del gesto primitivo, ritorna alla naturalezza del gesto primitivo, che non può che istoriarsi sotto forma d’immagine del paradiso. È il paradiso. Dove dentro e fuori sono lo stesso, dove il silenzio è la musica più alta, il cielo è il suo stesso colore azzurro e la fine, la morte è scongiurata e risolta nell’eternità.

Scelta da Giovanni Fava


Immagine in copertina: Photo by Sincerely Media on Unsplash

 

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Redazione
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